#daniza @Trentino

Ad occhio, vedendo il volume dei post, 1500 circa civili palestinesi morti ammazzati valgon meno di 1 orso.

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Elezioni amministrative 2013 in Trentino

Elezioni amministrative 2013 in Trentino

sottotitolo: “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi.”

Dopo aver visto alcuni video e le foto della festa di ieri sera del centro sinistra autonomista per la vittoria alle elezioni provinciali un pensiero mi frulla in testa: esultato più questi per delle elezioni delle elezioni che i tifosi dell’Inter dopo la mitica vittoria della Champions League del 2010. Solo che l’Inter non vinceva quella coppa da 45 anni, mentre quella coalizione è sempre lì dal 1998, da 15 anni e ci resteranno per almeno altri 5. Politica da stadio insomma.

Certo che la citazione di Tomasi di Lampedusa che ho usato come sottotitolo fa un po’ riflettere sulla situazione trentina, soprattutto visto il grande astensionismo di quest’ultima tornata elettorale, in una terra che si è sempre distinta tra le zone d’Italia più partecipi al voto. Grande astensionismo che colpisce ulteriormente dopo che, nel giro di soli otto mesi, ben 80mila trentini hanno preferito rimanere a casa piuttosto che spendere una decina di minuti per recarsi ai seggi e votare.

Probabilmente qualcosa si è inceppato nel rapporto tra istituzioni e cittadini. E non credo che la causa siano il pantano melmoso di Roma che i media ci propinano in tutte le sue forme a qualunque ora del giorno e della notte.

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#RECENSIONE // Baratter – L’Autonomia spiegata ai miei figli

Lorenzo Baratter
L’Autonomia spiegata ai miei figli

Premessa:
La ragione che mi ha spinto a leggere questo saggio è sostanzialmente politica.
Se c’è una cosa che proprio non digerisco è lo sfruttamento della Storia per meri fini politici: la riscrittura dei fatti o il metterne in evidenza solo alcuni nascondendone altri. E’ una cosa delle gravi conseguenze sociali, visto che il continuo martellamento mediatico di determinati messaggi può portare a cambiamenti di idee e delle identità con pericolose conseguenze: Hitler e il suo esempio devono rimanere come monito al riguardo!
Per cui, sapendo la vicinanza politica di Baratter a certi ambienti trentini ( il suo libro Storia dell’Asar è stato più e più volte presentato in compagnia del Patt), ho preso in mano L’Autonomia spiegata ai miei figli, più per il contenuto politico che questo potrebbe avere che per un reale interesse. Ma, come penso, bisogna pur sempre leggere i libri per poterne criticare il contenuto; criticare così, a spanne, solo in base a supposizioni non fa che creare un danno alla cultura. Anche perché può sempre accadere di rimanere sorpresi dal contenuto del testo e rivedere le proprie opinioni al riguardo, cosa che mi è capitata leggendo Terzani ed è quello che spero ogni volta che prendo in mano un libro di un autore, saggista e non, del quale diffido: la speranza di trovare un contenuto che mi sorprenda in positivo scacciando i pregiudizi.
Fatta questa premessa, che ritengo doverosa, posso iniziare con il commento al libro.
Recensione:
Sinceramente son rimasto sorpreso, in negativo, da questo libro, malgrado i pregiudizi sopra detti.
Fin dalle prime pagine (purtroppo sarebbe più corretto dire, dalla prima pagina!) emergono semplificazioni che tracimano in inesattezze. Apprezzo moltissimo l’idea di ricalcare Ben Jelloun e il suo bellissimo Il razzismo spiegato a mia figlia, ma lo scrittore marocchino non è mai superficiale nello scrivere, eppure il suo tema è molto più profondo e complicato da spiegare: il razzismo è più complicato dell’autonomia.
E, se il razzismo è un tema anche etico, oltre che politico, con l’autonomia tocchiamo prettamente temi politici: semplificare non fa che soffiare sul fuoco della disinformazione e spingere verso predeterminati lidi politici.
Il succo del libello è un percorso millenario del Trentino (identificato sempre come corpo unitario, ignorandone le singolarità e peculiarità dei vari luoghi) sempre avvolto dalla coperta aurea dell’autonomia; autonomia dipinta come affermazione delle libertà e della democrazia delle comunità medievali della provincia. Non si capisce bene la commistione libertà e democrazia in Carte che regolamentavano l’uso dei boschi e dei pascoli. Non si capisce neanche perché continua ad aleggiare nelle pagine l’idea di una storia del Trentino dove tutti si volevano bene, dove tutti aiutavano gli altri in nome dei principi cristiani, dove le scelte erano condivise sia dal popolo sia dai centri dominanti. Periodo idilliaco di pace e tranquillità che termina con la Prima guerra mondiale, guarda caso scatenata dall’Italia tramite un tradimento (il famoso tradimento dei patti della Triplice Alleanza, un palese falso storico perché fu l’Austria Ungheria per prima nel 1908-1909 in Bosnia a non rispettarli).
Ma da un culture della storia simili semplificazioni non si possono accettare, non si possono accettare da nessuno ad essere sinceri. I centri dominanti in Trentino erano molteplici (non c’era solo il Principe Vescovo) e questi non riconoscevano ma concedevano (facevano calare dall’alto per intenderci). I sani principi cristiani tanto esaltati come esempio di bontà e nobiltà d’animo, sono quelli che fecero stragi di ebrei ( il processo a seguito del ritrovamento del cadavere del Simonino), fecero bruciare donne come streghe fino al 1700 e che nel 1800 inoltrato obbligarono a trasferirsi una comunità protestante dalle montagne tirolesi.
Ma la stessa pretesa di “secoli di pace e di convivenza tra culture diverse” (p. 21) è ridicola, mistificatrice, dichiarazione totale di ignoranza voluta degli eventi di storia locale. Ho scritto voluta perché nel libro viene ovviamente richiamata la figura di Alcide De Gasperi, il grande statista trentino, più e più volte citato dai politici nostrani, indicato quasi come il Padre dell’autonomia. Bene De Gasperi è l’emblema di una non convivenza e di una non pace: egli stesso fini in carcere a seguito a degli scontri ad Innsbruck, quando, quelli che secondo l’autore ci volevano bene e ci rispettavano come italiani, non volevano concederci né un’università italiana né dei semplici corsi in lingua italiana.
E nel libro la trattazione continua con queste inesattezze. Fenomeni culturalmente e politicamente importanti, come il liberismo trentino ottocentesco, viene solo accennato; per non parlare della semplicità e velocità con il quale vengono trattati temi importanti del secondo dopoguerra come il terrorismo altoatesino (eh, se si vuole dipingere l’idea di un territorio della pace non si può dire che si mettevano bombe e si uccideva) o lo scontro Trento – Bolzano (i trentini amavano così tanto i sudtirolesi che tentarono in tutti i modi di allontanarli dalla gestione del potere, denotando un latente e lungo e rancore o anche uno squallido attaccamento alla poltrona).
Potrei continuare a lungo così, gli esempi di semplificazione in questo libro abbondano. C’è quasi da chiedersi il senso di perdere quasi dieci pagine a copiare lo statuto d’autonomia per spiegare le competenze e i ruoli della Provincia: quelle pagine si potevano impiegare per spiegare meglio i continui concetti mal espressi.
Per concludere, tutte queste cose danno l’idea di un libro scritto più sui sentito dire e sui luoghi comuni, che un libro scritto da uno storico abituato ad adoperare fonti di vario tipo (cosa che Baratter sa fare bene, nella sua Storia dell’Asar l’apparato bibliografico è notevole).Ripensando poi alla dedica del titolo, ai miei figli, insomma, se io dovessi spiegare una cosa a mio figlio cercherei di spiegarla nel modo più completo possibile, non in maniera lacunosa e incompleta.
GIUDIZIO:

*


DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO

AUTORE: Lorenzo Baratter
TITOLO: L’Autonomia spiegata ai miei figli
CASA EDITRICE: Egon
N° PAGINE: 78
ANNO DI EDIZIONE:  2011

"e di sudditi si fanno tua partigiani": Machiavelli e il Trentino

Studiando per l’esame di letteratura italiana il De principatibus ( o Il Principe) di Machiavelli, mi son imbattuto in questo passo particolare:
Cap. XX par. 5 “Non fu mai adunque che uno principe nuovo disarmasse e’ suoi sudditi: anzi, quando gli ha trovati disarmati, sempre gli ha armati; perché armandosi1, quelle arme diventano tua, diventano fedeli quelli che ti son sospetti, e quelli che erano fedeli si mantengono, e di sudditi si fanno2tua partigiani.”
Questo paragrafo mi ha stupito per la lucidità dell’analisi politico – sociale.
E’ ormai qualche anno che nel Trentino soffia il vento impetuoso del revisionismo storico e politico, con tentativi di appigliarsi ad ogni cosa pur di evocare un (non si sa bene quale) aureo passato asburgico.
Ed è questo che mi ha colpito del passo machiavellano. Infatti, il buon Niccolò nel 1509 era al seguito dell’imperatore Massimiliano I nel Tirolo; qui probabilmente avrà sentito e discusso dei tentativi di creare milizie popolari locali, milizie che hanno da sempre infiammato il Machiavelli (su il loro valore spende capitoli interi nel Principe). Due anni dopo quella legazione, nel 1511, Massimiliano I emetterà il Landlibell che permetterà la creazione dei corpi paramilitari, noti ai più come schützen o bersaglieri (già perché Trentino avevano nome in italiano, ma lo sciovinismo pantirolese tende ad oscurare questi fatti).
Machiavelli dice che armando i propri sudditi essi si faranno partigiani. Bé, cavolo, a leggere, sentire, dei discorsi “autonomistici” degli ultimi tempo il buon Niccolò ci ha preso in pieno! Esaltazione dell’Hofer (proprio mentre il mondo tirolese ha ormai compiuto una sana riflessione storica sul personaggio) come eroe mitico, la propaganda enorme per l’anniversario del Landlibell, i continui discorsi pubblici di esponenti politici che richiamano il passato asburgico come periodo d’oro (bah) e i desideri mal celati di tornare a vivere quasi come cinquecento anni fa (anche perché idealizzando il passato si pensa che sia l’epoca d’oro, quando invece non lo è).
Insomma, tirando le somme, Machiavelli vide lontano con la sua affermazione sui partigiani, determinati atteggiamenti di alcuni trentini ne sono la conferma.
1 ‘se vengono armati da te’ (sogg. i sudditi); non si tratta di dare armi ai sudditi, come privati, ma di inquadrarli militarmente (Sasso).
2 sogg. ‘tutti quanti’

Stella – Se il vice di Durnwalder guadagna più di Sarkozy (dal Corriere della Sera)

Interessante articolo del solito Stella solito nell’indagare là dove la politica abusa dei quattrini che ha a disposizione. Anche due provincie come quelle del Trentino e dell’Alto Adige, ben amministrate, non sono immuni dalle critiche del giornalista del Corriere, critiche che hanno colpito il segno visto l’enorme polverone sollevato nelle stesse provincie, con i due governatori immediatamente pronti a sbraitare contro “l’attacco all’autonomia”, non spiegando bene che c’entra l’autonomia con i loro stipendi d’oro (link).
 
Se il vice di Durnwalder guadagna più di Sarkozy
Dai presidenti agli assessori di Alto Adige e Trentino, i super stipendi delle Province autonome vincono su tutti

MILANO – Bravissimi, bravissimi, bravissimi. Pagato il pedaggio di riconoscere a trentini e altoatesini che le loro terre sono governate meglio di gran parte del resto d’Italia, si può sommessamente dire che non va bene che un assessore bolzanino guadagni di più che un ministro di Berlino?

Luis Durnwalder
Luis Durnwalder

Lo denuncia, col titolo «Fette Diäten» (Grasse indennità) il quotidiano sudtirolese Neue Südtiroler Tageszeitung , diretto da Arnold Tribus, liberale, radicale, amico di Alex Langer, malvisto dai separatisti almeno quanto è amato da chi auspica un Alto Adige europeo e serenamente bilingue. Meno male. Meno male perché non c’è occasione in cui chi tocca il tema dei costi della politica quassù, sollevando perplessità su certe storture che scatenerebbero l’iradiddio se avvenissero a Napoli, Palermo o Catanzaro, non venga investito dal lamento per l’onore offeso delle genti alpine. E come sui Nebrodi o in Aspromonte divampano i sospetti sul complotto nordista, qui dilagano i dubbi su una congiura anti-autonomista.

Esente dal sospetto di essere nemica dell’autonomia, che anzi difende accanitamente, la Tageszeitung si prende dunque la libertà di dire cose scomode. A partire da certi confronti. Non solo quello noto tra le buste-paga mensili di Luis Durnwalder (appena limata a 25.620 euro) e Barack Obama (23.083 al cambio di ieri), ma tanti altri. Che potrebbero consentire al giornale di rifare il titolo ironico di tre anni fa: «Poveri tedeschi!».Poveri davvero, sia quelli di Germania sia i cugini austriaci. Il giornale, sommando indennità, diarie e rimborsi forfettari, fa ad esempio un paragone tra gli introiti mensili reali (se poi ciascuno dà soldi al partito è un’altra faccenda, ma non può essere a carico dei cittadini) di rappresentanti istituzionali più o meno paralleli.

Bene, il presidente del parlamento del Libero Stato di Baviera, Barbara Stamm, guadagna ogni mese al lordo 14.841 euro. Quello del Bundestag a Berlino, Norbert Lammert, 16.504. Quella della Camera austriaca Barbara Prammer, 17.136. E quello del consiglio provinciale altoatesino Mauro Minniti 21.440. Più del doppio rispetto al pari-grado del Tirolo austriaco Herwig Van Staa, che di euro ne prende, dice la «NST», 8.902.
Ma sono tutti i paragoni del giornale tedesco a essere, diciamo così, curiosi. La vicepresidente dell’assemblea provinciale bolzanina Julia Unterberger, con 17.220 euro lorde, risulta avere ogni mese quasi seimila bigliettoni in più rispetto a Hillary Clinton, che come segretario di Stato americano guadagnerebbe, stando ai siti ufficiali, 136.204 euro l’anno, cioè 11.350 al mese.
Certo, Durnwalder ha ragione quando dice che lavora 17 ore al giorno (chi vuole controlli: alle sei di mattina è in ufficio) e che il suo stipendio è «un terzo di quello del direttore generale della Cassa di risparmio locale». La Bbc , l’anno scorso, fece la lista degli uomini più pagati del pianeta: David Tepper riceveva da Appaloosa Management un salario di 4 miliardi di dollari, George Soros dal Soros Fund 3,3, James Simons da Renaissance Technologies 2,5. E bene ha fatto Obama a sottolineare più volte che sono cifre offensive. Detto questo, però, lì parliamo di soldi «privati» (tra virgolette, ovvio: in caso di tracolli finanziari troppo spesso sono tirati poi in ballo i governi e con loro i cittadini) e qui di soldi «pubblici». E i confronti si fanno tra figure confrontabili.

Ed ecco che colpisce il distacco non solo tra il «lordo» mensile di Durnwalder rispetto al governatore del Tirolo Günther Platter, che con 13.353 euro prende poco più della metà del «cugino». Ma più ancora quello del presidente della giunta provinciale trentina Lorenzo Dellai (21 mila euro: erano 21.539) rispetto a quello del cancelliere Angela Merkel: 18.883. È demagogico chiedere se sia normale che Rosa Thaler, presidente dell’assemblea regionale trentina (organo ormai svuotato dal rafforzamento dei due consigli provinciali che lo compongono abbinandosi ogni tanto) abbia una busta paga di 21.300 euro, cioè maggiore di quella del cancelliere austriaco Werner Faymann? O che Hans Berger, il «vice» di Durnwalder, prenda 24.360 euro lordi al mese contro i 21.133 di Nicolas Sarkozy?
Quanto ai «soldati semplici», accusa il giornale tedesco di Bolzano, le differenze sono altrettanto nette: un «deputato» del land bavarese prende 6.881 euro lorde al mese, un consigliere tirolese a Innsbruck 4.748, un parlamentare al Bundestag di Berlino 8.252, uno alla Camera viennese 13.872. Sopra a tutti, un consigliere provinciale altoatesino se ne ritrova in busta paga 14.000. Se il segretario generale dell’Onu Ban Ki moon ne prende 13.823 c’è o no qualcosa che non va? O c’è chi pensa di cavarsela con la tesi che è Ban Ki moon a esser sottopagato?

Sono sottopagati i ministri germanici del governo Merkel e quelli austriaci del governo Faymann, che secondo la «NST» prendono rispettivamente 16.300 e 16.320 euro al mese o sono pagati troppo gli assessori altoatesini che di euro ne portano a casa mensilmente, ancora al lordo, 23.100? Torniamo a dirlo e ridirlo: qui non si contesta l’accordo internazionale che ha garantito giustamente all’Alto Adige e di sponda al Trentino una larga autonomia. E ci è facile riconoscere a chi ha governato quelle montagne, quelle valli, quelle città bellissime non solo di essersi fatto carico di mille competenze (strade, scuole, sanità, paesaggio…) altrove a carico dello Stato, ma di aver lavorato meglio di altri. La prova: Bolzano e Trento svettano sempre in cima a tutte le classifiche sulla qualità della vita.

Ma proprio per difendere quei risultati occorre che quelle autonomie virtuose si sgravino delle zavorre denunciate anche da giornali non certo centralisti come il Corriere del Trentino di Enrico Franco o l’Adige di Pierangelo Giovanetti. Che dopo aver espresso dubbi su certe prebende trentine (17.949 euro agli assessori, 9.432 al sindaco del capoluogo, 8.847 a quello di Rovereto, 7.461 a quello di Comuni come Riva del Garda: proporzionalmente 66 volte più di quello di Milano) hanno messo sotto accusa l’accumulo sbalorditivo di enti locali. Che qui sono cinque: Regione, Provincia, Comuni, Comunità di Valle e Circoscrizioni. E tutte distribuiscono soldi. Basti dire che le 16 «comunità» danno ai membri degli esecutivi almeno 867 euro, ai vicepresidenti almeno 1.060, ai presidenti da 2.891 a 3.533. Quanto alle circoscrizioni, che sono 12 a Trento e 7 a Rovereto nonostante siano state abolite in tutt’Italia sotto i 250.000 abitanti, i soli presidenti costano 360.000 euro l’anno. L’Adige ha fatto i conti: la spesa totale per le indennità dei 5 organismi è di 50.468.000 euro l’anno. Pari a 95,3 euro per abitante. Tutti «costi indispensabili della democrazia»?

Gian Antonio Stella

link all’articolo

La firma contro le Comunità di Valle: una riflessione

Da qualche giorno è iniziata la raccolta firme (qui e qui), ad opera della Lega Nord, per indire il referendum per abolire le Comunità di Valle. Dopo una legge approvata nelle polemiche e nel silenzio nei confronti dei cittadini messi di fronte al fatto compiuto, dopo un anno di proteste più o meno forti di partiti, singoli politici, gruppi di cittadini o singoli cittadini, il partito più di lotta ( e contro questa legge), la Lega, è riuscita a far approvare il referendum; ora deve solo raccogliere le 8000 firme necessarie per farlo approvare.

il manifesto della Lega Nord

Subito è iniziato il tiro al bersaglio del duo UPT&PATT contro l’azione leghista. I primi insistendo sulla bontà della nuova istituzione, sul bisogno di tempo perché questa entri a pieno regime; i secondi aggiungendo anche il loro solito slogan “leghisti nemici dell’autonomia”.

Io son sempre stato contrario a questa riforma istituzionale, non mi è mai piaciuta e l’ho sempre ritenuta un carrozzone per i vari trombati dalle elezioni, oltre che un’enorme spesa inutile (qua l’articolo che scrissi, male, frettolosamente, abbozzando idee che poi ho affinato, nel periodo pre elezioni per le Comunità nel settembre 2010); per cui ho trovato estremamente naturale andare a firmare, oggi, ai banchetti della Lega Nord.
Me ne sono fregato che fosse la Lega Nord a promuovere questa riforma, quella Lega che io stesso non esito a definire anti-italiana (io che mi sento fortemente italiano), razzista (o comunque xenofoba), retrograda e ignorate; me ne sono fregato perché in questo momento è l’unico partito che si è dato da fare e che rappresenta la mia idea nei confronti di queste Comunità, l’unico che si è dato da fare per provare a cancellarle. Sarei andato a firmare al banchetto di ogni altro partito, pur di fare qualcosa contro questa riforma che trovo assurda e dispendiosa.

Io sono contrario a questi nuovi enti perché li ritengo economicamente dispendiosi, oltre che un abuso dell’autonomia. Nella mia visione autonomia non significa dopare il sistema di amministratori, di politici (in Trentino su circa 500.000 abitanti ci sono circa 6200 – per difetto – amministratori!!), ma ottimizzare e migliorare il benessere dei cittadini sfruttando le competenze che si hanno. Continuare a creare enti era una pratica diffusa nell’ex Urss, tipica di un regime che si basava sull’assegnare incarichi su incarichi ad amici e parenti per avere sempre vaste clientele e appoggi che davano potere. In una provincia come la nostra con un territorio montuoso e ricco di comuni piccoli-piccolissimi, più naturale risultava, e risulta, l’accorpamento degli stessi; accorpamento che avrebbe creato enti più forti, con più potere d’intervento sia territoriale sia economico. Questo avrebbe consentito una grandiosa razionalizzazione degli interventi, ad esempio, stradali nella provincia: non più opere spezzettate su richiesta dei comuni aspettando mamma Provincia, ma iniziative proprie dei nuovi comuni, che avendo un territorio più vasto, potrebbero progettare idee più funzionali e pratiche, con larghe visioni d’insieme. La prova di ciò che dico la si evince dai risultati delle elezioni delle Comunità di Valle: le zone più densamente popolate, la Vallagarina (37,97%) e l’ Alto Garda e Ledro (31,86%) hanno sonoramente bocciato la riforma, mentre nelle zone dei comuni piccoli e deboli l’affluenza è stata “maggiore” (sulle restanti 13 comunità solo 7 hanno superato la soglia del 50%, rimanendo, tranne per un caso, sotto il 56%): a significare che nei piccoli centri i cittadini sentono il bisogno di un cappello più grande.
Da sottolineare, infine, che l’affluenza è stata del 44,47%: una bocciatura totale! (qui un riassunto completo delle elezioni)

Ecco quindi che salta all’occhio l’opportunità di trasformare questo dato in una vera Riforma, con la R maiuscola: accorpare i comuni trentini, ora 217 (anche più del lontano periodo asburgico, tanto idealizzato da certi partiti), molti anacronistici, comuni che, nella nostra epoca della comunicazione istantanea, non servono più. E’ l’ora di abbandonare l’idea che l’autonomia significhi rendere amministratori tutti i cittadini come se diventando amministratori si partecipi al governo della cosa pubblica e al bene comune. Il dovere civico è un altro e lo si compie anche non avendo una tessere politica e non sedendo su qualche poltrona. Invece c’è in questa provincia, propagandata da qualche anno, quest’idea marcia di autonomia, che non è più autonomia in senso proprio ma “faccio io da solo, stai via”, si abbandona l’idea di cooperazione tra i cittadini e gli enti; ma la cosa più grave, è che mi sembra leggere, nelle righe di queste manovre, una precisa volontà centrale di Trento di creare enti di per sé deboli per sfiancare le resistenze alle decisioni centrali e governare con più libertà e “autoritarismo”, imbrigliando e incatenando la tanto sbandierata autonomia degli enti locali.

Una fotografia, una provocazione

Schuetzen
 (foto tratta dalla pagina Facebook de l’Adige)
Qualche mese fa alla proposta della Lega Nord di istituire le “ronde”, ribattezzate poi, con molta ironia “Ronde padane”, praticamente ogni forza politica avversa iniziò un campagna contraria a questa decisione. Chi con dell’ironia, chi invocando il golpe, chi agitando il razzismo, chi la secessione, chi qua, chi là.

Ora guardate la foto qua sopra, che rappresenta un momento della sfilata Schutzen per commemorare un’autonomista roveretano scomparso negli anni ’80, con lo stesso occhio ironico, denigratorio, strafottente o preoccupato col quale avevate guardato a quell’iniziativa leghista. Bé che ci vedete? Io ci vedo un gruppo di uomini in divisa che girano armati per le vie affollate di una città. Persone che nei loro capi e nelle loro sponde politiche più e più volte hanno dichiarato (ancor più dei leghisti) di non sentirsi italiani e di sentirsi, a seconda, trentini, tirolesi, austriaci o austro-ungarici (!!!). Se dovevamo preoccuparci delle disaramate ronde leghiste (d’altronde potevano girare con solo le mantelline e un cellulare) perché non dovremmo preoccuparci di gente che gira armata di tutto punto per le città?? Bossi ha sempre urlato di avere “milioni di baionette pronte a scendere dalle valli”, questi le armi le fan già girare per le città; e ci fosse qualche pazzo che inizia a sparare a caso?

Oltretutto la foto è stata scattata a Rovereto: la Città della Pace! E a questi è permesso di girare armati per la città; è permesso, per commemorare uno di loro, di sparare, a salve, ma di sparare!!!

Solo perché uno ha un cappello piumato allora non può essere considerato folk, mentre se ha una mantellina diventa un pericoloso razzista!!!