#RECENSIONE // Ginzburg – Il formaggio e i vermi

Carlo Ginzburg
Il formaggio e i vermi.
Il cosmo di un mugnaio del ‘500
 Il formaggio e i vermi

Il testo si presenta subito con un titolo ad effetto e di poco aiuto nel capirne il contenuto (Il formaggio e i vermi), visto che poi si tratta di un saggio storico. Nemmeno il sottotitolo, Il cosmo di un mugnaio del ‘500, viene incontro al povero lettore.
Di primo acchito sembra quasi una di quelle tante pubblicazioni new age che trattano di astri (il cosmo), misteri e misticismi del passato (‘500). Ma, mettendo ben a fuoco la copertina e spostando lo sguardo dal titolo, ci si accorge che è un libro Einaudi, roba seria insomma: non può trattarsi di un libro – spazzatura (con tutto il rispetto che si può avere per il new age e la sua letteratura). 
A dispetto del fantasioso titolo l’opera è diventata ben presto un best-seller tra i lavori storiografici; stampato e ristampato, pubblicato in più lingue. Carlo Ginzburg, l’autore, ha dato internazionale attenzione ad una nuova corrente di studi storici che nasceva in quel periodo in Italia, corrente che prese il nome di Microstoria. Uno dei punti cardine di questa nuova scuola è lo studio di un caso particolare per comprendere fenomeni di più lunga portata, trasformando gli storici in cercatori di tartufi, secondo la fortunata espressione di Le Roy Ladurie. Come disse ancora lo storico francese, studiare l’oceano attraverso una goccia d’acqua; non va quindi confusa la microstoria con gli studi e le ricerche limitate alla storia locale.

#RECENSIONE // Luzzatto – Il crocifisso di Stato

Sergio Luzzatto
Il crocifisso di Stato
“Senza il crocifisso sul muro, dicono, l’Italia non sarebbe più la stessa. Lo dicono tanti cattolici, ma anche tanti laici. Io penso che gli uni e gli altri abbiano ragione. Senza il crocifisso negli edifici statali l’Italia non sarebbe più la stessa: sarebbe più giusta, più seria, migliore.”
(S. Luzzatto, Il crocifisso di Stato, copertina)

Questo libro è un attacco duro, una presa di posizione netta e ben delineata già dal frontespizio, sopra riportato. Già si capisce dove l’autore andrà a parare nel suo scritto. Ma è la stessa forte e netta presa di posizione a spingere a prendere in mano e a leggere il breve saggio dello storico torinese: è l’interesse e la curiosità del capire e, magari, comprendere la sua posizione su un tema così importante.

La trattazione è veloce e pungente, ma, allo stesso tempo, mai troppo densa; notevole pregio visto che il fin troppo delicato argomento è trattato in poco più di un centinaio di pagine.

Il saggio, prendendo spunto da due vicende occorse ad una coppia piemontese inseguito all’approvazione del Concordato fra Stato e Chiesa nel 1984 e la loro conseguente richiesta di togliere il crocifisso dai muri degli edifici pubblici, arriva ai giorni nostri, con puntuali intervalli storici, atti ad arricchire di esempi e di esperienze l’argomento del libro (d’altronde Luzzatto è uno storico e cerca, quindi, di argomentare sfruttando a fondo il proprio campo di lavoro).

La tesi di fondo, che viene ripetuta più volte (e che mi trova più che concorde) è la contrarietà “all’idea che non soltanto l’identità italiana sia stata plasmata dalla presenza spirituale e istituzionale di Santa Romana Chiesa, ma che tale identità abbia un quid [che n.d.s.] di fisso, di immobile, e di tanto più degno in quanto fisso e in quanto immobile” (p. 47).
Ne nasce così un discorso volto a mettere in luce, a svelare, il credulismo italico sempre pronto a rivolgersi a questo o a quell’altro santo, sempre pronto ad inginocchiarsi dinnanzi a quella o a quell’altra reliquia. Credulismo che fa del crocifisso un simbolo identitario, ma che del crocifisso ignora significati e valenze morali-religiose. Credulismo che vede nel crocifisso una clamorosa occasione per scatenare una colossale offensiva alla laicità, definita con lo sprezzante “laicismo”, lanciato lì a mo’ di sinonimo, quando i due termini non si equivalgono. Credulismo che arringa, in difesa del simbolo religioso, con argomentazioni da ‘500, da “Pace di Augusta” ( se la maggioranza è cristiana cattolica è giusto e doveroso che si esponga il crocifisso e che gli altri si adeguino; una versione riveduta del cuius regio, eius religio) oppure con bislacche argomentazioni teologiche (il crocifisso è il simbolo della sofferenza in qui tutti possono identificarsi, quando, tuttalpiù, è il simbolo della salvezza, della speranza, del rispetto altrui).

In conclusione, l’autore afferma che “c’è uno spazio pubblico che si apre a tutti, per il libero esercizio di attività individuali o di gruppo, e c’è uno spazio pubblico che appartiene a tutti, e che va gestito dalle istituzioni in rappresentanza della collettività” (p. 111).

Vorrei, infine, terminare questa recensione con le stesse, toccanti, parole adoperate dall’autore per concludere il proprio pamphlet, citando una frase di Amos Luzzatto: “Cosa metterei nelle aule delle scuole italiane? La doppia elica del Dna, l’unico simbolo del genere umano punto e basta. A prescindere dal coloro della pelle, dalla lingua, dalla religione, insomma da tutto quello che dovrebbe essere solo un particolare”. (p. 116)

GIUDIZIO:
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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Sergio Luzzatto
TITOLO: Il crocifisso di Stato
CASA EDITRICE: Einaudi
N° PAGINE: 127
ANNO DI EDIZIONE: 2011

Dal Vangelo di Tomaso

Non sono un gran credente, anzi, non lo sono affatto, ma mi piace legger i vangeli canonici e apocrifi. Questo che riporto è l’inizio del Vangelo di Tomaso, uno dei vangeli gnostici, che mi ha colpito particolarmente.

Questi sono i detti segreti pronunciati da Gesù, il Vivente, e scritti da Didimo Giuda Tommaso.
[1] […]
[2] Gesù disse: «Colui che cerca non desista dal cercare fino a quando non avrà trovato; quando avrà trovato si stupirà. Quando si sarà stupito, si turberà e dominerà su tutto.»

[3] Gesù disse: «Se coloro che vi guidano vi dicono: Ecco il Regno (di Dio) è in cielo! Allora gli uccelli del cielo vi precederanno. Se vi dicono: Ènel mare! Allora i pesci vi precederanno. Il Regno è invece dentro di voi e fuori di voi. Quando vi conoscerete, allora sarete conosciuti e saprete che voi siete i figli del Padre che vive. Ma se non vi conoscerete, allora dimorerete nella povertà, e sarete la povertà.»

 Luigi Moraldi (a cura di), I Vangeli gnostici, 2009, Adelphi, Milano, p. 5

#RECENSIONE // Théron – Piccola Enciclopedia delle eresie

Michel Théron
Piccola enciclopedia delle eresie cristiane
Presi questo libro, scegliendolo tra altri titoli nella biblioteca del mio comune, perché volevo saperne di più su alcune eresie ed era quello che mi sembrava più vicino a quello che stavo cercando; ne rimasi folgorato.
Dal titolo mi aspettavo una sorta di polpettone enciclopedico, conciso e denso di informazioni. Era comunque quello che cercavo, un testo che mi desse una buona visione delle eresie senza entrare troppo nello specialistico (insomma, non avevo bisogno di intere monografie sui catari o sui valdesi). Ma il libro era totalmente diverso.
Difatti, come dice l’autore nella presentazione del volume, non si tratta di una semplice Piccola Enciclopedia, ma ai vari lemmi Théron aggiunge un commento all’eresia stessa, ai fatti. Non adotta un rigoroso metodo storico, e lo annuncia nella presentazione, ma adopera una prospettiva più da letterato. Effettivamente leggendo l’intero libro ci si accorge di una certa spinta a romanzare i vari sviluppi dottrinali nati attorno alla figura di Gesù.
Ed è proprio questo che mi ha colpito. Non il “freddo” lavoro storiografico, ma il “calore” del commento. Certo, le varie voci contengono si gli elementi biografici fondamentali (periodo di nascita, il pensatore che ha esposto tale idea, chi l’ha combattuta, i passi biblici d’appoggio), ma questi finiscono in secondo piano, rispetto alla giustapposizione di varie citazioni bibliche e la sostanziale messa in ridicolo di alcune eresie, perché, come giustamente scrive l’autore, citando “fuori contesto si può far dire qualsiasi cosa a chiunque”, e alcuni eresiarchi utilizzavano piccole frasi cambiandone il significato o ignorando altri passi perché poco convenienti.
Certo, non è eticamente storica come metodologia di lavoro, ma questo approccio per me stimola la riflessione sul come prendere la lettura del testo biblico e sulle varie eresie stesse. Non solo l’elencazione delle citazioni del testo sacro di questa o quest’altra eresia, ma anche gli altri passi biblici, che contrastano quelle citazioni, nell’insieme permettono di avere una più chiara visione del testo religioso e permettono una riflessione maggiore sul cristianesimo e sul messaggio di Gesù.
Ed è questo il grande merito di questa Piccola enciclopedia; l’aiuto a riflettere attorno alla parola del Cristo, mettendo sul piatto moltissimi punti di vista, tra loro contrastanti.
La lettura diviene, in conclusione, estremamente salutare perché, oltre a far pensare e riflettere intellettualmente, ci pone d’innanzi a ciò che accade se vige un monopensiero dominante, dove ogni forma di eterodossia viene brutalmente combattuta, senza il minimo rispetto per le idee e le vite altrui. Non che gli eretici fossero tutti santi e i cattolici tutti demoni assetati di sangue, affatto, ogni caso è originale nella sua esistenza; ma questo libro ci educa al rispetto delle idee altrui, al dubitare delle proprie, a non dare nulla di vero per “unzione divina”, a non voler schiacciare con la forza chi non la pensa come noi, ma, piuttosto, a cercare un punto d’incontro.

GIUDIZIO:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE:
Michel Théron
TITOLO:
Piccola enciclopedia delle eresie cristiane
CASA EDITRICE:
il Melangolo
N° PAGINE:
293
ANNO DI EDIZIONE:
2006

#RECENSIONE // Flores d’Arcais – Gesù

Paolo Flores d’Arcais
Gesù. L’invenzione del Dio cristiano
Ho comprato questo volumetto poco dopo aver superato l’esame di Storia delle chiese e del cristianesimo, in un diverso contesto gesù-flores-d'arcais-difficilmente mi sarei avvicinato ad un libro su questo argomento e scritto da questo autore.
Già, perché ho scelto di acquistare questo Gesù per leggere le atee tesi di d’Arcais e metterle a confronto con quanto studiato per l’esame: un mettermi alla prova correlato da una buona dose di autocompiacimento.
Il libro è breve, poco meno di 130 pagine, appare corposo solo per la scelta editoriale di stamparlo in formato tascabile (scelta che di mio non condivido).
Lo stile di d’Arcais rimane quello con il quale l’ho conosciuto sulle pagine di MicroMega, anche se speravo che la pubblicazione di un libro divulgativo gli facesse cambiare registro; invece rimane il solito aggressivo e incalzante modo di esporre le tesi, uno stile che da sempre mi ha dato l’impressione di un “sotuttoio” che poco spazio da alle idee altrui auto-convinto della superiorità della propria (proprio quello che contesta alla Chiesa in questo testo e in altri articoli).
Così, tutto preso dalla propria attività, l’autore si inerpica su di un lavoro veramente vasto per una pubblicazione così ridotta. Tenta di fare il divulgatore di molte teorie contrastanti con la dottrina della Chiesa di Roma senza provare a farne una sintesi propria o a inserirci un proprio pensiero che non sia la solita vis polemica.
Ma d’altronde è un filosofo e non uno storico e, una volta finito di leggere il libro, vien da domandarsi perché abbia scelto di entrare in questo campo, non poteva piuttosto pubblicare un lavoro divulgativo incentrandolo sulla filosofia citando i maggiori autori atei e agnostici? A mio avviso ne sarebbe venuto fuori un testo migliore.
Il pamphlet perciò risulta un insieme di punti sviluppati più a citazioni e contro-citazioni, che con un’argomentazione, originale o non. Le stesse citazioni sono lasciate all’apparato notarile a piè pagina (a mio avviso piuttosto essenziale), senza poi una più completa bibliografia finale; c’è solo nelle “Istruzioni per l’uso” uno scarno elenco di libri. Sarebbe certamente stata gradita una bibliografia finale contenente sia le opere utilizzate, sia ulteriori opere d’approfondimento per chi avesse voluto studiare più a fondo l’argomento ( nel giustificare tale scelta, ritrovo in d’Arcais quello stile “basto io a dir le cose, porto io la verità”).
Nel concluderlo poi mi son chiesto chi potesse anche essere il destinatario di tale libro. Il papa? No di certo, lavoro è troppo misero. Qualche credente? Difficile che si avvicini a un testo del genere e ancor più difficile che nel leggerlo trovi dubbi sulla fede; girando sui forum cattolici le tesi riproposte da d’Arcais sono più e più volte confutate o confermate a seconda del contesto da cui sono state estrapolate. Il libro poi non può essere destinato a qualche non credente, visto che riprende in maniera troppo semplicistica troppi autori, anche diversi tra loro ( come posso discutere di Gesù con i cattolici citando Küng, autore cattolico?).
Alla conclusione del libro l’idea di uno scritto compiuto da un filosofo e non da uno storico prende sempre più corpo e la domanda “perché è stato pubblicato questo libro” prende sempre più piede.
In sostanza, per concludere con qualche buona parola per il libricino, l’unica parte che mi è parsa valida del libro, ben scritta, non polemica, neutra, è il “Commiato”; due facciate che contengo il riassunto dell’intero libro, il che la dice lunga sulla sostanza dello stesso: un po’ poco per le attese e promesse date dal sottotitolo, L’invenzione del Dio cristiano, e dall’introduzione.
GIUDIZIO:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE:
Paolo Flores d’Arcais
TITOLO:
Gesù. L’invenzione del Dio cristiano
CASA EDITRICE:
add editore
N° PAGINE:
127
ANNO DI EDIZIONE:
2011

San Paolo e le donne

Parlando con mia sorella durante il pranzo, mi son venuti in mente alcuni passi biblici che mi son preso la briga di cercare. Sono i passi delle lettere di San Paolo ai Corinzi e a Timoteo, dove descrive i comportamenti e gli abbigliamenti delle donne. Sono interessanti le analogie con passi coranici citati più e più volte nei talk show più comuni (es. il Parlamento o qualche programma della Finivest o “padano”) come prova della più assoluta discriminazione verso le donne dei musulmani… anche se poi, le reti commerciali italiane (sempre quelle tre) per far man bassa di ascolti svestono all’inverosimile le donne che vanno in diretta (o replica).
1Corinzi 11,2-15

2 Vi lodo poi perché in ogni cosa vi ricordate di me e conservate le tradizioni così come ve le ho trasmesse. 3 Voglio però che sappiate che di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l’uomo, e capo di Cristo è Dio. 4 Ogni uomo che prega o profetizza con il capo coperto, manca di riguardo al proprio capo. 5 Ma ogni donna che prega o profetizza senza velo sul capo, manca di riguardo al proprio capo, poiché è lo stesso che se fosse rasata. 6 Se dunque una donna non vuol mettersi il velo, si tagli anche i capelli! Ma se è vergogna per una donna tagliarsi i capelli o radersi, allora si copra.
7 L’uomo non deve coprirsi il capo, poiché egli è immagine e gloria di Dio; la donna invece è gloria dell’uomo. 8 E infatti non l’uomo deriva dalla donna, ma la donna dall’uomo; 9 né l’uomo fu creato per la donna, ma la donna per l’uomo. 10 Per questo la donna deve portare sul capo un segno della sua dipendenza a motivo degli angeli. 11 Tuttavia, nel Signore, né la donna è senza l’uomo, né l’uomo è senza la donna; 12 come infatti la donna deriva dall’uomo, così l’uomo ha vita dalla donna; tutto poi proviene da Dio. 13 Giudicate voi stessi: è conveniente che una donna faccia preghiera a Dio col capo scoperto? 14 Non è forse la natura stessa a insegnarci che è indecoroso per l’uomo lasciarsi crescere i capelli, 15 mentre è una gloria per la donna lasciarseli crescere? La chioma le è stata data a guisa di velo.

1Timoteo 2,8-15

8 Voglio dunque che gli uomini preghino, dovunque si trovino, alzando al cielo mani pure senza ira e senza contese.
9 Alla stessa maniera facciano le donne, con abiti decenti, adornandosi di pudore e riservatezza, non di trecce e ornamenti d’oro, di perle o di vesti sontuose, 10 ma di opere buone, come conviene a donne che fanno professione di pietà.
11 La donna impari in silenzio, con tutta sottomissione. 12 Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all’uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. 13 Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; 14 e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione. 15 Essa potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia.

Per correttezza informativa, in molti altri passi delle varie o presunte lettere di San Paolo, l’apostolo più di una volta mette sullo stesso piano uomo e donna, marito e moglie. Resta comunque la forza di queste parole che per secoli hanno limitato i comportamenti femminili.