Sofferenza

“E in verità non c’era nulla sulla terra di più importante della sofferenza d’un bambino e dell’orrore che tale sofferenza porta con sé e delle ragioni che bisogna trovarle.”

(Albert Camus, La peste)

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#RECENSIONE // Caldwell – La via del tabacco

Erskine P. Caldwell
La via del tabacco
La via del tabacco fa parte di quel ciclo dei “vinti” incentrato sui contadini degli stati del Sud degli USA (la storia è ambientata in Georgia), contadini distrutti dalla crisi economica del 1929. 
Non c’è speranza per loro e per il loro mondo, l’alternativa è la fuga; a chi rimane spetta una vita di stenti e di miseria. E la famiglia protagonista è una di quelle famiglie che ha deciso di rimanere, una famiglia immersa nella miseria.Il concetto però di “famiglia” pare quasi eccessivo per questa qua. Il capofamiglia vede fuggire verso la sicurezza di un salario in fabbrica tutti i propri figli (tranne due, uno troppo giovane e stupido, e una troppo brutta), che decidono di troncare definitivamente i rapporti con i genitori e il resto della famiglia. Quasi una metafora del mondo nuovo che deve staccarsi dal passato e dalla tradizione famigliare.In effetti, in Tobacco Road si può leggere lo scontro tra il tradizionalismo contadino e il progresso. Il primo, con i suoi lenti ritmi legati alla natura, un tradizionalismo anche razzista (un razzismo non scientifico, ma buontempone dove sono quasi i “negri” ad averla vinta); il secondo, il progresso, è incarnato dai figli fuggiti, che han voltato le spalle ad un passato che si raffigura nell’immagine del padre, figli che scappano via come se questo fosse un appestato. 
Qui sta anche la cruda tristezza del racconto: le tradizioni vecchie di generazioni diventano fumo davanti al progressivo divampare delle fiamme della tecnologia e del progresso. Anche il mondo contadino dovrà aggiornarsi o perirà bruciando dalle sue stesse fiamme d’ardore verso i bei tempi andati.

GIUDIZIO:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Erskine Preston Caldwell
TITOLO:  La via del tabacco
CASA EDITRICE: deAgostini
N° PAGINE: 215
ANNO DI EDIZIONE: 1985 (ed. or. 1932)

#RECENSIONE // Mike Davis – Il Pianeta degli Slums

 Mike Davis – Il Pianeta degli Slums

Baraccopoli, favelas, new town, campi profughi. Nel mondo ci sono vari modi per chiamare gli slums, ovvero gli insediamenti informali caratterizzati da un’altissima densità umana e dalla pressoché assoluta mancanza di servizi.
Non si tratta però di un classico fenomeno da “Terzo mondo”, ma gli slums si possono trovare anche nel più sviluppato mondo Occidentale (nella devizione di slums finisce pure il famigerato rione Scampia di Napoli).

Questo libro di M. Davis fa luce su questo grave problema della società globale, conseguenza immediata della sempre più crescente industrializzazione del globo terrestre. Leggendo questo saggio si vanno a comprendere anche le cause delle costanti migrazioni dai paesi poveri verso quelli ricchi, perché lo sviluppo e la proliferazione degli slums va a braccetto con lo sviluppo e la proliferazione della criminalità organizzata (vedi appunto la camorra a Scampia, o gruppi presenti nelle favelas brasiliane).

Dal letame nascono i fior” diceva de André dando la speranza anche a chi sembra non averne. Davis no. La sua analisi ricchissima di dati va a concludersi con uno scenario che si avvicina al catastrofismo: l’uomo per bene, abituato ai suoi luoghi sicuri, tranquilli, abituato alle villette, agli spazi verdi finirà per scontrarsi con chi non vive che in immense baraccopoli senza nulla.