#RECENSIONE // Saramago – Cecità

José Saramago
CECITÀ
A chi non capita di ritrovarsi improvvisamente cieco al semaforo? Un attimo soprappensiero o una lieve distrazione e non ci si accorge che è scattato il verdcecitàe, è una cosa che accade spesso. È un secondo ma tanto basta per far scatenare gli automobilisti frustrati dal traffico; i loro beep beep riportano immediatamente riportano il povero sognatore nel meccanico sistema, frizione levata e via nella grigia e solita nuvola di smog.
L’intuizione di Saramago sta nel rendere costante questa “cecità momentanea”; cecità questa che non è una vera cecità ma un momento per sé, per riprendere possesso di sé stessi. È questa la “luce” che vedono i ciechi di Saramago, una luce che per sé stessi che gli dovrebbe portare a pensare di più, a cogliere le piccolezze della vita, quelle cose che senti solo col tatto e che non vedi e non comprendi se rispondi come un automa all’infinito verde – giallo – rosso di un semaforo.
È un’intuizione geniale quella dello scrittore portoghese, una metafora che flirta con il lettore per tutto il romanzo ma che mai si concede a pieno. La cecità è quindi un mezzo per fare una critica all’iperfrenesia della società occidentale: non ci si può fermare, chi lo fa è perduto!