No al Giro di padania!

Commento che ho postato sul sito del quotidiano l’Adige in calce ad uno vari articoli che sono usciti per il sopraggiungere del Giro di padania a Rovereto e in Trentino.

Non si può negare che, in un periodo di crisi economica come questo, il transito della carovana ciclistica nella provincia non possa che portare ulteriore visibilità alla stessa. Oltre alle decine di corridori (nazionali e non) e gli altri componenti dei team che vedranno in prima persona alcune zone della provincia, la diretta TV trasmetterà su diversi canali le immagini della nostra provincia.Questa visibilità deve esser, a parer mio, sfruttata non solo per la promozione del Trentino ma per protestare contro una palese strumentalizzazione dello sport a fini propagandistici, contro un partito che non solo propina l’incostituzionale secessione di una parte d’Italia, ma che diffonde anti-ideali come, in primo luogo, il razzismo.
PS: ma perché voi tiroleseggianti dovete tirare in ballo il Tirolo anche quando si parla di padania e razzismo? Siete un po’ monotematici. Oltretutto, dite no al Giro della padania perché qui è Tirolo, ma allora perché non protestate quando passa da queste parti il Giro d’Italia?

Link all’articolo

Annunci

Curiosità dagli archivi

Ogni tanto il lavoro dello storico ci mette davanti a strani casi, anche comici alle volte. Ed è quello che è capitato a me oggi pomeriggio, mentre stavo studiando alcune carte conservate nell’Archivio Storico del Comune di Roverto, per il tirocinio universitario.
In una cartella contenente documentazione riguardante i prestiti di guerra (siamo nel 1914, prima guerra mondiale quindi), mi sono imbattuto in quattro volantini/manifesti da appendere per le strade, conservati in tre colori diversi. Fin qui nulla di strano. Si tratta di un appello alla popolazione trentina “per i nostri soldati in campo“, firmata dalle maggiori personalità dell’epoca, il vescovo Endrici, alcuni deputati, il podestà di Trento Zippel, il podestà di Rovereto Malfatti, e altri, per un totale di quindici personalità.

La cosa strana però, è che i tre colori conservati, erano il verde, il bianco e il rosso: i colori del tricolore italiano. Non appena me li son trovati davanti mi son messo a ridere. In piena prima guerra mondiale, con i propri soldati al fronte, i manifesti per raccogliere denaro, alimenti, vestiario e quant’altro che servisse ai propri compagni al fronte erano stati affissi con i colori del tricolore italiano, in un periodo in cui i rapporti di buon vicinato erano sostanzialmente rotti.

Ora, cercando di non commentare con una retorica faziosamente nazionalista, dubito fortemente che i manifesti siano stati affissi per le strade con la sequenza classica del tricolore italiano (verde, bianco, rosso) anche perchè Rovereto era piena di caserme e quindi di soldati austriaci (e due di queste caserme erano sulla via per diventare prigioni per prigionieri russi). Dubito altresì che si siano messi a stampare voltantini in molteplici colori. Sono propenso a credere che i volantini conservati siano effettivamente quelli stampati (nel senso dei colori), anche per la evidente calamiticità di quei colori all’occhio umano: una macchia verde o rossa o bianca su un muro la noti. Penso anche che motivazioni irredentiste siano poco probabili (nonostante la larga presenza, tra i firmatari, di personalità legate all’autonomismo trentino – che per l’epoca voleva dire staccarsi da Innsbruck come provincia autonoma) appunto per la larga presenza militare in città (infatti non so se negli altri centri provinciali siano ancora conservati questi documenti, ne, nel caso, i loro colori).

Può anche essere che, a guerra finita, passati all’Italia, qualche funzionario abbia deciso di ingraziarsi le nuove autorità gettando i manifesti di diverso colore dal tricolore; ma di ciò dubito fortemente. La mole di materiale conservato non consentiva di certo di andare a sfogliare gli archivi alla ricerca di volantini di colore non patriottico, ne poi, hanno tutto questo valore da dover per forza lasciare un tricolore nella cartella.

Lascio la fotografia dei manifesti (è stata scattata col mio cellulare, per cui scusate la qualità non ottimale)