L’invenzione del Medioevo

Qui nel link sotto ho messo il capito conclusivo di quel bel manuale di storia quale è Storia Medievale di Massimo Montanari. In questo capitolo, lo storico analizza le fortune e le sfortune dell’idea di “medioevo” da quando è stata coniata fino ai giorni nostri, arrivado a sperare una eliminazione dello stesso termine dal vocabolario.

Massimo Montanari, L’invenzione del Medioevo (secoli XV-XXI)

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#RECENSIONE // Wu Ming – Altai

Wu Ming
ALTAI
Dopo aver divorato Q in pochissimi giorni, con un famelico furore librario mi son fiondato su quello che ne è ( o dovrebbe) il sequel, cioè Altai
Ho scritto dovrebbe perché Altai segue sì temporalmente Q, ma il mitico protagonista di quest’ultimo, il riformista, il rivoluzionario Senza Nome (qui chiamato Ismael), non è che una semplice, ma comunque incisiva, comparsa.
AltaiLa storia prende piede laddove si era interrotta: da Venezia si viaggia verso l’Oriente, verso l’Impero Ottomano.
Il protagonista, tal Emanuele de Zante, è un ebreo veneziano che ha sempre celato all’autorità la sua origine religiosa/etnica. Smascherato e incolpato di un attentato (come ebreo è inaffidabile e infedele allo Stato) è costretto alla fuga. Giunge così alla corte dei Nasi/Miquez, marrani portoghesi, incontrati alla fine di Q proprio come ultimi alleati e protettori di Ismael, ma costretti alla fuga ad Istanbul. Anche in Altai questa nobile e ricca famiglia svolge il compito di protettrice del personaggio, anche se i suoi componenti saranno molto più coinvolti nella trama e nel destino stesso del de Zante.
Ormai son passati gli anni di fuoco nell’Europa e con la Pace di Augusta del 1555 e l’abdicazione di Carlo V dell’anno successivo le vicende del libro non hanno più come punto focale i sanguinosi contrasti religiosi nella vecchia Europa. Le vicende ormai scorrono su un piano eminentemente politico, con la religione lasciata lì, sospesa sullo sfondo impalpabile. Sfondo dal quale entra a sprazzi nella trama: i rapporti degli ebrei con le altre confessioni (non più solo i cristiani – cattolici o riformati – ma anche i musulmani), i pregiudizi degli altri monoteismi verso gli ebrei e, infine, la battaglia di Lepanto (1571).
Devo ammettere che la troppa foga mi ha rovinato il libro. Come sempre accade, se l’opera prima coinvolge troppo, il primo impatto con il/i sequel è spesso una delusione. E anche in questo caso le aspettative erano troppo alte. Ovviamente, mettendolo da parte e riprendendolo dopo qualche tempo, la lettura ne ha tratto vantaggio e ho potuto assaporarlo meglio.
Però, questo libro non ha quello sfondo, quell’aria di persisente rivoluzione, quel desiderio di rinnovamento che anima lo svolgersi dei fatti. È semplicemente un romanzo storico che snocciola elementi e fatti del passato, su tutti la Guerra per Cipro tra Veneziani e Ottomani con il poderoso assedio di Famagosta e la già citata Battaglia di Lepanto.
Trattandosi di fatti si sa già dove porteranno, i Wu Ming non modificano la storia per un piacere letterario; in questo modo non danno più lo spazio alle illusioni delle riforme, dell’idee di Q e questo lo si nota soprattutto nelle pagine dove compare Senza Nome, ormai vecchio e disilluso dal mondo, che vuole andare sempre più ad est, lontano dalle proprie origini, dalla profondità dell’Europa teutonica, ma anche lontano da quel mondo che l’ha adottato, seppur per pochi anni.
In conclusione, perché leggere Altai se non ha quella stessa carica emozionale di Q? Bé, perché è comunque la chiusura del cerchio iniziato con lo stesso Q e in questo modo l’animo del lettore scopre le ultime vicissitudine dell’eroe del primo romanzo a cui tanto si era legato; oltretutto Altai va a concludere un periodo storico come le guerre di religione europee proiettando la lunga ombra della decadenza ottomana nel Mediterraneo e i nuovi rapporti tra ebrei e resto delle confessioni, fattori da li in poi sempre più importanti, sopratutto i secondi. Infine, ritengo come validissimi motivi per leggere Altai i commenti dei recensori del Giornale e di Libero, che ne sconsigliano la lettura bollandolo come comunista.
Last but not least, anche Altai lo si trova in da scaricare dal sito ufficiale dei Wu Ming, assieme a tutte le altre loro pubblicazioni, cosa invitante sulla quale altri autori dovrebbero prendere spunto: una rapida lettura via rete per capire se realmente il libro interessa e poi, se veramente colpiti, l’acquisto del più comodo cartaceo, evitando spese inutili.

GIUDIZIO:
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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO AUTORE: Wu Ming
TITOLO:  Altai
CASA EDITRICE: Einaudi
N° PAGINE: pagine
ANNO DI EDIZIONE: 2009

#RECENSIONE // Brandt – L’epoca tardoantica

Hartwin Brandt
L’epoca tardoantica
La vulgata storica vuole che con il crollo della dinastia dei Severi (191 – 235) e l’arrivo sul trono imperiale di Diocleziano (284), passando per la cosiddetta anarchia militare, ci sia una cesura netta tra l’impero romano che veniva e quello che da li sarebbe venuto, una cesura che produrrà quelle debolezze che porteranno alla crisi e alla definitiva caduta dell’impero fondato da Roma.

Ora non è più così. Negli ultimi decenni nuovi studi storiografici hanno dato una dignità propria a quel periodo storico che, appunto, va da indicativamente da Diocleziano al tentativo di ripristinare l’impero nella sua interezza di Giustiniano. Questo periodo assume il nome di “tardo antichità”, laddove “tardo” non ha più il significato di qualcosa che va a scomparire, ma è invece un periodo di transizione, di passaggio dal mondo antico a un mondo che verrà dopo, e che sarà quello medievale. E proprio in questo periodo che si svilupperanno gli usi, i costumi, le leggi e le forme statuali che si definiranno meglio nel medioevo più maturo. “La continuità si affianca alle fratture: la fine dell’antichità è dunque anche un inizio.” (p. 8)
Il saggio di Brandt ripercorre sinteticamente le tracce lasciate da questo periodo analizzandone i mutamenti, non solo politici ma anche sociali – culturali e non disdegnando un attento sguardo al fattore religioso. Perché è proprio nell’incontro – scontro tra i romani e i “barbari”, sempre vituperato dalla vulgata, che trae origini l’Europa che oggi conosciamo. Ed è importante questo, non vi è stata una distruzione del mondo romano, anzi “senza l’antichità l’Europa non sarebbe quello che è diventata” (p. 97). Infatti i semi dell’antichità erano ben piantati e diedero continui frutti anche nel medioevo e li danno ancor oggi.

GIUDIZIO:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Hartwin Brandt
TITOLO:  L’epoca tardoantica
CASA EDITRICE: il Mulino
N° PAGINE: 115
ANNO DI EDIZIONE: 2010

#RECENSIONE // Del Col – L’inquisizione in Italia

Andrea Del Col
L’Inquisizione in Italia dal XII al XXI secolo
“Nessuno si aspetta l’Inquisizione Spagnola!” (Monty Python)

Questa storia dell’Inquisizione condensa i più di 800 anni di storia di questo fenomeno religioso, in quasi altrettante pagine: quasi una pagina per anno! Un enorme lavoro di ricerca, analisi e sintesi.
Il risultato è magistrale. Va messa in preventivo, vista la mole del lavoro, la pesantezza in alcuni passaggi, data soprattutto dall’abbondanza di dati, percentuali e statistiche varie. Fatta eccezione di questo, il manuale si presta a letture anche meno puntuali e specialistiche; ha un taglio, in alcuni suoi tratti, divulgativo, per così dire. Per dirla con le parole dell’autore, “questo libro non è un manuale, ma una storia critica del controllo di dottrine e comportamenti religiosi devianti svolto in Italia dalle istituzioni a ciò preposte. Esso presenta […] i dati e le questioni più importanti, organizzati in un disegno sintetico, che è contemporaneamente cronologico e tematico” (p. 12).

Purtroppo però la mole cospicua del volume intimorisce anche il lettore più accanito: trovarsi tra le mani il classico “mattone” non facilità l’approccio al testo, visto oltretutto l’argomento complesso. A facilitare la lettura però è l’impostazione adottata; il lettore può così tranquillamente girovagare tra i capitoli e i paragrafi del libro, scegliendo quelli che più l’interessano, sfruttando questo testo come una sorta di dizionario inquisitoriale ed evitando una lettura integrale per rispettare l’esatta cronologia degli eventi.
Ecco quindi che i capitoli sui templari, Giovanna d’Arco, Giordano Bruno, l’Inquisizione Spagnola, la stregoneria (solo per citarne alcuni) assumo una diversa luce, visto che son problemi affrontati in poche pagine e diventano alla portata di tutti.

Oltretutto l’inquisizione è argomento estremamente spinoso da affrontare, sopratutto in Italia, ma viene superato dal Del Col brillantemente, evitando gli ostacoli delle varie leggende, la “nera” (che vede nell’Inquisizione uno strumento assetato di sangue) e la “bianca” (che tende a tralasciare l’effettiva coercizione su idee e opinioni, e le conseguenti pene pecuniarie e corporali), dando al lettore, anche il più sprovveduto sull’argomento, una visione d’insieme chiara e storica del fenomeno “inquisizione” e tutto quello che ci girava attorno.

Giudizio:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE:Andrea Del Col
TITOLO: L’Inquisizione in Italia dal XII al XXI secolo
CASA EDITRICE: Mondadori
N° PAGINE: 963
ANNO DI EDIZIONE: 2006