Memoriale dei deputati trentini alla costituente germanica di Francoforte (3 giugno 1848)

«Hanno i due Circoli italiani di Trento e Rovereto da restare ulteriormente annessi alla Confederazione Germanica? Allorché nell’anno 1815 i principi raccolti al Congresso di Vienna nel presunto interesse delle loro dinastie, si divisero provincie e popoli, fondavano ad un tempo la Confederazione Germanica, alla quale l’Imperatore d’Austria si associò coi paesi tedeschi a lui assegnati e nominatamente con la provincia del Tirolo. Questa però venne definitivamente organizzata nel successivo anno 1816, ed allora quella parte del cessato regno d’Italia, che attualmente abbraccia i due Circoli di Trento e Rovereto venne incorporata al Tirolo e con esso alla Confederazione Germanica.
I mentovati due circoli che si estendono dalla Chiusa di Verona a quella di Salorno con una popolazione di oltre 350.000 abitanti, o si guardi alle loro origini, ai costumi, alla lingua, al modo di vivere degli abitanti, o si ponga alla loro geografica situazione e alle memorie storiche, sono tuttavia senza veruna mistura d’elemento tedesco, limpidamente italiana. Già fino ai tempi di Cesare, Trento si presenta come colonia, e la Valle di Non come municipio Romano. All’epoca delle grandi trasmigrazioni di popoli Trento formò parte del regno italiano di Teodorico, il quale ne edificò le mura esistenti. Caduta la signoria dei Goti e conquistata l’Italia dai Longobardi, il paese di Trento divenne uno dei 36 ducati italo-longobardi con la residenza del Duca nella città di ugual nome. Re Lotario ordina nei suoi statuti che la gioventù di Trento e Mantova frequenti le scuole di Verona; prova che Trento di quei tempi era città tutta affatto italiana. Durante la guerra di successione fra i discendenti di Carlo Magno, giunsero i Vescovi di Trento ad afferrare anche il dominio temporale e Corrado il Salico cresimò tale usurpazione confermando nel 1027 per sé e successori il Vescovo Udalrico nel possesso del Principato di Trento. D’allora in poi i vescovi ne tennero senza interruzione il dominio sino al cadere del secolo decimottavo. Bene i Conti del Tirolo tentarono più volte sotto colore di tutelare i diritti della Chiesa, di carpirsi le redini del principato; ed infatti dopo averlo più volte aggredito con le armi riuscirono anche a beccarne una parte e a costringete i Vescovi-principi a gravose condizioni; ciò nullameno nell’anno 1576 il Vescovo Principe, cardinale Cristoforo Madruzzo venne ristabilito nell’intero possesso del suo principato. E da tale epoca l’attuale confine fra i Circoli di Trento e Bolzano segnò il confine settentrionale dei principato, e la stretta linea di demarcazione fra le due lingue.
La città di Rovereto e paesi adiacenti non appartenevano al Principato di Trento ma ne costituivano i confini di mezzogiorno. Essa ubbidì con altri piccoli distretti, a diverse famiglie potenti; venne nel 1416 sotto la Signoria della Repubblica Veneta, e finalmente nel 1509 fu aggregata ai domini dell’Imperatore Massimiliano con l’espressa condizione, che le venissero fedelmente conservati tutti i privilegi e particolarmente le istituzioni municipali italiane.
In conseguenza delle guerre durate dal 1795 al 1815 il Principato di Trento fu secolarizzato: nel 1803 assegnato all’Austria e insieme alla città e territorio di Rovereto ammesso alla provincia del Tirolo, provincia che poco dopo nel 1805 venne trasmessa alla Baviera. Nel 1810 i Circoli di Trento e Rovereto come «Dipartimento dell’Alto Adige» passarono a far parte del Regno d’Italia; poi di nuovo conquistati dall’Austria, poi da capo nel 1815-16 incorporati definitivamente alla provincia tedesca del Tirolo.
Sino al principio del corrente secolo Trento e Rovereto, al pari delle altre città d’Italia, malgrado i frequenti cangiamenti di governo, avevano conservato le loro municipali forme di reggimento e le altre istituzioni relative. Il dominio bavarese le abrogò, sostituendovi però un’amministrazione particolare e tutt’affatto nazionale. Trento ebbe una propria reggenza politica, un proprio tribunale d’appello, presso i quali, come presso tutte le autorità di prima istanza, sola lingua forense era l’italiana. S’intende poi da sé, che come dipartimento dell’Alto Adige ebbe ugualmente una Prefettura a parte e un’amministrazione perfettamente italiana. Ma ben altrimenti andarono le cose dopo la congiunzione di Trento al Tirolo. Gli Stati Provinciali (ai quali d’altronde erano accordate assai sottili facoltà) venivano annualmente convocati a Innsbruck, e ciò in base a così ingiusto riparto che i Circoli tedeschi contenevano un rappresentante per ogni 10.000 anime e i Circoli italiani invece per ogni 30.000. Mentre il permanente ufficio della rappresentanza stessa era costituito esclusivamente da 4 deputati tedeschi.
Il Governo assieme a tutte le cariche ed uffici annessi risiedeva in Innsbruck, e componevasi prettamente di impiegati tedeschi i quali non avevano veduti i nostri due Circoli che sulle carte geografiche, e ne trattavano gli abitanti come stranieri; gli uffici dei circoli di finanza per tutto il Trentino e Roveretano quasi esclusivamente, e quelli dei Tribunali e dei giudizi in gran parte, erano coperti da tedeschi ignari della nostra lingua, delle nostre relazioni, dei nostri costumi.
Una siffatta politica assurdità riesce oggi mai impossibile di fronte al risvegliatosi e universalmente apprezzato sentimento di nazionalità; l’assoggettamento di una nazione a un’altra, sta in aperta contraddizione coi regnanti principi di libertà e d’uguaglianza dei popoli, e la separazione dei due Circoli italiani dal Tirolo e la loro ricostituzione in provincia separata e indipendente sono fatti oggi mai indispensabili, e perché il mantenimento delle nazionalità così spesso altamente proclamato e garantito non rimanga una vuota parola, e molto più perché, a colpo d’occhio i rapporti e bisogni affatto diversi dei Circoli tedeschi e degli italiano esigono assolutamente diverso trattamento. Così, in via d’esempio mentre nella parte italiana dura illimitata la libertà di passaggio d’uno in altro comune, illimitata la libertà dei mestieri e delle arti, illimitata la divisibilità dei terreni; né tali libertà potrebbero venir tolte o inceppate, i tirolesi tedeschi non rinunzierebbero certamente d’alta parte ai loro comuni chiusi, alle loro corporazioni che limitano e sorvegliano l’esercizio delle arti e dei mestieri, all’indivisibilità dei loro fondi rusticali. Gli italiani domandano uguali diritti per tutte le religioni, i tirolesi tedeschi al contrario vorranno verosimilmente fissate restrizioni agli acattolici e mantenuti i Gesuiti, i Redentoristi e gli alti Ordini e Conventi. Ciò posto chi non vede che comunione fra di loro di rappresentanza provinciale non può esser senza gravissima confusione?
D’altronde i due Circoli di Trento e Rovereto, contano sopra una fruttifera superficie di 114 miglia geografiche quadrate un’industriosa popolazione di 360.000 anime, elementi più che bastevoli alla composizione di una provincia separata e indipendente. E se Trento e Rovereto bastano a formare e formano una provincia italiana, per quale ragione avranno ad essere ulteriormente considerati e trattati quali parti integranti dalla Confederazione Germanica?
L’Alemagna oggi mai libera ed una è anche grande e possente abbastanza, non solo per rinunziare ad ogni idea di ulteriore accrescimento di territorio, ma eziandio per dimettere da una leganza che non risponde affetto alla nazionale sua storia, le popolazioni trovantesi agli estremi di lei confini e parlanti lingua diversa, in quantoché particolari riguardi politici o strategici non vi si oppongano. L’Alemagna sa che unione e fusione vera e piena non si ottiene che mediante l’espulsione di rutti gli elementi eterogenei:
La carta qui annessa, varrà a dimostrare come i Circoli di Trento e Rovereto rappresentino quasi un cono intromesso nel territorio dell’Alta Italia, e come eglino perciò non presentino alla Germania alcuna utile linea di confine. Cinque principali strade mettono l’Italia in comunicazione coi mentovati due Circoli: 1) quella da Belluno e Bassano per Valsugana e Trento; 2) quella da Vicenza per Vallarsa e Rovereto; 3) quella da Verona per Ala e Rovereto; 4) quella da Peschiera e Brescia per il lago di Garda e Riva, Arco e Torbole; 5) quella di Brescia e Bergamo per le Giudicarie a Trento.
La loro difesa riuscirebbe in ogni evento estremamente difficile, e perché vi si richiederebbero cinque diversi corpi d’armata, e perché i siti posti o si trovano sul territorio Lombardo-Veneto, come è a dirsi delle gole di Primolano con Covelo Castello, della Chiusa di Verona a Rivoli, delle Strette presso il Lago d’Idro con Rocco d’Anfo fortezza; o non presentano un utile punto strategico come la strada di Vallarsa e i forti di Riva e di Torbole. V’hanno inoltre assai passaggi di montagna accessibili per la maggior parte anche alla cavalleria e all’artiglieria leggera, come quella da Fonzasco a Primiero, da Feltre a Tesino, da Bassano a Frizzone a Grigno, da Asiago a Borgo e Levico, da Pieve a Caldonazzo, dal piano Veronese per Montebaldo ad Avio, Brentonico e Mori, da Ballino a Val di Ledro, da Val Camonica a Vul di Sole più altri. Tutt’altro sarebbe a dirsi se i confini del Circolo di Bolzano, dove le due lingue si incontrano, costituisse anche in confine della provincia da poiché le accennate cinque strade di comunicazione fanno capo a Trento, d’onde una sola via mette a Bolzano, e anch’essa facilmente proteggibile presso la Chiusa di Salorno. Da tale Chiusa in su, dipartonsi a dritta e a sinistra altissime catene di monti, aperte soltanto da pochi e ripidi sentieri, e segnano col loro dorso a ponente il confine Lombardo in Val di Sole, ad oriente il Veneziano in Fassa. Natura ne fece la parete divisoria tra le due nazioni; i popoli la rispettarono e una politica nazionale la rispetterà.
Nella persuasione che l’Alta Assemblea Nazionale, tenendosi sempre innanzi il grande scopo di un’unica libera Germania non scenderà a vincolare controvoglia o forzatamente una popolazione affatto italiana cui né storia, né educazione, né politici interessi legano all’Alemagna;
nella persuasione che alla grande Germania debba apparire irrilevante l’acquisto di un piccolo territorio con offesa dei sentimenti più sacri di una straniera nazionalità, fidando nel loro buon diritto;
I sottoscritti deputati dei Circoli di Trento e Rovereto, dopo aver dimostrato:
che i due circoli di Trento e Rovereto innestati nel 1815 e nel 1876 alla provincia del Tirolo e per la lingua e per le origini e per i costumi della loro popolazione, non solo, ma anche per la geografica posizione, sono esclusivamente senza mistura d’elemento tedesco, italiani;
che né politici né strategici rapporti mostrano necessaria od utile un’ulteriore loro aderenza alla Confederazione tedesca;
che per lo contrario, e ad utilità d’ambo le parti, e per rispetto al proclamato principio di possibile separazione delle diverse nazionalità, è richiesta la loro escorporazione dalla lega germanica;
domandano di conseguenza che l’Alta Assemblea Nazionale tedesca si compiaccia dichiarare;
«Doversi i Circoli di Trento e Rovereto, astrazion fatta dalla unione con l’Impero austriaco, sciogliere dal politico legame che li vincola alla Confederazione Germanica».

Francoforte sul Meno, 3 giugno 1848.
Giuseppe Festi
Giovanni Petris
Gedeone Vettorazzi
Francesco Ant. Marsilli
Giovanni Prato

(da Nicoletta Cavalletti, L’abate Giovanni a Prato attraverso i suoi scritti, Grafiche Saturnia, Trento, 1968, pp. 215-219)

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