Satira e vignettistica sovietica

da Gian Pietro Piretto, Il radioso avvenire. Mitologie culturali sovietiche, 2001, Einaudi, Torino.

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#RECENSIONE // Falqui Massidda – Germania, perdono

 Guido Falqui Massidda 
GERMANIA, PERDONO
Brevissimo libricino, sole 53 pagine, ma intenso.
Ignorando volutamente le colpe tedesche perpetrate durante il regime nazista sia contro gli ebrei sia contro le popolazioni dei Paesi occupati, l’autore riflette su quello che i tedeschi hanno subito, sopratutto la popolazione civile, dall’inoltrato ’44 al primo triennio dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Violenze fisiche alle quali si somma la violenza sociale, psicologica di uno Stato diviso in due per quarant’anni.
Falqui Massidda chiede dunque perdono, un perdono per le donne stuprate, i bambini uccisi, gli uomini mutilati, violenze che dovettero essere ingoiate e dimenticate per realpolitik alla fine della guerra mondiale. Chiede così perdono, un perdono dai toni cristiani, quello del porgere l’altra guancia. Milioni di persone, civili inermi, hanno subito atroci violenze senza che mai queste venissero riconosciute pubblicamente o che ne iniziasse un dibattito pubblico. Tutto, come accennato prima, per motivi di politica: poteva forse la Germania dell’Est rinfacciare qualcosa all’alleato polacco o sovietico? Impossibile. Potevano forse i tedeschi dell’ovest chiedere giustizia per i bombardamenti a tappeto, per la distruzione di Dresda?
Anche la ricerca storica ha tardato ad affrontare questi temi, lasciati così in balia degli estremisti o dell’oblio del tempo, creando lacerazioni e divisioni latenti tra popolazioni e nelle stesse persone coinvolte. La ricerca storica però affronta il problema da un altro punto di vista rispetto al Massidda. Lo sguardo storico riconosce enormi patimenti alle popolazioni tedesche ma queste subirono solo ciò che provocarono: chi semina vento raccoglie tempesta, dice la Bibbia ( a tal proposito invito chi fosse interessato a guardare su youtube la lezione del prof. Corni sugli spostamenti forzati di popolazioni nel periodo affrontato dal Massidda sopratutto per la riflessione sul mondo tedesco, oppure la lettura del suo libro “Popoli in movimento” – da me qui recensito).
Falqui Massidda come accennavo all’inizio chiede un perdono cristiano, quello del porgere l’altra guancia, indifferente ai torti o alle offese subite. Una donna violentata è una donna violentata, così come un bambino ucciso è un bambino ucciso a prescindere dall’etnica, dalla nazionalità, dalle colpe dei padri o dei governanti.
 
GIUDIZIO:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Guido Falqui Massidda
TITOLO:  Germania, perdono
CASA EDITRICE: Nicolodi
N° PAGINE: 53
ANNO DI EDIZIONE: 2007

#RECENSIONE // Corni – Popoli in movimento

Gustavo Corni

POPOLI IN MOVIMENTO


Questo interessante saggio ripercorre sinteticamente alcuni dei più drammatici e traumatici spostamenti e migrazioni forzate durante i martoriati, e maledetti, quarant’anni che vanno dalla prima guerra mondiale alla fine della seconda (1914 – 1950 ca); il tutto però, senza dimenticarsi di dare un occhio alle migrazioni odierne, anche queste col loro carico enorme di sofferenze, anche loro col loro triste carico di violenze etnico-razziali ( come non ricordare i massacri fra Hutu e Tutsi in Ruanda nel 1994).
I primi capitoli sono dedicati alla situazione del Mediterraneo orientale, cioè ai rapporti tra l’Impero ottomano e le minoranze non turche al proprio interno e ai rapporti con la Grecia. Corni si sofferma su una delle prime pagine nere del Novecento, quello che parrebbe il genocidio del popolo armeno perpetrato dai Turchi ottomani all’indomani dell’entrata, a fianco degli Imperi centrali, nella Prima guerra mondiale. Con quelle che saranno poi le “solite scuse” i Turchi mettono in atto un vero e proprio programma di annientamento etnico contro una popolazione colpevole sostanzialmente di non essere turca e di aiutare il nemico esterno o chissà che altro. Subito dopo rimane sempre in quella zona geografica per guardare al conflitto greco-turco scoppiato immediatamente dopo la fine della Grande guerra: questo e tanti altri furono gli strascichi alla fine del primo conflitto globale.
La guerra greco – turca scoppiò per l’ardente desiderio greco di riunire in un unico stato tutti i territori abitati da una popolazione di lingua greca, per cui anche le antichissime città dell’Asia Minore dovevano, in quest’idea, unirsi alla madre patria. La guerra ebbe fasi alterne e terminò con la sconfitta greca. Si attuò così un enorme spostamento di popolazioni con i greci che abitavano in territori turchi che si trasferirono in Grecia e viceversa per i turchi che abitavano in territori greci. Persone che avevano abitato per secoli in quelle zone dovettero da un giorno all’altro spostarsi velocemente tra le violenze del gruppo etnico opposto e la più totale diffidenza di quello che doveva essere il gruppo etnico affine.
Una piccola riflessione viene poi svolta riguardo le politiche verso le minoranza in Unione sovietica attuate da Stalin. Egli mal vedeva le minoranze situate ai confini del grande impero sovietico e con la scusa della lotta di classe ( operai contro contadini) fiaccò le popolazioni prima ucraine poi cecene e tatare deportandole quasi interamente; solo decenni dopo, con la morte del feroce dittatore, queste poterono tornare nei loro luoghi d’origine ormai “occupati” da altri, creando così nuovi e tragici conflitti psicologici e fisici.
Sullo sfondo di questa prima parte Corni lascia comparire le parole sull’autodeterminazione dei popoli di Woodrow Wilson, il presidente statunitense idealista e pragmatico, espresse nei suoi famosi 14 punti all’alba dell’ingresso degli Stati Uniti nel primo conflitto, ma mai pienamente applicate. La pragmaticità ebbe la meglio sull’idealità e sulla giustizia: tanto per far due esempi italiani, per poter compensare l’affidamento dell’Istria e di Fiume al neonato Regno degli Slavi del Sud, si diede all’Italia l’Alto Adige-Sud Tirolo; così mentre popolazioni italiane finivano sotto gli slavi, persone tedescofone finivano sotto l’Italia. Cosa questo ha poi portato è bene noto, con la famosa propaganda legata alla vittoria mutilata, l’impresa fiumana di D’Annunzio e infine le politiche fasciste.
Ma è con la corposa seconda parte che Corni analizza a fondo il problema degli spostamenti forzati come metodo per realizzare il desiderio di creare una nazione omogenea dal punto di vista etnico. È appunto con l’avvento di Hitler che in Germania abbiamo un più lucido (anche se forse non così lucido, come poi avrà modo di spiegare Corni) e sistematico progetto di colonizzazione; l’idea dello “spazio vitale” del Lebensraum, la razza tedesca da ricercare nei territori limitrofi. Questa ricerca del sangue tedesco avrà alla fine quasi aspetti grotteschi con la creazione di classi di persone basate sulla percentuale di “arianità” nel sangue e su quanto hanno vissuto in ambienti “sporchi” a contatto con popolazioni viste come “inferiori”, quali polacchi e slavi dell’est.
Il libro è interessante perché analizza sistematicamente un aspetto relativamente nuovo della ricerca storica, poco letto e conosciuto dal pubblico dei fruitori della storia, ma anche dal grande pubblico. Non per nulla studi di questo genere per decenni, purtroppo, son rimasti in mano a estremisti, con il risultato di una memoria ricostruita parzialmente e male. E questo è un grave peccato, perché i tremendi traumi che hanno subito milioni di persone a causa di queste politiche deliranti hanno bisogno di essere ricordati e trasmessi ai posteri ma anche ai contemporanei, in modo da poter comprendere meglio quali traumi subiscono le migliaia di persone che quasi quotidianamente sbarcano sulle coste europee in cerca di speranza e un futuro migliore, ma anche per evitare di cadere in rovinose politiche nazionalistiche sul sangue degli altri e, finalmente, rendere una giusta opera di memoria a tutti quelli che hanno sofferto.
GIUDIZIO:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Gustavo Corni
TITOLO:  Popoli in movimento
CASA EDITRICE: Sellerio
N° PAGINE: 196
ANNO DI EDIZIONE: 2009

#RECENSIONE // Graziosi – Storia dell’Unione Sovietica

Andrea Graziosi
L’Urss dal trionfo al degrado.
Storia dell’Unione sovietica. 1945 – 1991

E’ una monumentale storia dell’Unione sovietica dalla fine della seconda guerra mondiale alla sua caduta, frutti di anni di lavoro di ricerca (vi è persino un saggio bibliografico alla conclusione del libro con alcune delle opere usate per la stesura del manuale e i link alla pagine internet con bibliografie ancora più estese!)

Nulla quindi è lasciato al caso: nomi, date, luoghi, citazioni, dati in abbondanza. Forse sulla cartine si poteva fare qualcosa in più, e pure qualche immagine per raccapezzarsi tra gli innumerevoli personaggi avrebbe fatto comodo. Ma, in ogni caso, il corposo indice dei nomi finale è più che sufficiente per orientarsi in tale sovrabbondanza di persona e informazioni.
Per chi volesse avventurarsi nello studio dell’Unione sovietica post-seconda guerra mondiale, questo manuale di Graziosi corrisponde ad un validissimo punto di partenza per i suoi spunti, stimoli e per la sua completezza.Proprio la completezza e la puntualità, però, a volte fa risultare la lettura difficile e lenta: i capitoli ricchi di statistiche (anche le più minuziose) risultano ostici da digerire, come la già detta sovrabbondanza di nomi.L’attenzione ai fatti è puramente incentrata sul colosso statuale sovietico: l’occhio dello storico non si sposta da e anche eventi importanti che accadano nel vicino “impero esterno” (le repubbliche socialiste dell’Europa dell’est) vengono tratteggiati secondo ciò che il Politburo del Pcus decide; clamoroso in questo senso, mi è parso, è come viene analizzata la Primavera di Praga.Questo però permette di “risparmiare” pagine per dedicarle all’analisi della vita quotidiana dei sovietici, le condizioni di vita, gli sviluppi, le speranza. Pagine estremamente interessanti e pregnanti, sopratutto in contesto statuale dove il cittadino-proletario doveva trovare una sorta di Paese della cuccagna.

GIUDIZIO:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Andrea Graziosi
TITOLO: L’Urss dal trionfo al degrado. Storia dell’Unione sovietica. 1945 – 1991
CASA EDITRICE: il Mulino
N° PAGINE: 740
ANNO DI EDIZIONE: 2008

#RECENSIONE // Detti, Gozzini – Storia contemporanea

Tommaso Detti – Giovanni Gozzini
Storia contemporanea II. Il Novecento
Il libro l’ho apprezzato solamente dopo averne conosciuto uno dei due autori (Tommaso Detti) ad una conferenza sull’Unità d’Italia tenutasi nella mia facoltà. Solo così, ascoltandolo, ho compreso il suo stile d’esposizione. Ma purtroppo il libro l’avevo studiato mesi prima per un esame, trovandolo così quasi inadeguato.
Ci sono parti dove la trattazione si fa quasi fumosa, dove date, cifre e nomi si accavallano in pagine quasi troppo dense. Altre volte tutte queste cose sembrano mancare del tutto (quando magari servono) oppure pullulano in altre sezioni, ma dando sempre l’impressione di qualcosa fuori luogo o inesatta.
Stessa impressione me l’ha data l’indice dei nomi finali. Altra pecca sono le cartine in appendice. Poche e confuse, che non aiutano a chiarire determinati aspetti presentati nel testo.
Leggendo e venendo avvolti da questa “nebbia” del libro, letterali fari nella notte sono le schede conclusive di ogni capitolo che presentano il problema chiave del capitolo alla luce delle diverse interpretazioni storiografiche. Idea originale e interessante: invece che una sterile bibliografia finale dove i libri sono elenco, una bibliografia discussa e commentata, utile per indirizzare subito le proprie ricerche d’approfondimento.

GIUDIZIO:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Tommaso Detti, Giovanni Gozzini
TITOLO:  Storia contemporanea II. Il Novecento
CASA EDITRICE: Bruno Mondadori
N° PAGINE: 467
ANNO DI EDIZIONE: 2002

#RECENSIONE // Graziosi – L’Urss in 209 citazioni

Andrea Graziosi  
L’Unione sovietica in 209 citazioni

Vuoi saperne di più sulla storia dell’Unione sovietica? Vuoi informarti di storia senza dover prendere per mano un “mattone”? Vuoi affrontare un periodo complesso, politicamente intrigante e contraddittorio, senza dover leggere i soliti “polpettoni” storiografici?
 
Beh, questo libro fa per te! 
Semplice, veloce e completo.
Questo volume raccoglie una selezione delle più pregnanti e significative citazioni (frasi, dialoghi…) fatte da personaggi sovietici (politici, scrittori, studiosi, militari…) e non, tutte con al centro il “sistema Urss”.
Ogni citazione è poi commentata in nota, con spiegazione dell’autore e del contenuto, in relazione al periodo storico in cui venne pronunciata o al periodo storico alla quale si riferisce.
Così il libro può essere letto su almeno due livelli: il dedicarsi alla singola citazione di per sé stessa oppure l’approfondire sfruttando le varie note ben chiarificatrici. Oltre a questo, l’essere sia un libro di storia ma anche una raccolta di frasi, permette un’ulteriore scelta nella modalità di lettura: o una lettura integrale, seguendo l’ordine cronologico degli eventi o sbirciando qua e la, sfogliando le pagine cercando la voce più interessante.Il libro quindi è sia un utile strumento di ricerca storica ma anche un’interessante raccolta per gli appassionati del passato, e nello specifico, del Novecento sovietico.
Un’obiezione al testo può essere fatta sul piano della scelta delle citazioni proposte. 209 sono un numero indicativo, scelte soggettivamente dall’autore; ma appunto questa soggettività pone il problema dell’obbiettività storica delle frasi proposte ai lettori. Argomenti come quelli presentati nel libro sono tra i più inflazionati nelle letterature partitiche e faziose da decenni, chi mi assicura dell’obbiettività delle scelte fatte da Graziosi? Dal canto mio non posso che spezzare una lancia in favore dell’autore. L’Unione Sovietica in 209 citazioni è realizzato mentre Graziosi stava realizzando la sua monumentale Storia dell’Unione Sovietica ( due volumi per circa 1300 pagine, di cui almeno 250 di bibliografia); le citazioni sono così parte di una enorme lavorio storico e di ricerca e, proprio per questo enorme lavorio, non possono che rappresentare meglio di altre la vita dell’Unione Sovietica. Oltretutto le note sono ben corpose e ricche di rimandi a molti testi dedicati all’argomento della citazione, fornendo tutte le basi per una corretta ricerca storica. Per quanto la mia sia una difesa debole, non penso si possa accusare Graziosi di parzialità (questo poi è estremamente evidente nella Storia dell’Unione Sovietica, dove anche la statistica più curiosa – magari superficiale – viene riportata con tanto di commenti e bibliografia specifica).
 
Tirando le somme, questo libro si presenta come l’ideale per chi voglia affrontare un problema storico complesso come il sistema comunista senza avventurarsi in testi difficili, con gli evidenti problemi di natura politica che incorrono in molte riflessioni su questo argomento. In questo libro parlano, in sostanza, solo le parole; bastano ed avanzano.

GIUDIZIO:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Andrea Graziosi
TITOLO: L’Unione Sovietica in 209 citazioni
CASA EDITRICE: il Mulino
N° PAGINE: 201
ANNO DI EDIZIONE:2006

#RECENSIONE // Del Col – L’inquisizione in Italia

Andrea Del Col
L’Inquisizione in Italia dal XII al XXI secolo
“Nessuno si aspetta l’Inquisizione Spagnola!” (Monty Python)

Questa storia dell’Inquisizione condensa i più di 800 anni di storia di questo fenomeno religioso, in quasi altrettante pagine: quasi una pagina per anno! Un enorme lavoro di ricerca, analisi e sintesi.
Il risultato è magistrale. Va messa in preventivo, vista la mole del lavoro, la pesantezza in alcuni passaggi, data soprattutto dall’abbondanza di dati, percentuali e statistiche varie. Fatta eccezione di questo, il manuale si presta a letture anche meno puntuali e specialistiche; ha un taglio, in alcuni suoi tratti, divulgativo, per così dire. Per dirla con le parole dell’autore, “questo libro non è un manuale, ma una storia critica del controllo di dottrine e comportamenti religiosi devianti svolto in Italia dalle istituzioni a ciò preposte. Esso presenta […] i dati e le questioni più importanti, organizzati in un disegno sintetico, che è contemporaneamente cronologico e tematico” (p. 12).

Purtroppo però la mole cospicua del volume intimorisce anche il lettore più accanito: trovarsi tra le mani il classico “mattone” non facilità l’approccio al testo, visto oltretutto l’argomento complesso. A facilitare la lettura però è l’impostazione adottata; il lettore può così tranquillamente girovagare tra i capitoli e i paragrafi del libro, scegliendo quelli che più l’interessano, sfruttando questo testo come una sorta di dizionario inquisitoriale ed evitando una lettura integrale per rispettare l’esatta cronologia degli eventi.
Ecco quindi che i capitoli sui templari, Giovanna d’Arco, Giordano Bruno, l’Inquisizione Spagnola, la stregoneria (solo per citarne alcuni) assumo una diversa luce, visto che son problemi affrontati in poche pagine e diventano alla portata di tutti.

Oltretutto l’inquisizione è argomento estremamente spinoso da affrontare, sopratutto in Italia, ma viene superato dal Del Col brillantemente, evitando gli ostacoli delle varie leggende, la “nera” (che vede nell’Inquisizione uno strumento assetato di sangue) e la “bianca” (che tende a tralasciare l’effettiva coercizione su idee e opinioni, e le conseguenti pene pecuniarie e corporali), dando al lettore, anche il più sprovveduto sull’argomento, una visione d’insieme chiara e storica del fenomeno “inquisizione” e tutto quello che ci girava attorno.

Giudizio:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE:Andrea Del Col
TITOLO: L’Inquisizione in Italia dal XII al XXI secolo
CASA EDITRICE: Mondadori
N° PAGINE: 963
ANNO DI EDIZIONE: 2006