Elegio del mercatino del libro usato

Adoro gironzolare per i mercatini del libro usato, fra la gente che spinge e si affretta in ogni dove pur di trovare il capolavoro nascosto sotto pile di altri libri. Adoro cercare minuziosamente in questa o quell’altra zona del mercatino, sollevando e spostando più e più volte gli stessi libri, cercando di far salire alla memoria sempre più dettagli sull’autore, sulla corrente letteraria dello scrittore o sull’argomento del saggio. Ogni libro poi ha un suo odore, una sua storia: ci son dei miseri libricini, vecchi di decenni, lì perfetti come nuovi, con le pagine ingiallite nei bordi per il tempo trascorso, ma aperti profumano ancora di nuovo, non hanno un segno, ne una riga, nuovi come appena stampati; ci son poi i libri usati e strausati, capitati chissà come in quel mercatino, libri sottolineati, con le orecchie alle pagine, stracciati, rovinati, vissuti.
Tra i due non so che tipo preferisco, entrambi hanno una lunga storia che merita di entrare nella mia: ai primi darei un senso, finalmente sarebbero letti, dopo decenni di silenzio tornerebbero ad urlare i propri contenuti, forse per una volta sola o due o magari all’infinito dando finalmente una conclusione alla loro attesa in scuri scantinati. Ma anche i secondi, i libri vissuti, son piacevoli da prendere e portare con sé: se son stati così letti e usati di sicuro ne vale la pena prenderli e leggerli, per continuare a farli sentire importanti e non lasciarli lì soli, in compagnia di tanti altri libri, magari mai letti che non farebbero altro che odiosamente infastidire per gelosia il compagno usato e riusato allo sfinimento.

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