Resistenza non violenta (anche) in Palestina

Ieri ho partecipato ad un incontro, organizzato nell’ambito del “Natale dei Popoli” di Rovereto, dove son state invitate a parlare alcune esponenti di quella che, con un termine molto in voga negli ultimi tempi, viene definita la società civile. Cioè erano rappresentanti donne di alcune cooperative operanti a At-Tuwani, villaggio palestinese situato a sud della città di Hebron. Assieme a loro erano presenti alcuni volontari dell’Operazione Colomba, che hanno svolto il loro servizio in quei posti, tra quelle persone. Questi ragazzi son stati i primi a parlare, raccontando la loro esperienza in Terra palestinese.É stata poi la volta del sindaco di quella comunità palestinese e di due donne rappresentanti delle cooperative. Hanno raccontato la loro vita, come resistono all’occupazione e come questa si articola in più forme che non sono solo le violenze militari, ma sono anche, per esempio, i blocchi ai lavori pubblici (acqua e elettricità) ed tanti sopprusi quotidiani.La cosa che più mi ha colpito della chiacchierata è stata la spiegazione dell’esistenza di una rete ampia e diffusa in tutto il Paese di associazioni che praticano una resistenza non violenta all’occupazione israeliana. Una notizia, questa, che fa ben sperare per il futuro di quell zona del mondo dilaniata dalle guerre, ma che fa anche arrabbiare ulteriormente contro i media nostrani, sempre e solo interessati a mostrare la resistanza palestinese come offensiva ed estremamente violenta per giustificare sempre e comunque le sproporzionate reazioni israeliane, non da ultima, la recentissima Operazione Pilastro di Difesa (detta anche Operazione Colonna di Nuvola).

Questo è il link al blog su ciò che accade ad At-Tuwani.

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#RECENSIONE // Falqui Massidda – Germania, perdono

 Guido Falqui Massidda 
GERMANIA, PERDONO
Brevissimo libricino, sole 53 pagine, ma intenso.
Ignorando volutamente le colpe tedesche perpetrate durante il regime nazista sia contro gli ebrei sia contro le popolazioni dei Paesi occupati, l’autore riflette su quello che i tedeschi hanno subito, sopratutto la popolazione civile, dall’inoltrato ’44 al primo triennio dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Violenze fisiche alle quali si somma la violenza sociale, psicologica di uno Stato diviso in due per quarant’anni.
Falqui Massidda chiede dunque perdono, un perdono per le donne stuprate, i bambini uccisi, gli uomini mutilati, violenze che dovettero essere ingoiate e dimenticate per realpolitik alla fine della guerra mondiale. Chiede così perdono, un perdono dai toni cristiani, quello del porgere l’altra guancia. Milioni di persone, civili inermi, hanno subito atroci violenze senza che mai queste venissero riconosciute pubblicamente o che ne iniziasse un dibattito pubblico. Tutto, come accennato prima, per motivi di politica: poteva forse la Germania dell’Est rinfacciare qualcosa all’alleato polacco o sovietico? Impossibile. Potevano forse i tedeschi dell’ovest chiedere giustizia per i bombardamenti a tappeto, per la distruzione di Dresda?
Anche la ricerca storica ha tardato ad affrontare questi temi, lasciati così in balia degli estremisti o dell’oblio del tempo, creando lacerazioni e divisioni latenti tra popolazioni e nelle stesse persone coinvolte. La ricerca storica però affronta il problema da un altro punto di vista rispetto al Massidda. Lo sguardo storico riconosce enormi patimenti alle popolazioni tedesche ma queste subirono solo ciò che provocarono: chi semina vento raccoglie tempesta, dice la Bibbia ( a tal proposito invito chi fosse interessato a guardare su youtube la lezione del prof. Corni sugli spostamenti forzati di popolazioni nel periodo affrontato dal Massidda sopratutto per la riflessione sul mondo tedesco, oppure la lettura del suo libro “Popoli in movimento” – da me qui recensito).
Falqui Massidda come accennavo all’inizio chiede un perdono cristiano, quello del porgere l’altra guancia, indifferente ai torti o alle offese subite. Una donna violentata è una donna violentata, così come un bambino ucciso è un bambino ucciso a prescindere dall’etnica, dalla nazionalità, dalle colpe dei padri o dei governanti.
 
GIUDIZIO:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Guido Falqui Massidda
TITOLO:  Germania, perdono
CASA EDITRICE: Nicolodi
N° PAGINE: 53
ANNO DI EDIZIONE: 2007