Identità e l’oggi: pensieri sparsi

La psicologia sociale ci dice che un gruppo per identificarsi, oltre ad aver norme condivise, si contrappone ad un altro gruppo. Grazie alla cosiddetta teoria di campo di Kurt Lewin, possiamo trasporre questa breve definizione anche alle singole persone. Abbiamo così una persona che per definirsi, si confronta con le proprie idee (= norme condivise) ma anche con altre persone persone, siano esse singole, siano esse gruppi.

Ora, a parte calciopoli {“La sinistra ha messo le mani sul calcio” [Berlusconi]; “uso politico della giustizia sportiva contro Berlusconi” [Bertolini, FI]; “La nomina di Borrelli è un’operazione politica contro Berlusconi” [Rotondi]; “Se Borrelli farà del calcio italiano quello che ha fatto alla politica, sarà la fine del calcio italiano” [Pecorella, ps: Borrelli diresse il pool di Mani Pulite];  “Mandano la Juve in C per poter mandare il Milan in B” [Cicchitto] (Barbacetto, Gomez, Travaglio, Mani Sporche, pp 619-641)}, il calcio italiano era sempre stato salvato dai teoremi berlusconiani, era ed è solo stato usato in modo propagandistico per recuperare consenso (vedi Kakà nell’inverno 2008/09 o Ibrahimovic adesso). Ma domenica, dopo la partita persa dal Milan a Cesena contro la squadra di casa per 2 a 0, con due gol annullati a Pato (uno per fallo di mano, giusto, l’altro per un fuorigioco, dubbio) e un rigore sbagliato da Ibrahimovic, il presidente della squadra, nonché presidente del Consiglio dei Ministri, ha dichiarato che gli “arbitri erano di sinistra”, rievocando il mitico suo nemico che l’aiuta a ricordarsi chi è, ora che il nuovo nemico è Fini, che comunista proprio non è. Già, perchè, tornando alla definizione d’apertura, Berlsconi ha sempre più bisogno di ricordarsi chi è, distinguendosi da degli altri, definiti genericamente “comunisti” o “di/la sinistra”, entrambe razze in via d’estinzione in Italia; probabilmente ormai l’età (settantaquattro anni) inizia a farsi sentire. Anche perché queste due categorie non esistono per due semplici motivi, o sono state corrose dalla Prima repubblica oppure, quelli rimasti più “puri”, distrutti dall’89-91 e dalla fine di un sogno. Ci sono poi i D’Alema, classico esempio di comunista sovietico esportato all’estero: penso che il Massimo in Urss avrebbe potuto fare carriera, vista la sua sete di potere e la sua capacità di intrecciare complotti e trame, contro i propri alleati.

Tornando al punto che voglio cogliere, ho notato che è saltato il concetto di identià, sia a livello sociale che a livello politico, con il secondo che influenza molto più il primo di quanto possa accadere a sensi invertiti.
Il buon Silvio non è che il massimo esponente di questa crisi. Lui non ha, ne fa politica, ma vede solo nemici suoi e del suo gruppo (dei pari, citando ancora la psicologia sociale) e da questi nemici cerca di salvarsi, anzi cerca sopratutto di distinguersi nel modo più dirompente possibile: ecco dunque il Silvio donnaiolo contrapposto al Marrazzo che va a trans (sto aspettando ancora le frecciate verso Vendola, ma li ci pensano i suoi [vedi Pd] a linciarlo); ecco dunque il Silvio che ama solo le belle donne e insulta la Bindi in televisione (“più bella che intelligente”) ed ecco il Silvio Barzellettiere (cit. da Nonciclopedia) contro la sinistra intellettuale dei salotti e delle fondazioni.

E anche la società li va dietro, aumentando i contrasti sociali, dividendosi in gruppi sempre più piccoli e riottosi alla comunicazione con gli altri. Un esempio su tutti: la Lega Nord. Dal di fuori può sembrare uno dei tanti movimenti autonomisti-indipendentisti presenti in tutt’Italia (ne abbiamo a bizzeffe pure qua in Trentino – vedi Patt), ma al suo interno ha molte, troppe anime che, nell’ipotesi della realizzazione del loro progetto secessionista, scoppieranno. Già, perché è risaputo che Milano nel medioevo distruggeva i comuni-città  che le si opponevano (cioè stavano con l’Imperatore), è risaputo che Venezia dominava anche il Bresciano. Solo per citare due esempi. Questi appena ottenuta l’indipendenza ritireranno subito fuori i vecchi rancori o vecchie storie falsificando la storia o interpretandola volutamente di parte, ripristinando vecchi dissidi e contrasti, trasformando la Padania in un mosaico di enti autonomi che neanche l’Italia medievale conosceva.

Occorre quindi che la politica ritrovi idee chiare e certe, ritrovi la politica. Ho preso in esempio Berlusconi e la Lega perchè sono gli esempi più lampanti, ma lo stesso PD sta subendo la stessa cosa. Il crollo della Prima repubblica e del Muro ha prodotto un grandissimo spaesamento nel nostro paese, più che negli altri Stati occidentali, perchè noi vivevamo sul binomio Usa-Urss e ad un certo punto ci siam persi per strada. L’idea Unione Europea è difficile poi da accettare per noi, stato di campanilisti. Per cui, in periodi di crisi la nostra risposta è stato un ritorno alle tradizioni in senso vecchio e stantio, mitizzandole e usandole per autoidentificarsi e indicando tutti gli altri come nemici e diversi e non usando le antiche tradizioni come mezzo culturale per crescere e sviluppare un vivere comune migliore.
Ha questo deve operare la politica agli alti livelli, trovare idee nuove e rilanciarle nel paese facendo da motore d’avviamento, per ridare convinzioni e sicurezze a tutti gli italiani.

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