#RECENSIONE // Bauby – Lo scafandro e la farfalla

Jean-Dominique Bauby
LO SCAFANDRO E LA FARFALLA
Lo scafandro si fa meno opprimente,
e il pensiero può vagabondare come una farfalla.
Di un libro di (almeno) due autori si usa spesso l’espressione “scritto a quattro mani”, anche se a pensarci un attimo per scrivere si usa una mano e in due se ne userebbero eventualmente due.
Vabblo scafandro e la farfallaè, di questo libro, se rimaniamo sulla stessa lunghezza d’onda, si può dire che è stato “scritto a due mani e un occhio”.
Già un occhio; l’autore, Jean-Dominique Bauby, a seguito di un ictus e entra in coma e ne esce fortemente colpito. La medicina la chiama locked-in syndrome, in parole più semplici è una mente lucida intrappolata in un corpo immobile. Solo una cosa riesce a muovere bene, l’occhio sinistro.
Ed è proprio tramite questo occhio che Bauby riesce a scrivere il “diario di questa esperienza” (quanto suona offensiva questa espressione, ma di migliori non me ne vengono…).
Aiutato da una logopedista trovano un modo di comunicare: lei gli detta le lettere dell’alfabeto francese nell’ordine di maggior frequenza
«finché con un battito delle ciglia fermo il mio interlocutore sulla lettera che deve annotare. Si ricomincia la stessa manovra per le lettere seguenti, e se non ci sono errori, si ottiene abbastanza velocemente una parola comprensibile, poi dei pezzi di frase quasi comprensibili». (p. 24)
In questo modo Bauby torna a parlare, a comunicare col mondo esterno, anche se con le (enormi) difficoltà date dal mezzo e dall’abilità degli interlocutori.
Questo libro è potente, dirompente.
La sua forza sta nel capovolgere ciò che vediamo, la nostra realtà e rendere il non-normale (l’«handicappato» come causticamente si definisce lo stesso Bauby) normale.
C’è un esplosione di energia quando l’autore descrive il pietismo degli uomini che lo circondano, come sferza con la giusta ironia e il giusto sarcasmo chi va a trovarlo e si comporta come se quello paralizzato fosse lui e non Bauby.
Annunci