Esperimenti atomici

“Si vis pacem, pare bellum”… se vuoi la pace prepare la guerra recitavano gli antichi.

Il video Trinity, che ho postato qua sotto, rappresenta tutte le esplosioni atomiche sulla Terra in ordine cronologico, a partire dalla prima bomba, appunto Trinity, esplosa nel deserto di Almogordo (USA) il 16 luglio 1945 fino ai test nordcoreani della seconda metà degli anni 2000 per un totale di 2153 bombe esplose: 33 all’anno!!

 

 

 

[info dell’autore dalla pagina Vimeo del video

Visualization of nuclear detonations from 1945 to present.

Atmospheric: red
Underground: yellow
Underwater: blue

By Orbital Mechanics (orbitalmechanics.io)

Code / Visuals: Ehsan Rezaie
Sound: Phil Rochefort & Patrick Trudeau]

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Šalamov e il Gulag

“L’essenziale non è qui, ma nella corruzione della mente e del cuore, quando giorno dopo giorno l’immensa maggioranza delle persone capisce sempre più chiaramente che in fin dei conti si può vivere senza carne, senza zucchero, senza abiti, senza scarpe, ma anche senza onore, senza coscenza, senza amore né senso del dovere. Tutto viene a nudo, e l’ultimo denudamento è tremendo. La mente sconvolta, già attaccata dalla follia, si aggrappa all’idea di “salvare la vita” grazie al geniale sistema di ricompense e sanzioni che le viene proposto. Questo sistema è stato concepito in modo empirico, giacché è impossibile credere all’esistenza di un genio capace di inventarlo da solo e d’un sol colpo. […] Giacché non v’è una sola costruzione importante che sia stata portata a termine senza detenuti, persone la cui vita non è che un’ininterrotta catena di umiliazioni, la nostra epoca è riuscita a far dimenticare all’uomo che è un essere umano…”
(Varlam Šalamov, I racconti della Kolyma, Adelphi, p. 630)

 

Il pezzo proposto è un estratto di una lettera dell’autore sovietico Varlam Tichonovič Šalamov (1907 – 1982) a Boris Pasternak (l’autore de Il Dottor Živago, vincitore poi del premio Nobel per la letteratura nel 1958). Šalamov trascorse diciasette anni nei lager sovietici. La maggior parte di questi anni li passò nella Kolyma, una delle regioni più orientali dell’Urss e dell’odierna Russia, e anche una delle regioni più ricche di materie prime. La Kolyma fu perciò trasformata in un unica grande regione concentrazionaria, dove i detenuti vivevano oltre ogni limite del concetto di umanità, ben evidenziato dalla profonda riflessione di  Šalamov.

Finalmente uscito, ma mai del tutto libero, nel 1956 lavorò nel ventennio successivo alla scrittura delle sue memorie del periodo passato nell’arcipelago Gulag (come lo definì Solženicyn nella sua opera), uscite con il nome I racconti della Kolyma (qui ne parlo).

Satira e vignettistica sovietica

da Gian Pietro Piretto, Il radioso avvenire. Mitologie culturali sovietiche, 2001, Einaudi, Torino.

Totalitarismo: alcune definizioni

  • Esiste un primo significato di totalitarismo sul quale, a grandi linee, le scienze sociali e le scienze politiche oggi hanno trovato un accordo. Riferito soltanto ai regimi del Novecento, esso designa un universo politico in cui un unico partito ha conquistato il monopolio del potere statale, ha assoggettato l’intera società, ricorrendo a un uso capillare e terroristico della violenza e conferendo un ruolo centrale all’ideologia. […] Più problematico è semmai trovare un accordo su quali tra queste esperienze possano essere definite totalitarie.
    (S. Forti, Il totalitarismo, Laterza, Bari, 2001, pp. V-VI)
  • Quello che noi chiamiamo stile fascista fu solo il momento culminante di una «nuova politica» fondata sull’idea di sovranità popolare nata nel secolo XVIII. […] Questo vago concetto di sovranità popolate trovò una definizione più precisa in quello che Rousseau chiamò la «volontà generale», che si realizza solo quando tutto il popolo agisce come se fosse riunito in assemblea e quando si manifesta perciò attivamente il carattere dell’uomo in quanto cittadino. La volontà generale divenne una religione laica, il culto del popolo per se stesso, e la nuova politica si prefisse il compito di regolare e di dare forma a questo culto. […] Il culto del popolo divenne così il culto della nazione e la nuova politica cercò di esprimere questa unità con la creazione di, uno stile politico che divenne, in pratica, una religione laica.
    Come si giunse a ciò? Facendo ricorso, all’affacciarsi del secolo XIX, a miti e a simboli, ed elaborando una liturgia che avrebbe permesso al popolo di partecipare al culto. Fu il concetto stesso di volontà generale che portò alla creazione dei miti e dei loro simboli e la nuova-politica cercò di spingere il popolo a partecipare attivamente alla mistica nazionale attraverso riti e cerimonie, miti e simboli, che davano un’espressione concreta al concetto di volontà generale.
    (G. Mosse, La nazionalizzazione delle masse. Simbolismo politico e movimenti di massa in Germania (1815 – 1933), il Mulino, Bologna, 1984, pp. 25-26) Continua a leggere

#RECENSIONE // Falqui Massidda – Germania, perdono

 Guido Falqui Massidda 
GERMANIA, PERDONO
Brevissimo libricino, sole 53 pagine, ma intenso.
Ignorando volutamente le colpe tedesche perpetrate durante il regime nazista sia contro gli ebrei sia contro le popolazioni dei Paesi occupati, l’autore riflette su quello che i tedeschi hanno subito, sopratutto la popolazione civile, dall’inoltrato ’44 al primo triennio dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Violenze fisiche alle quali si somma la violenza sociale, psicologica di uno Stato diviso in due per quarant’anni.
Falqui Massidda chiede dunque perdono, un perdono per le donne stuprate, i bambini uccisi, gli uomini mutilati, violenze che dovettero essere ingoiate e dimenticate per realpolitik alla fine della guerra mondiale. Chiede così perdono, un perdono dai toni cristiani, quello del porgere l’altra guancia. Milioni di persone, civili inermi, hanno subito atroci violenze senza che mai queste venissero riconosciute pubblicamente o che ne iniziasse un dibattito pubblico. Tutto, come accennato prima, per motivi di politica: poteva forse la Germania dell’Est rinfacciare qualcosa all’alleato polacco o sovietico? Impossibile. Potevano forse i tedeschi dell’ovest chiedere giustizia per i bombardamenti a tappeto, per la distruzione di Dresda?
Anche la ricerca storica ha tardato ad affrontare questi temi, lasciati così in balia degli estremisti o dell’oblio del tempo, creando lacerazioni e divisioni latenti tra popolazioni e nelle stesse persone coinvolte. La ricerca storica però affronta il problema da un altro punto di vista rispetto al Massidda. Lo sguardo storico riconosce enormi patimenti alle popolazioni tedesche ma queste subirono solo ciò che provocarono: chi semina vento raccoglie tempesta, dice la Bibbia ( a tal proposito invito chi fosse interessato a guardare su youtube la lezione del prof. Corni sugli spostamenti forzati di popolazioni nel periodo affrontato dal Massidda sopratutto per la riflessione sul mondo tedesco, oppure la lettura del suo libro “Popoli in movimento” – da me qui recensito).
Falqui Massidda come accennavo all’inizio chiede un perdono cristiano, quello del porgere l’altra guancia, indifferente ai torti o alle offese subite. Una donna violentata è una donna violentata, così come un bambino ucciso è un bambino ucciso a prescindere dall’etnica, dalla nazionalità, dalle colpe dei padri o dei governanti.
 
GIUDIZIO:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Guido Falqui Massidda
TITOLO:  Germania, perdono
CASA EDITRICE: Nicolodi
N° PAGINE: 53
ANNO DI EDIZIONE: 2007

#RECENSIONE // Graziosi – Storia dell’Unione Sovietica

Andrea Graziosi
L’Urss dal trionfo al degrado.
Storia dell’Unione sovietica. 1945 – 1991

E’ una monumentale storia dell’Unione sovietica dalla fine della seconda guerra mondiale alla sua caduta, frutti di anni di lavoro di ricerca (vi è persino un saggio bibliografico alla conclusione del libro con alcune delle opere usate per la stesura del manuale e i link alla pagine internet con bibliografie ancora più estese!)

Nulla quindi è lasciato al caso: nomi, date, luoghi, citazioni, dati in abbondanza. Forse sulla cartine si poteva fare qualcosa in più, e pure qualche immagine per raccapezzarsi tra gli innumerevoli personaggi avrebbe fatto comodo. Ma, in ogni caso, il corposo indice dei nomi finale è più che sufficiente per orientarsi in tale sovrabbondanza di persona e informazioni.
Per chi volesse avventurarsi nello studio dell’Unione sovietica post-seconda guerra mondiale, questo manuale di Graziosi corrisponde ad un validissimo punto di partenza per i suoi spunti, stimoli e per la sua completezza.Proprio la completezza e la puntualità, però, a volte fa risultare la lettura difficile e lenta: i capitoli ricchi di statistiche (anche le più minuziose) risultano ostici da digerire, come la già detta sovrabbondanza di nomi.L’attenzione ai fatti è puramente incentrata sul colosso statuale sovietico: l’occhio dello storico non si sposta da e anche eventi importanti che accadano nel vicino “impero esterno” (le repubbliche socialiste dell’Europa dell’est) vengono tratteggiati secondo ciò che il Politburo del Pcus decide; clamoroso in questo senso, mi è parso, è come viene analizzata la Primavera di Praga.Questo però permette di “risparmiare” pagine per dedicarle all’analisi della vita quotidiana dei sovietici, le condizioni di vita, gli sviluppi, le speranza. Pagine estremamente interessanti e pregnanti, sopratutto in contesto statuale dove il cittadino-proletario doveva trovare una sorta di Paese della cuccagna.

GIUDIZIO:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Andrea Graziosi
TITOLO: L’Urss dal trionfo al degrado. Storia dell’Unione sovietica. 1945 – 1991
CASA EDITRICE: il Mulino
N° PAGINE: 740
ANNO DI EDIZIONE: 2008

#RECENSIONE // Graziosi – L’Urss in 209 citazioni

Andrea Graziosi  
L’Unione sovietica in 209 citazioni

Vuoi saperne di più sulla storia dell’Unione sovietica? Vuoi informarti di storia senza dover prendere per mano un “mattone”? Vuoi affrontare un periodo complesso, politicamente intrigante e contraddittorio, senza dover leggere i soliti “polpettoni” storiografici?
 
Beh, questo libro fa per te! 
Semplice, veloce e completo.
Questo volume raccoglie una selezione delle più pregnanti e significative citazioni (frasi, dialoghi…) fatte da personaggi sovietici (politici, scrittori, studiosi, militari…) e non, tutte con al centro il “sistema Urss”.
Ogni citazione è poi commentata in nota, con spiegazione dell’autore e del contenuto, in relazione al periodo storico in cui venne pronunciata o al periodo storico alla quale si riferisce.
Così il libro può essere letto su almeno due livelli: il dedicarsi alla singola citazione di per sé stessa oppure l’approfondire sfruttando le varie note ben chiarificatrici. Oltre a questo, l’essere sia un libro di storia ma anche una raccolta di frasi, permette un’ulteriore scelta nella modalità di lettura: o una lettura integrale, seguendo l’ordine cronologico degli eventi o sbirciando qua e la, sfogliando le pagine cercando la voce più interessante.Il libro quindi è sia un utile strumento di ricerca storica ma anche un’interessante raccolta per gli appassionati del passato, e nello specifico, del Novecento sovietico.
Un’obiezione al testo può essere fatta sul piano della scelta delle citazioni proposte. 209 sono un numero indicativo, scelte soggettivamente dall’autore; ma appunto questa soggettività pone il problema dell’obbiettività storica delle frasi proposte ai lettori. Argomenti come quelli presentati nel libro sono tra i più inflazionati nelle letterature partitiche e faziose da decenni, chi mi assicura dell’obbiettività delle scelte fatte da Graziosi? Dal canto mio non posso che spezzare una lancia in favore dell’autore. L’Unione Sovietica in 209 citazioni è realizzato mentre Graziosi stava realizzando la sua monumentale Storia dell’Unione Sovietica ( due volumi per circa 1300 pagine, di cui almeno 250 di bibliografia); le citazioni sono così parte di una enorme lavorio storico e di ricerca e, proprio per questo enorme lavorio, non possono che rappresentare meglio di altre la vita dell’Unione Sovietica. Oltretutto le note sono ben corpose e ricche di rimandi a molti testi dedicati all’argomento della citazione, fornendo tutte le basi per una corretta ricerca storica. Per quanto la mia sia una difesa debole, non penso si possa accusare Graziosi di parzialità (questo poi è estremamente evidente nella Storia dell’Unione Sovietica, dove anche la statistica più curiosa – magari superficiale – viene riportata con tanto di commenti e bibliografia specifica).
 
Tirando le somme, questo libro si presenta come l’ideale per chi voglia affrontare un problema storico complesso come il sistema comunista senza avventurarsi in testi difficili, con gli evidenti problemi di natura politica che incorrono in molte riflessioni su questo argomento. In questo libro parlano, in sostanza, solo le parole; bastano ed avanzano.

GIUDIZIO:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Andrea Graziosi
TITOLO: L’Unione Sovietica in 209 citazioni
CASA EDITRICE: il Mulino
N° PAGINE: 201
ANNO DI EDIZIONE:2006