Il Sultano e San Francesco. Non possiamo rinunciare alla speranza.

fonte

Leggere questo scritto richiede circa 20 minuti. Tempo che, ve ne renderete conto una volta finita la lettura, raramente avete investito così bene. Se vogliamo farci una nostra idea e opinione sui fatti che purtroppo oggi tornano d’attualità (terrorismo, Islam, ecc), credo sia giusto e necessario cercare di avere una visione a 360 gradi, senza chiudersi in quel girone di odio, intolleranza e vendetta, dove politici, mass media e il nostro stesso istinto umano, ci trascinano. E se non si ha la pazienza di leggere un testo del genere, non bisogna nemmeno avere l’arroganza di commentare i fatti in questione.

Questa è la lettera aperta di Tiziano Terzani datata ottobre 2001, in risposta all’articolo “La rabbia e l’orgoglio” di Oriana Fallaci, che la scrittrice aveva pubblicato all’indomani dell’attacco alle Torri Gemelle dell’11 settembre. Buona lettura ma soprattutto, buona riflessione. Continua a leggere

Esperimenti atomici

“Si vis pacem, pare bellum”… se vuoi la pace prepare la guerra recitavano gli antichi.

Il video Trinity, che ho postato qua sotto, rappresenta tutte le esplosioni atomiche sulla Terra in ordine cronologico, a partire dalla prima bomba, appunto Trinity, esplosa nel deserto di Almogordo (USA) il 16 luglio 1945 fino ai test nordcoreani della seconda metà degli anni 2000 per un totale di 2153 bombe esplose: 33 all’anno!!

 

 

 

[info dell’autore dalla pagina Vimeo del video

Visualization of nuclear detonations from 1945 to present.

Atmospheric: red
Underground: yellow
Underwater: blue

By Orbital Mechanics (orbitalmechanics.io)

Code / Visuals: Ehsan Rezaie
Sound: Phil Rochefort & Patrick Trudeau]

Lettera ai Giudici

don Lorenzo Milani

Barbiana 18 ottobre 1965

Signori Giudici,

vi metto qui per scritto quello che avrei detto volentieri in aula. Non sarà infatti facile ch’io possa venire a Roma perché sono da tempo malato.

Allego un certificato medico e vi prego di procedere in mia assenza.

La malattia è l’unico motivo per cui non vengo. Ci tengo a precisarlo perché dai tempi di Porta Pia i preti italiani sono sospettati di avere poco rispetto per lo Stato. E questa è proprio l’accusa che mi si fa in questo processo.

Ma essa non è fondata per moltissimi miei confratelli e in nessun modo per me. Vi spiegherò anzi quanto mi stia a cuore imprimere nei miei ragazzi il senso della legge e il rispetto per i tribunali degli uomini. Continua a leggere

L’obbedienza non è più una virtù

Lettera ai cappelani Militari Toscani che hanno sottoscritto il comunicato dell’11 febbraio 1965

don Lorenzo Milani

Da tempo avrei voluto invitare uno di voi a parlare ai miei ragazzi della vostra vita. Una vita che i ragazzi e io non capiamo.

Avremmo però voluto fare uno sforzo per capire e soprattutto domandarvi come avete affrontato alcuni problemi pratici della vita militare. Non ho fatto in tempo a organizzare questo incontro tra voi e la mia scuola.

Io l’avrei voluto privato, ma ora che avete rotto il silenzio voi, e su un giornale, non posso fare a meno di farvi quelle stesse domande pubblicamente.

PRIMO perché avete insultato dei cittadini che noi e molti altri ammiriamo. E nessuno, ch’io sappia, vi aveva chiamati in causa. A meno di pensare che il solo esempio di quella loro eroica coerenza cristiana bruci dentro di voi una qualche vostra incertezza interiore.

SECONDO perché avete usato, con estrema leggerezza e senza chiarirne la portata, vocaboli che sono più grandi di voi.

Nel rispondermi badate che l’opinione pubblica è oggi più matura che in altri tempi e non si contenterà né d’un vostro silenzio, né d’una risposta generica che sfugga alle singole domande. Paroloni sentimentali o volgari insulti agli obiettori o a me non sono argomenti. Se avete argomenti sarò ben lieto di darvene atto e di ricredermi se nella fretta di scrivere mi fossero sfuggite cose non giuste.

Non discuterò qui l’idea di Patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni. Continua a leggere

Perchè la marcia della pace?

1961_la_prima_edizione_della_marcia_Perugia_Assisi

Perché la marcia della pace? Non basterebbe un convegno, uno scambio di idee, un comizio, un giornale? Le marce aggiungono

altro: sono un accomunamento dal basso e nel modo più elementare, che però unisce tutti, nessuno escludendo.

Aldo Capitini, “L’Incontro”, ottobre 1961, 10; citato in Amoreno Martellini, Fiori nei cannoni. Nonviolenza e antimilitarismo nell’Italia del Novecento, Donzelli Editore, Roma, 2006, p. 132.

Resistenza non violenta (anche) in Palestina

Ieri ho partecipato ad un incontro, organizzato nell’ambito del “Natale dei Popoli” di Rovereto, dove son state invitate a parlare alcune esponenti di quella che, con un termine molto in voga negli ultimi tempi, viene definita la società civile. Cioè erano rappresentanti donne di alcune cooperative operanti a At-Tuwani, villaggio palestinese situato a sud della città di Hebron. Assieme a loro erano presenti alcuni volontari dell’Operazione Colomba, che hanno svolto il loro servizio in quei posti, tra quelle persone. Questi ragazzi son stati i primi a parlare, raccontando la loro esperienza in Terra palestinese.É stata poi la volta del sindaco di quella comunità palestinese e di due donne rappresentanti delle cooperative. Hanno raccontato la loro vita, come resistono all’occupazione e come questa si articola in più forme che non sono solo le violenze militari, ma sono anche, per esempio, i blocchi ai lavori pubblici (acqua e elettricità) ed tanti sopprusi quotidiani.La cosa che più mi ha colpito della chiacchierata è stata la spiegazione dell’esistenza di una rete ampia e diffusa in tutto il Paese di associazioni che praticano una resistenza non violenta all’occupazione israeliana. Una notizia, questa, che fa ben sperare per il futuro di quell zona del mondo dilaniata dalle guerre, ma che fa anche arrabbiare ulteriormente contro i media nostrani, sempre e solo interessati a mostrare la resistanza palestinese come offensiva ed estremamente violenta per giustificare sempre e comunque le sproporzionate reazioni israeliane, non da ultima, la recentissima Operazione Pilastro di Difesa (detta anche Operazione Colonna di Nuvola).

Questo è il link al blog su ciò che accade ad At-Tuwani.

#RECENSIONE // Apuzzo – Lettere al di là del muro

Stefano Apuzzo – Serena Baldini – Barbara Archetti
Lettere al di là del muro dai bambini palestinesi dei campi profughi
“Sogno un cielo azzurro, sogno il canto di pace di un uccellino, alberi verdi e strade senza check point e senza filo spinato, per vivere in pace e riprenderci la nostra infanzia, per come deve essere” (Marah, 12 anni; p. 88).

Iniziando a sfogliare le lettere dei bambini palestinesi che compongono questo libro, la mente non può che andare a quella tragica testimonianza che è il Diario di Anna Frank.

Anna riversò in quelle pagine le proprie speranza, illusioni, sogni, momenti di vita quotidiana, gli aspetti positivi e negativi di quella sua vita da braccata, da morta vivente.
Uguali sono le lettere di questi bambini, sia per la loro fascia d’età, sia per i contenuti; anche loro braccati, anche loro costretti a vivere come dei morti viventi.

E la cosa è terribile nella sua triste nella sua tragica ironia. Anna Frank, esempio eterno (almeno finché esisteranno i libri) dell’odio razziale verso gli ebrei,  i bambini palestinesi esempio odierno dell’odio proprio di quello stesso popolo ebraico verso gli altri uomini.
Fig.1

L’espressione ciceroniana historia magistra vitae mi pare che qui, più di ogni altro posto e occasione, ha la sua fine.

Sarà pure una domanda retorica, ma che popolo è quel popolo che non impara dal proprio passato, ma che, anzi, riversa sugli altri l’odio che ha subito?
Fig.2
Tornando alle Lettere, queste ci raccontano la vita nei campi profughi, racconto visto con gli occhi di bambini. Ma bambini non come li immaginiamo noi abituati alla nostra tipo di infanzia. Sono bambini cresciuti, “forgiati” dagli orrori di una guerra mai realmente finita (e che mai realmente si ha intenzione di finire); dall’orrore di vivere ammassati e recintati da un muro così alto che quasi non lascia passare il sole, figurarsi l’aria, figurarsi il respiro; dalla paura di vedere i propri genitori e fratelli prelevati a forza nel cuore della notte dall’esercito israeliano; dal sonno che non è un riposo ma un’atroce incubo non sapendo che mai accadrà; e via dicendo, la lista sarebbe interminabile. E’ interminabile per un uomo adulto, figurarsi un bambino.
Ma più delle Lettere, quello che più mi ha colpito del libro sono stati i disegni dei bambini riprodotti nel testo (Fig. 1  e 2); alcuni per la loro “bruttezza” sembravano i miei: disegni simili a migliaia di chilometri di distanza. Disegni simili nelle forme e nei contenuti. Io però disegnavo armi da guerra per gioco, per il fascino che la guerra esercitava sulla mia mente; loro le disegnano perché quelle armi gli distruggono la casa, gli amici, i parenti, la vita.
Ma in fondo, i disegni simili di due bambini che abitano ai due poli del Mediterraneo ci dimostrano come l’umanità sia simile, che i bambini desiderino la stessa identica cosa: vivere felicemente con la propria famiglia e i propri amici. E che solo l’odio inculcato dagli adulti li può portare ad odiare, ad apporre i propri stessi disegni propiziatori (quei disegni che proprio sono l’emblema dell’uguaglianza dell’infanzia!!) sui razzi che poi andranno a cadere e distruggere altri bambini (Fig. 3)
Fig.3 – Si può leggere la scritta “with love from Israel”
Termino l’articolo riportando alcuni degli stralci più belli e significativi delle Lettere; queste però vanno lette nella loro interezza, e assieme alle altre, per ricevere fino in fondo il messaggio che questi bambini vogliono mandarci; di certo questi pochi stralci richiamo i temi fondamentali: speranza in un futuro migliore, il richiamo della libertà, della Terra d’origine, della rabbiosa persecuzione dell’esercito israeliano.
  • “Cadono le foglie dagli alberi sulla terra e da lontano viene il vento per raccoglierle, ma il loro grido di aiuto cade nel vuoto, perché sono rinchiuse dentro queste mura che si chiamano campo profughi.” (Marah, 9 anni; p. 92);
  • “Alcuni fratelli sono stati privati dell’istruzione per permetterci di affrontare le spese necessarie.” (Suheir, 12 anni; p. 98);
  • “Un giorno Ahmad si siede a pensare a quello che vede tutti i giorni all’interno del campo: quando i soldati fanno incursione nelle case rompendo alcune cose, porte e oggetti e qualche volta prendono i giovani e i bambini e li mettono in prigione.” (Ahmad, 12 anni; p. 130);
  • “I soldati impediscono agli studenti di andare a Sheikh Jarrah. Ci vogliono tre ore per far passare una sola auto dal check point.” (Mohammad, 12 anni; p. 86);
  • “Vorrei che la Palestina fosse libera.” (Sarah, 11 anni; p. 83);
  • “Dopo il nonno è diventato profugo, prima è stato a Gaza, poi in Giordania e alla fine a Qalandia. Prima invece viaggiava per lavorare, in Egitto e in India, faceva anche la guida turistica.” (Ahmad 13 anni; p. 121);
  • “Ma qual è l’utilità per noi bambini della presenza di questi giornalisti che continuano a fotografare la sofferenza? E’ possibile che possano fare qualcosa per aiutarci?” (Marah, 9 anni; p. 92);
  • “Vorrei essere una pietra nel muro del ritorno, che è un muro più alto del Muro della discriminazione razziale. Il muro sul quale, in una mattina lucente, passeremo.” (Iman, 12 anni; p. 115);
  • “L’istruzione è l’arma della libertà, un’arma per battere l’ignoranza.” (Rasha, 11 anni; p. 99);
  • “I bambini giocano, studiano e ricevono cure, finché non arriva l’occupante ed entra nel campo, allora i bambini resistono e lottano.” (Nur, 11 anni; p. 129);
  • “Io non godo di niente, mi è stata rubata la dignità, la libertà.” (Suheir, 12 anni; p. 98);
  • “Per sfortuna ci sono dei problemi a casa dove vivo: le case sono attaccate l’una all’altra e questo rende difficile l’ingresso dei raggi del sole e dell’aria nelle case; il Muro mi impedisce di muovermi liberamente e l’inquinamento dell’ambiente e i fumi che si sprigionano dall’incenerimento dei rifiuti provocano malattie per l’uomo.” (Rasha 11 anni; p. 99);
  • “Vorrei essere anche un ingegnere per ricostruire le case demolite” (Samah, 12 anni; p. 82);
  • “Io ho un sogno, è lo stesso dei miei nonni, che è il ritorno al nostro bellissimo villaggio che è stato occupato da Israele” (Mahmud, 12 anni; p. 87);
  • “Sogno un cielo azzurro, sogno il canto di pace di un uccellino, alberi verdi e strade senza check point e senza filo spinato, per vivere in pace e riprenderci la nostra infanzia, per come deve essere” (Marah, 12 anni; p. 88).
GIUDIZIO:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Stefano Apuzzo, Serena Baldini, Barbara Archetti
TITOLO: Lettere al di là del muro dai bambini palestinesi dei campi profughi
CASA EDITRICE: Ecoalfabeto. I libri di Gaia
N° PAGINE: 165
ANNO DI EDIZIONE: 2008