L’Inverno dell’85

Neve e gelo su tutt’Italia: telegiornali, quotidiani non fanno altro che citare il famigerato Inverno del 1985. Ora ci si son messi anche i miei.
Ma se io sento nominare le parole “Inverno” e “1985”, vuoi perché son giovane, vuoi perché del meteo me frego poco, due solo le cose che mi vengono in mente: i Massimo Volume e gli Offlaga Disco Pax.

Infatti, recitano così le loro canzoni:
Per tutto l’inverno dell’85
ho passato i miei pomeriggi di fronte allo stereo
in camera di mio fratello
ad ascoltare Wicked Gravity di Jim Carroll.

(Massimo Volume – Inverno ’85)

 

Sette anni dopo [1985 n.d.s.] quel palasport crollò
sotto una nevicata
memorabile.

(Offlaga Disco Pax – Ventrale)

 

Annunci

#RECENSIONE // Šalamov – I racconti della Kolyma

Varlam Šalamov  
I racconti della Kolyma
Forse la descrizione massima “dell’errore, dell’orrore”, citando gli Offlaga Disco Pax, della visione distorta del comunismo marxista, prodotta in Unione Sovietica durante la dittatura di Stalin.
 
Più potenti nella loro drammatica semplicità risuonano le pagine di Šalamov, rispetto al più famoso e ricordato scrittore sugli orrori del GULag, ovvero Solženicyn. Šalamov, stesso, rimase esterrefatto nel leggerne il famosissimo libro Una giornata di Ivan Denisovič e leggere di gatti liberi di girare per alcuni luoghi del campo: era impensabile per un reduce della Kolyma il passeggiare di un gatto ancora vivo!
 
Non vorrei però qui sminuire ciò che ha passato Solženicyn, insignito pure del Premio Nobel per la Letteratura nel 1970; esperienze terribili, che solo in parte il lettore riesce ad evocare leggendo le sue pagine.
 
Ma la Kolyma era ben altro. Rappresenta il fondo della capacità dell’uomo di disumanizzarsi, neanche Dante quando descrive il fondo del suo Inferno, la Ghiaccia di Cocito, arriva a pensare a qualcosa del genere per rappresentare la bassezza e l’abbrutimento dove può arrivare l’uomo. E purtroppo per la storia dell’umanità questo fondo sarà toccato nuovamente; Auschwitz e tutti gli altri lager nazisti toccano livelli simili: gli orrori degli anni ’30 e ’40 che l’uomo a provocato a se stesso devono continuare ad essere ricordati per evitare che si ripetano nuovamente.
Ed è questa l’importanza delle pagine dei Racconti ed il perché vadano lette. Come lucidamente analizzò lo stesso Šalamov in una lettera a Pasternak, «l’essenziale non è qui, ma nella corruzione della mente e del cuore, quando giorno dopo giorno l’immensa maggioranza delle persone capisce sempre più chiaramente che in fin dei conti si può vivere senza carne, senza zucchero, senza abiti, senza scarpe, ma anche senza onore, senza coscienza, senza amore né senso del dovere. Tutto viene a nudo, e l’ultimo denudamento è tremendo. La mente sconvolta, già attaccata dalla follia, si aggrappa all’idea di “salvare la vita” grazie al geniale sistema di ricompense e sanzioni che le viene proposto. Questo sistema è stato concepito in modo empirico, giacché è impossibile credere all’esistenza di un genio capace di inventarlo da solo e d’un sol colpo…» (p. 630)
 
Continuare a leggere per continuare a ricordare questi orrori, a questo serve questo libro (e tanti altri simili) e provare a crescere come essere umani, perché non accada più che “l’uomo dimentichi che è un essere umano” (p. 630).

GIUDIZIO: 
*****

DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Varlam T. Šalamov 
TITOLO: I racconti della Kolyma
CASA EDITRICE:Adelphi
N° PAGINE: 631
ANNO DI EDIZIONE: 2009 (ed. or 1978 in Occidente, 1992 in Russia)

Insorgenze e Rivoluzione

“La maestra mi chiese di Massimiliano Robespierre. 
Le risposi che i Giacobini avevano ragione e che, 
Terrore o no la Rivoluzione Francese era stata una cosa giusta”
 
Non mi è mai piaciuta, mai digerita. La Rivoluzione francese proprio no!
L’ho sempre schernita, ridotta nei suoi meriti, ampliato i suoi limiti: una repulsione a pelle. Poi col passare degli anni di studio, l’aumento dei libri letti e la sedimentazione delle informazioni in essi contenute, ho incominciato a rivedere questo mio non-rapporto con la Révolution.
 
Sia chiaro, non mi piace tutt’ora e credo che ci metterà anni a piacermi, se mai mi piacerà: d’altronde è francese e io ho un po’ di repulsione per le cose d’oltralpe ( patriottismo da stadio o da vallata – dove un lato è meglio dell’altro). L’ho però rivalutato e ripensata, abbandonando buona parte dei miei pregiudizi e riserve iniziali ( la conoscenza porta a questo, ad aprire la mente a nuove esperienze).
 
In questa mia operazione culturale interiore grande merito l’ha sicuramente la pubblicistica revisionista, in questo frangente quella insorgimentale ( cioè che tratta delle insorgenze, quel grazioso fenomeno reazionario che vide qua in Trentino Alto Adige in azione il celebre Andreas Hofer).
 
Riflettendo per conto mio e leggendo qua e la questa pubblicistica, ho notato che i principi cardine su cui si basa il nostro convivere attuale, i principi su cui si basano le nostre democrazie provengono da quel periodo li: sono le nostre radici.
Liberté, fraternité, égalité principi a volte astratti, ma fondamentali per il nostro vivere civile.
Questi furono il motto della Rivoluzione. Certo furono applicati male e parzialmente ( vedi il Terrore), ma almeno furono enunciati e messi a bandiera dell’uomo libero, che si fa da se; e come un benefico vento si diffusero in tutt’Europa grazie all’esperienza napoleonica.
 
Ora, tutta questa celebrazione dei fenomeni insorgimentali ( oltre ad Hofer, è famosissima la Vandea) non fa altro che esaltare il periodo pre-rivoluzionario ( l’ancient regime) negando il post-Rivoluzione con tutte le sue lente ma immense conquiste civili; glorificando e mitizzando un mondo castale, chiuso, con i pochi che dominano sui molti. Molti poi con la mente ottenebrata da un imperante religione che impediva all’individuo la propria autodeterminazione.
 
Questa è una spregevole operazione culturale verso la quale bisogna sempre essere guardinghi e combattere per salvaguardare il nostro mondo: non sarà perfetto, ma è molto meglio di quello in cui cercano di riportarci.