#RECENSIONE // Stella – Negri, froci, giudei & co.

Gian Antonio Stella
Negri, froci, giudei & co.
L’eterna lotta contro l’altro
“Sono stati in troppi, nella storia, a non chiedere mai scusa”.
Il succo del libro sta tutto qui. Il lavoro è splendido: la giustapposizione di luoghi comuni, leggende e pregiudizi, ne mette in risalto il loro stesso limite e la loro stupidità intrinseca, che percorre i secoli della storia umana.
Sono, però, fenomeni capibili: il desiderio perenne dell’uomo di calma, stabilità e tranquillità mal si accompagna al mutamento veloce, alla diversità, sopratutto se marcata.Il limite del libro di Stella sta probabilmente nella suo stesso punto di forza: le moltissime citazioni (mai troppe, nonostante la ripetitività dei temi) sono senza fonte, senza note e manca una bibliografia finale.
Stella riporta per intero il suo modo di scrivere gli editoriali sul Corriere della Sera, solo che in libro specifico sull’argomento ci starebbero state bene le origini delle frasi riportante, permettendo al lettore di andare poi a ritrovarle, integrando la lettura.GIUDIZIO:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Gian Antonio Stella
TITOLO:  Negri, froci, giudei & co. L’eterna lotta contro l’altro
CASA EDITRICE: Rizzoli
N° PAGINE: 332
ANNO DI EDIZIONE: 2009

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Stella – Se il vice di Durnwalder guadagna più di Sarkozy (dal Corriere della Sera)

Interessante articolo del solito Stella solito nell’indagare là dove la politica abusa dei quattrini che ha a disposizione. Anche due provincie come quelle del Trentino e dell’Alto Adige, ben amministrate, non sono immuni dalle critiche del giornalista del Corriere, critiche che hanno colpito il segno visto l’enorme polverone sollevato nelle stesse provincie, con i due governatori immediatamente pronti a sbraitare contro “l’attacco all’autonomia”, non spiegando bene che c’entra l’autonomia con i loro stipendi d’oro (link).
 
Se il vice di Durnwalder guadagna più di Sarkozy
Dai presidenti agli assessori di Alto Adige e Trentino, i super stipendi delle Province autonome vincono su tutti

MILANO – Bravissimi, bravissimi, bravissimi. Pagato il pedaggio di riconoscere a trentini e altoatesini che le loro terre sono governate meglio di gran parte del resto d’Italia, si può sommessamente dire che non va bene che un assessore bolzanino guadagni di più che un ministro di Berlino?

Luis Durnwalder
Luis Durnwalder

Lo denuncia, col titolo «Fette Diäten» (Grasse indennità) il quotidiano sudtirolese Neue Südtiroler Tageszeitung , diretto da Arnold Tribus, liberale, radicale, amico di Alex Langer, malvisto dai separatisti almeno quanto è amato da chi auspica un Alto Adige europeo e serenamente bilingue. Meno male. Meno male perché non c’è occasione in cui chi tocca il tema dei costi della politica quassù, sollevando perplessità su certe storture che scatenerebbero l’iradiddio se avvenissero a Napoli, Palermo o Catanzaro, non venga investito dal lamento per l’onore offeso delle genti alpine. E come sui Nebrodi o in Aspromonte divampano i sospetti sul complotto nordista, qui dilagano i dubbi su una congiura anti-autonomista.

Esente dal sospetto di essere nemica dell’autonomia, che anzi difende accanitamente, la Tageszeitung si prende dunque la libertà di dire cose scomode. A partire da certi confronti. Non solo quello noto tra le buste-paga mensili di Luis Durnwalder (appena limata a 25.620 euro) e Barack Obama (23.083 al cambio di ieri), ma tanti altri. Che potrebbero consentire al giornale di rifare il titolo ironico di tre anni fa: «Poveri tedeschi!».Poveri davvero, sia quelli di Germania sia i cugini austriaci. Il giornale, sommando indennità, diarie e rimborsi forfettari, fa ad esempio un paragone tra gli introiti mensili reali (se poi ciascuno dà soldi al partito è un’altra faccenda, ma non può essere a carico dei cittadini) di rappresentanti istituzionali più o meno paralleli.

Bene, il presidente del parlamento del Libero Stato di Baviera, Barbara Stamm, guadagna ogni mese al lordo 14.841 euro. Quello del Bundestag a Berlino, Norbert Lammert, 16.504. Quella della Camera austriaca Barbara Prammer, 17.136. E quello del consiglio provinciale altoatesino Mauro Minniti 21.440. Più del doppio rispetto al pari-grado del Tirolo austriaco Herwig Van Staa, che di euro ne prende, dice la «NST», 8.902.
Ma sono tutti i paragoni del giornale tedesco a essere, diciamo così, curiosi. La vicepresidente dell’assemblea provinciale bolzanina Julia Unterberger, con 17.220 euro lorde, risulta avere ogni mese quasi seimila bigliettoni in più rispetto a Hillary Clinton, che come segretario di Stato americano guadagnerebbe, stando ai siti ufficiali, 136.204 euro l’anno, cioè 11.350 al mese.
Certo, Durnwalder ha ragione quando dice che lavora 17 ore al giorno (chi vuole controlli: alle sei di mattina è in ufficio) e che il suo stipendio è «un terzo di quello del direttore generale della Cassa di risparmio locale». La Bbc , l’anno scorso, fece la lista degli uomini più pagati del pianeta: David Tepper riceveva da Appaloosa Management un salario di 4 miliardi di dollari, George Soros dal Soros Fund 3,3, James Simons da Renaissance Technologies 2,5. E bene ha fatto Obama a sottolineare più volte che sono cifre offensive. Detto questo, però, lì parliamo di soldi «privati» (tra virgolette, ovvio: in caso di tracolli finanziari troppo spesso sono tirati poi in ballo i governi e con loro i cittadini) e qui di soldi «pubblici». E i confronti si fanno tra figure confrontabili.

Ed ecco che colpisce il distacco non solo tra il «lordo» mensile di Durnwalder rispetto al governatore del Tirolo Günther Platter, che con 13.353 euro prende poco più della metà del «cugino». Ma più ancora quello del presidente della giunta provinciale trentina Lorenzo Dellai (21 mila euro: erano 21.539) rispetto a quello del cancelliere Angela Merkel: 18.883. È demagogico chiedere se sia normale che Rosa Thaler, presidente dell’assemblea regionale trentina (organo ormai svuotato dal rafforzamento dei due consigli provinciali che lo compongono abbinandosi ogni tanto) abbia una busta paga di 21.300 euro, cioè maggiore di quella del cancelliere austriaco Werner Faymann? O che Hans Berger, il «vice» di Durnwalder, prenda 24.360 euro lordi al mese contro i 21.133 di Nicolas Sarkozy?
Quanto ai «soldati semplici», accusa il giornale tedesco di Bolzano, le differenze sono altrettanto nette: un «deputato» del land bavarese prende 6.881 euro lorde al mese, un consigliere tirolese a Innsbruck 4.748, un parlamentare al Bundestag di Berlino 8.252, uno alla Camera viennese 13.872. Sopra a tutti, un consigliere provinciale altoatesino se ne ritrova in busta paga 14.000. Se il segretario generale dell’Onu Ban Ki moon ne prende 13.823 c’è o no qualcosa che non va? O c’è chi pensa di cavarsela con la tesi che è Ban Ki moon a esser sottopagato?

Sono sottopagati i ministri germanici del governo Merkel e quelli austriaci del governo Faymann, che secondo la «NST» prendono rispettivamente 16.300 e 16.320 euro al mese o sono pagati troppo gli assessori altoatesini che di euro ne portano a casa mensilmente, ancora al lordo, 23.100? Torniamo a dirlo e ridirlo: qui non si contesta l’accordo internazionale che ha garantito giustamente all’Alto Adige e di sponda al Trentino una larga autonomia. E ci è facile riconoscere a chi ha governato quelle montagne, quelle valli, quelle città bellissime non solo di essersi fatto carico di mille competenze (strade, scuole, sanità, paesaggio…) altrove a carico dello Stato, ma di aver lavorato meglio di altri. La prova: Bolzano e Trento svettano sempre in cima a tutte le classifiche sulla qualità della vita.

Ma proprio per difendere quei risultati occorre che quelle autonomie virtuose si sgravino delle zavorre denunciate anche da giornali non certo centralisti come il Corriere del Trentino di Enrico Franco o l’Adige di Pierangelo Giovanetti. Che dopo aver espresso dubbi su certe prebende trentine (17.949 euro agli assessori, 9.432 al sindaco del capoluogo, 8.847 a quello di Rovereto, 7.461 a quello di Comuni come Riva del Garda: proporzionalmente 66 volte più di quello di Milano) hanno messo sotto accusa l’accumulo sbalorditivo di enti locali. Che qui sono cinque: Regione, Provincia, Comuni, Comunità di Valle e Circoscrizioni. E tutte distribuiscono soldi. Basti dire che le 16 «comunità» danno ai membri degli esecutivi almeno 867 euro, ai vicepresidenti almeno 1.060, ai presidenti da 2.891 a 3.533. Quanto alle circoscrizioni, che sono 12 a Trento e 7 a Rovereto nonostante siano state abolite in tutt’Italia sotto i 250.000 abitanti, i soli presidenti costano 360.000 euro l’anno. L’Adige ha fatto i conti: la spesa totale per le indennità dei 5 organismi è di 50.468.000 euro l’anno. Pari a 95,3 euro per abitante. Tutti «costi indispensabili della democrazia»?

Gian Antonio Stella

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#RECENSIONE // Stella – Il viaggio più lungo

Gian Antonio Stella
Il viaggio più lungo. L’odissea dei migranti italiani

Se devo consigliare un libro, consiglio caldamente Il viaggio più lungo. Dizionario essenziale di Gian Antonio Stella.

Famoso ai più per la sua attività giornalistica sulle pagine del Corriere nelle denunce degli sprechi pubblici assieme al collega Sergio Rizzo ( autori del best-sellerLa casta”). Stella, oltre a quest’attività giornalistica d’inchiesta, coniuga anche un profondo interesse nei confronti dell’emigrazione italiana, i suoi aspetti legali e illegali, i riflessi che questa ha avuto nella società di partenza, ma maggiormente, d’arrivo. Infatti i suoi lavori su questo ambito si occupano sopratutto degli aspetti sociali ( l’accoglienza) dell’arrivo dei emigranti italiani nei vari paesi del mondo.
Il libro da me proposto, Il viaggio più lungo, si inserisce in questo filone di ricerca; anzi ne è un agile e immediato compendio. Come infatti si autodefinisce nel titolo (“Dizionario essenziale”), il libro non è altro che un breve dizionarietto dei date, luoghi, personaggi, termini, che han fatto la storia, nel bene e, sopratutto, nel male della nostra emigrazione dal finire dell’Ottocento fino a qualche decina di anni fa (ancora nel ’92 gli USA si lamentavano di una immigrazione clandestina proveniente dall’Italia ed è ormai noto la crescente insofferenza dei ticinesi nei confronti dei frontalieri italiani). La storia dell’emigrazione italiana è largamente ignorata, sottovalutata e/o nascosta e depurata dalle sue parti più dure e difficili da digerire e da ammettere, sopratutto da una larga parte dell’opinione pubblica imbevuta di discorsi politici che mettono sotto il tappeto, per nascondere, questi argomenti; ma nonostante si noti la gobba del tappeto pochi, nessuno, si pone il problema di indagare che cosa c’è sotto quel tappeto e formi quella gobba. Per questo le politiche estremamente contraddittorie nei confronti dell’immigrazione, regolare, irregolare e clandestina, passano sempre nell’indifferenza più totale.
Il libro nei suoi contenuti è facile, scritto bene, non è impegnativo dal punto di vista lessicale-sintattico, ma è impegnativo dal punto di vista umano: ci costringe ad aprire gli occhi su un determinato mondo e ci costringe ad ammettere che anche noi siamo come quelli che “vengono a rubarci il posto di lavoro, a violentare le nostre donne, a ucciderci” (cit. discorsi politici a caso).
Riprendendo, in conclusione, le parole dell’autore nella sua introduzione al libro, [Il viaggio più lungo]“è un Dizionario dell’emigrazione italiana, dove i lettori, gli insegnanti, gli studenti, possono trovare più facilmente i temi principali della nostra emigrazione. E insieme le parole giuste per combattere il razzismo, la xenofobia, lo stravolgimento strumentale della nostra storia.” (p. 13)
GIUDIZIO:
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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: 
Gian Antonio Stella
TITOLO:
Il viaggio più lungo. L’odissea dei migranti italiani
CASA EDITRICE:
Rizzoli
N° PAGINE:
138
ANNO DI EDIZIONE:
2010