#RECENSIONE // Luzzatto – Il crocifisso di Stato

Sergio Luzzatto
Il crocifisso di Stato
“Senza il crocifisso sul muro, dicono, l’Italia non sarebbe più la stessa. Lo dicono tanti cattolici, ma anche tanti laici. Io penso che gli uni e gli altri abbiano ragione. Senza il crocifisso negli edifici statali l’Italia non sarebbe più la stessa: sarebbe più giusta, più seria, migliore.”
(S. Luzzatto, Il crocifisso di Stato, copertina)

Questo libro è un attacco duro, una presa di posizione netta e ben delineata già dal frontespizio, sopra riportato. Già si capisce dove l’autore andrà a parare nel suo scritto. Ma è la stessa forte e netta presa di posizione a spingere a prendere in mano e a leggere il breve saggio dello storico torinese: è l’interesse e la curiosità del capire e, magari, comprendere la sua posizione su un tema così importante.

La trattazione è veloce e pungente, ma, allo stesso tempo, mai troppo densa; notevole pregio visto che il fin troppo delicato argomento è trattato in poco più di un centinaio di pagine.

Il saggio, prendendo spunto da due vicende occorse ad una coppia piemontese inseguito all’approvazione del Concordato fra Stato e Chiesa nel 1984 e la loro conseguente richiesta di togliere il crocifisso dai muri degli edifici pubblici, arriva ai giorni nostri, con puntuali intervalli storici, atti ad arricchire di esempi e di esperienze l’argomento del libro (d’altronde Luzzatto è uno storico e cerca, quindi, di argomentare sfruttando a fondo il proprio campo di lavoro).

La tesi di fondo, che viene ripetuta più volte (e che mi trova più che concorde) è la contrarietà “all’idea che non soltanto l’identità italiana sia stata plasmata dalla presenza spirituale e istituzionale di Santa Romana Chiesa, ma che tale identità abbia un quid [che n.d.s.] di fisso, di immobile, e di tanto più degno in quanto fisso e in quanto immobile” (p. 47).
Ne nasce così un discorso volto a mettere in luce, a svelare, il credulismo italico sempre pronto a rivolgersi a questo o a quell’altro santo, sempre pronto ad inginocchiarsi dinnanzi a quella o a quell’altra reliquia. Credulismo che fa del crocifisso un simbolo identitario, ma che del crocifisso ignora significati e valenze morali-religiose. Credulismo che vede nel crocifisso una clamorosa occasione per scatenare una colossale offensiva alla laicità, definita con lo sprezzante “laicismo”, lanciato lì a mo’ di sinonimo, quando i due termini non si equivalgono. Credulismo che arringa, in difesa del simbolo religioso, con argomentazioni da ‘500, da “Pace di Augusta” ( se la maggioranza è cristiana cattolica è giusto e doveroso che si esponga il crocifisso e che gli altri si adeguino; una versione riveduta del cuius regio, eius religio) oppure con bislacche argomentazioni teologiche (il crocifisso è il simbolo della sofferenza in qui tutti possono identificarsi, quando, tuttalpiù, è il simbolo della salvezza, della speranza, del rispetto altrui).

In conclusione, l’autore afferma che “c’è uno spazio pubblico che si apre a tutti, per il libero esercizio di attività individuali o di gruppo, e c’è uno spazio pubblico che appartiene a tutti, e che va gestito dalle istituzioni in rappresentanza della collettività” (p. 111).

Vorrei, infine, terminare questa recensione con le stesse, toccanti, parole adoperate dall’autore per concludere il proprio pamphlet, citando una frase di Amos Luzzatto: “Cosa metterei nelle aule delle scuole italiane? La doppia elica del Dna, l’unico simbolo del genere umano punto e basta. A prescindere dal coloro della pelle, dalla lingua, dalla religione, insomma da tutto quello che dovrebbe essere solo un particolare”. (p. 116)

GIUDIZIO:
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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Sergio Luzzatto
TITOLO: Il crocifisso di Stato
CASA EDITRICE: Einaudi
N° PAGINE: 127
ANNO DI EDIZIONE: 2011