#RECENSIONE // Stella – Negri, froci, giudei & co.

Gian Antonio Stella
Negri, froci, giudei & co.
L’eterna lotta contro l’altro
“Sono stati in troppi, nella storia, a non chiedere mai scusa”.
Il succo del libro sta tutto qui. Il lavoro è splendido: la giustapposizione di luoghi comuni, leggende e pregiudizi, ne mette in risalto il loro stesso limite e la loro stupidità intrinseca, che percorre i secoli della storia umana.
Sono, però, fenomeni capibili: il desiderio perenne dell’uomo di calma, stabilità e tranquillità mal si accompagna al mutamento veloce, alla diversità, sopratutto se marcata.Il limite del libro di Stella sta probabilmente nella suo stesso punto di forza: le moltissime citazioni (mai troppe, nonostante la ripetitività dei temi) sono senza fonte, senza note e manca una bibliografia finale.
Stella riporta per intero il suo modo di scrivere gli editoriali sul Corriere della Sera, solo che in libro specifico sull’argomento ci starebbero state bene le origini delle frasi riportante, permettendo al lettore di andare poi a ritrovarle, integrando la lettura.GIUDIZIO:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Gian Antonio Stella
TITOLO:  Negri, froci, giudei & co. L’eterna lotta contro l’altro
CASA EDITRICE: Rizzoli
N° PAGINE: 332
ANNO DI EDIZIONE: 2009

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#RECENSIONE // Detti, Gozzini – Storia contemporanea

Tommaso Detti – Giovanni Gozzini
Storia contemporanea II. Il Novecento
Il libro l’ho apprezzato solamente dopo averne conosciuto uno dei due autori (Tommaso Detti) ad una conferenza sull’Unità d’Italia tenutasi nella mia facoltà. Solo così, ascoltandolo, ho compreso il suo stile d’esposizione. Ma purtroppo il libro l’avevo studiato mesi prima per un esame, trovandolo così quasi inadeguato.
Ci sono parti dove la trattazione si fa quasi fumosa, dove date, cifre e nomi si accavallano in pagine quasi troppo dense. Altre volte tutte queste cose sembrano mancare del tutto (quando magari servono) oppure pullulano in altre sezioni, ma dando sempre l’impressione di qualcosa fuori luogo o inesatta.
Stessa impressione me l’ha data l’indice dei nomi finali. Altra pecca sono le cartine in appendice. Poche e confuse, che non aiutano a chiarire determinati aspetti presentati nel testo.
Leggendo e venendo avvolti da questa “nebbia” del libro, letterali fari nella notte sono le schede conclusive di ogni capitolo che presentano il problema chiave del capitolo alla luce delle diverse interpretazioni storiografiche. Idea originale e interessante: invece che una sterile bibliografia finale dove i libri sono elenco, una bibliografia discussa e commentata, utile per indirizzare subito le proprie ricerche d’approfondimento.

GIUDIZIO:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Tommaso Detti, Giovanni Gozzini
TITOLO:  Storia contemporanea II. Il Novecento
CASA EDITRICE: Bruno Mondadori
N° PAGINE: 467
ANNO DI EDIZIONE: 2002

#RECENSIONE // Machiavelli – Il Principe

Niccolò Machiavelli
De Principatibus (o Il Principe)

Questa non può essere una recensione ne un commento al grande capolavoro del letterato fiorentino; non ho ne la cultura, ne la conoscenza e mi manca una certa padronanza della lingua italiana.  Vuol semplicemente essere un caldo invito alla lettura.Il Principe
 
Perché leggere oggi un testo vecchio di quasi cinquecento anni? E’ il problema che mi ponevo da studenti liceale quando, durante le ore di italiano, affrontavamo i classici della letteratura. Problema che ho iniziato a risolvere all’università, cambiando l’approccio ai testi e studiandoli decisamente meglio e bene.
 
Frutto di questa lettura disimpegnata e distratta (per usare degli eufemismi), fu la riduzione del Principe alla arcinota espressione “il fine giustifica i mezzi”. Riduzione sbagliatissima, perché il politico fiorentino non usa mai questa espressione nel Principatibus, ma la utilizza nella Mandragola (atto terzo, scena undicesima: frate Timoteo dice: “el fine si ha a riguardare in tutte le cose”). La riflessione machiavelliana va oltre, ed è quella la cosa interessante e coinvolgente del libro, se “coinvolgente” è un termine che si può adoperare parlando di un testo di scienza politica.
Machiavelli tenti di analizzare sistematicamente le tipologie dello Stato, come questi si formino e si conquistano, cerca di dare anche consigli di gestione dell’entità statale. La bellezza poi della sua analisi è che questa rimane sempre attuale. Come lui continua ad incitare a seguire l’esempio degli antichi, noi da lui (nostro antico) possiamo imparare molto.
I capitoli sulle qualità morali del principe, sulla gestione dell’economia dovrebbero essere letti ed applicati dai governanti di oggi. Anticipa anche una sorta di “senso dello stato” nei pubblici impiegati. E’ la sua natura repubblicana mai sopita che emerge grandemente in uno scritto dedicato ad un nobile, dedicato a chi dovrebbe costituire una signoria e non una repubblica.
Lui scrive per i principi, per i signori, perché lucidamente, già nel ‘500, vedeva che gli italiani non hanno i governanti che meritano: “qui virtù è grande nelle membra, quando la non mancassi ne’ capi” (XXVI, 16). E’ qui che sta la forza dell’invettiva machiavelliana: una nuova classe dirigente, colta, morale, intelligente, smaliziata al punto giusto, ma con fermo senso dello stato, pronta a guidare la rinascita dell’Italia e guidarla alla sua unità. Dopo cinquecento anni queste parole sono ancora esemplari.A livello testuale, la lettura può risultare certamente faticosa, si tratta comunque di un testo cinquecentesco, ricco di riferimenti a fatti e personaggi reali e mitici, riportati come esempio delle proprie affermazioni/teorie, ma che sono per lo più sconosciuti a noi. Ma, leggendo con la giusta pazienza il testo, Il Principe si svela nella sua bellezza poetica, con la ricchezza delle metafore (ad esempio quella fantastica della fortuna – donna o anche quella della fortuna – fiume), che rendono un argomento noioso come può essere la politica, interessante e avvincente.

GIUDIZIO:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Niccolò Machiavelli (edizione a cura di Giorgio Inglese)
TITOLO:  Il Principe
CASA EDITRICE: Einaudi
N° PAGINE: 210

#RECENSIONE // Bizzocchi – Guida allo studio della storia moderna

Roberto Bizzocchi
Guida allo studio della storia moderna
Il titolo stesso del libro ne racchiude l’essenza.
E’ una Guida per uno studente, ma non solo, che vuole avvicinarsi alla storia moderna.Guida allo studio della storia moderna
Il libro perciò non pone l’attenzione sui fatti, sulle date o sui personaggi, ma si concentra sulle problematiche del periodo moderno: dal concetto di storia moderna ai dibattiti sulla datazione, dagli scismi cattolici all’illuminismo, passando per l’origine dello Stato o il rapporto dell’Europa col mondo, con un occhio attento all’evoluzione della società europea: la famiglia e l’individuo.
Ogni tematica affrontata è poi correlata da una cospicua bibliografia specifica sull’argomento, mettendo il lettore nelle condizioni di avventurarsi direttamente nell’approfondimento e nello studio della problematica, dopo averne letto i punti essenziale ed averne ricevuto una prima “infarinatura”.
Una loro attenzione la hanno anche le fonti, base fondamentale della ricerca storica, a cui viene dedicato un capitolo apposito, con un interessante paragrafo sulle fonti extra europee, fondamentali per un periodo storico che vede il Vecchio mondo aprirsi ed entrare in contatto continuo col il resto del globo terrestre.
L’ultimo capitolo, infine, non è altro che una guida di lettura con dieci schede dedicate ad alcuni saggi monografici sui temi affrontati nel libro; anche queste schede sono correlate da ulteriori indicazioni bibliografiche.
L’approccio dell’autore è interessante e coinvolgente: il lettore si trova davanti ad un testo leggero e non denso, anche se esaustivo, che lo facilita nell’avvicinarsi alla storia e, in particolare, al periodo moderno. Alla conclusione della lettura, inoltre, avrà tutti i mezzi per ampliare lo studio dei vari temi che caratterizzano il periodo moderno, visto i numeri testi proposti nelle schede bibliografiche.

GIUDIZIO:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Roberto Bizzocchi
TITOLO: Guida allo studio della storia moderna
CASA EDITRICE: Laterza
N° PAGINE: 176
ANNO DI EDIZIONE: 2008

#RECENSIONE // Baratter – L’Autonomia spiegata ai miei figli

Lorenzo Baratter
L’Autonomia spiegata ai miei figli

Premessa:
La ragione che mi ha spinto a leggere questo saggio è sostanzialmente politica.
Se c’è una cosa che proprio non digerisco è lo sfruttamento della Storia per meri fini politici: la riscrittura dei fatti o il metterne in evidenza solo alcuni nascondendone altri. E’ una cosa delle gravi conseguenze sociali, visto che il continuo martellamento mediatico di determinati messaggi può portare a cambiamenti di idee e delle identità con pericolose conseguenze: Hitler e il suo esempio devono rimanere come monito al riguardo!
Per cui, sapendo la vicinanza politica di Baratter a certi ambienti trentini ( il suo libro Storia dell’Asar è stato più e più volte presentato in compagnia del Patt), ho preso in mano L’Autonomia spiegata ai miei figli, più per il contenuto politico che questo potrebbe avere che per un reale interesse. Ma, come penso, bisogna pur sempre leggere i libri per poterne criticare il contenuto; criticare così, a spanne, solo in base a supposizioni non fa che creare un danno alla cultura. Anche perché può sempre accadere di rimanere sorpresi dal contenuto del testo e rivedere le proprie opinioni al riguardo, cosa che mi è capitata leggendo Terzani ed è quello che spero ogni volta che prendo in mano un libro di un autore, saggista e non, del quale diffido: la speranza di trovare un contenuto che mi sorprenda in positivo scacciando i pregiudizi.
Fatta questa premessa, che ritengo doverosa, posso iniziare con il commento al libro.
Recensione:
Sinceramente son rimasto sorpreso, in negativo, da questo libro, malgrado i pregiudizi sopra detti.
Fin dalle prime pagine (purtroppo sarebbe più corretto dire, dalla prima pagina!) emergono semplificazioni che tracimano in inesattezze. Apprezzo moltissimo l’idea di ricalcare Ben Jelloun e il suo bellissimo Il razzismo spiegato a mia figlia, ma lo scrittore marocchino non è mai superficiale nello scrivere, eppure il suo tema è molto più profondo e complicato da spiegare: il razzismo è più complicato dell’autonomia.
E, se il razzismo è un tema anche etico, oltre che politico, con l’autonomia tocchiamo prettamente temi politici: semplificare non fa che soffiare sul fuoco della disinformazione e spingere verso predeterminati lidi politici.
Il succo del libello è un percorso millenario del Trentino (identificato sempre come corpo unitario, ignorandone le singolarità e peculiarità dei vari luoghi) sempre avvolto dalla coperta aurea dell’autonomia; autonomia dipinta come affermazione delle libertà e della democrazia delle comunità medievali della provincia. Non si capisce bene la commistione libertà e democrazia in Carte che regolamentavano l’uso dei boschi e dei pascoli. Non si capisce neanche perché continua ad aleggiare nelle pagine l’idea di una storia del Trentino dove tutti si volevano bene, dove tutti aiutavano gli altri in nome dei principi cristiani, dove le scelte erano condivise sia dal popolo sia dai centri dominanti. Periodo idilliaco di pace e tranquillità che termina con la Prima guerra mondiale, guarda caso scatenata dall’Italia tramite un tradimento (il famoso tradimento dei patti della Triplice Alleanza, un palese falso storico perché fu l’Austria Ungheria per prima nel 1908-1909 in Bosnia a non rispettarli).
Ma da un culture della storia simili semplificazioni non si possono accettare, non si possono accettare da nessuno ad essere sinceri. I centri dominanti in Trentino erano molteplici (non c’era solo il Principe Vescovo) e questi non riconoscevano ma concedevano (facevano calare dall’alto per intenderci). I sani principi cristiani tanto esaltati come esempio di bontà e nobiltà d’animo, sono quelli che fecero stragi di ebrei ( il processo a seguito del ritrovamento del cadavere del Simonino), fecero bruciare donne come streghe fino al 1700 e che nel 1800 inoltrato obbligarono a trasferirsi una comunità protestante dalle montagne tirolesi.
Ma la stessa pretesa di “secoli di pace e di convivenza tra culture diverse” (p. 21) è ridicola, mistificatrice, dichiarazione totale di ignoranza voluta degli eventi di storia locale. Ho scritto voluta perché nel libro viene ovviamente richiamata la figura di Alcide De Gasperi, il grande statista trentino, più e più volte citato dai politici nostrani, indicato quasi come il Padre dell’autonomia. Bene De Gasperi è l’emblema di una non convivenza e di una non pace: egli stesso fini in carcere a seguito a degli scontri ad Innsbruck, quando, quelli che secondo l’autore ci volevano bene e ci rispettavano come italiani, non volevano concederci né un’università italiana né dei semplici corsi in lingua italiana.
E nel libro la trattazione continua con queste inesattezze. Fenomeni culturalmente e politicamente importanti, come il liberismo trentino ottocentesco, viene solo accennato; per non parlare della semplicità e velocità con il quale vengono trattati temi importanti del secondo dopoguerra come il terrorismo altoatesino (eh, se si vuole dipingere l’idea di un territorio della pace non si può dire che si mettevano bombe e si uccideva) o lo scontro Trento – Bolzano (i trentini amavano così tanto i sudtirolesi che tentarono in tutti i modi di allontanarli dalla gestione del potere, denotando un latente e lungo e rancore o anche uno squallido attaccamento alla poltrona).
Potrei continuare a lungo così, gli esempi di semplificazione in questo libro abbondano. C’è quasi da chiedersi il senso di perdere quasi dieci pagine a copiare lo statuto d’autonomia per spiegare le competenze e i ruoli della Provincia: quelle pagine si potevano impiegare per spiegare meglio i continui concetti mal espressi.
Per concludere, tutte queste cose danno l’idea di un libro scritto più sui sentito dire e sui luoghi comuni, che un libro scritto da uno storico abituato ad adoperare fonti di vario tipo (cosa che Baratter sa fare bene, nella sua Storia dell’Asar l’apparato bibliografico è notevole).Ripensando poi alla dedica del titolo, ai miei figli, insomma, se io dovessi spiegare una cosa a mio figlio cercherei di spiegarla nel modo più completo possibile, non in maniera lacunosa e incompleta.
GIUDIZIO:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO

AUTORE: Lorenzo Baratter
TITOLO: L’Autonomia spiegata ai miei figli
CASA EDITRICE: Egon
N° PAGINE: 78
ANNO DI EDIZIONE:  2011

#RECENSIONE // Apuzzo – Lettere al di là del muro

Stefano Apuzzo – Serena Baldini – Barbara Archetti
Lettere al di là del muro dai bambini palestinesi dei campi profughi
“Sogno un cielo azzurro, sogno il canto di pace di un uccellino, alberi verdi e strade senza check point e senza filo spinato, per vivere in pace e riprenderci la nostra infanzia, per come deve essere” (Marah, 12 anni; p. 88).

Iniziando a sfogliare le lettere dei bambini palestinesi che compongono questo libro, la mente non può che andare a quella tragica testimonianza che è il Diario di Anna Frank.

Anna riversò in quelle pagine le proprie speranza, illusioni, sogni, momenti di vita quotidiana, gli aspetti positivi e negativi di quella sua vita da braccata, da morta vivente.
Uguali sono le lettere di questi bambini, sia per la loro fascia d’età, sia per i contenuti; anche loro braccati, anche loro costretti a vivere come dei morti viventi.

E la cosa è terribile nella sua triste nella sua tragica ironia. Anna Frank, esempio eterno (almeno finché esisteranno i libri) dell’odio razziale verso gli ebrei,  i bambini palestinesi esempio odierno dell’odio proprio di quello stesso popolo ebraico verso gli altri uomini.
Fig.1

L’espressione ciceroniana historia magistra vitae mi pare che qui, più di ogni altro posto e occasione, ha la sua fine.

Sarà pure una domanda retorica, ma che popolo è quel popolo che non impara dal proprio passato, ma che, anzi, riversa sugli altri l’odio che ha subito?
Fig.2
Tornando alle Lettere, queste ci raccontano la vita nei campi profughi, racconto visto con gli occhi di bambini. Ma bambini non come li immaginiamo noi abituati alla nostra tipo di infanzia. Sono bambini cresciuti, “forgiati” dagli orrori di una guerra mai realmente finita (e che mai realmente si ha intenzione di finire); dall’orrore di vivere ammassati e recintati da un muro così alto che quasi non lascia passare il sole, figurarsi l’aria, figurarsi il respiro; dalla paura di vedere i propri genitori e fratelli prelevati a forza nel cuore della notte dall’esercito israeliano; dal sonno che non è un riposo ma un’atroce incubo non sapendo che mai accadrà; e via dicendo, la lista sarebbe interminabile. E’ interminabile per un uomo adulto, figurarsi un bambino.
Ma più delle Lettere, quello che più mi ha colpito del libro sono stati i disegni dei bambini riprodotti nel testo (Fig. 1  e 2); alcuni per la loro “bruttezza” sembravano i miei: disegni simili a migliaia di chilometri di distanza. Disegni simili nelle forme e nei contenuti. Io però disegnavo armi da guerra per gioco, per il fascino che la guerra esercitava sulla mia mente; loro le disegnano perché quelle armi gli distruggono la casa, gli amici, i parenti, la vita.
Ma in fondo, i disegni simili di due bambini che abitano ai due poli del Mediterraneo ci dimostrano come l’umanità sia simile, che i bambini desiderino la stessa identica cosa: vivere felicemente con la propria famiglia e i propri amici. E che solo l’odio inculcato dagli adulti li può portare ad odiare, ad apporre i propri stessi disegni propiziatori (quei disegni che proprio sono l’emblema dell’uguaglianza dell’infanzia!!) sui razzi che poi andranno a cadere e distruggere altri bambini (Fig. 3)
Fig.3 – Si può leggere la scritta “with love from Israel”
Termino l’articolo riportando alcuni degli stralci più belli e significativi delle Lettere; queste però vanno lette nella loro interezza, e assieme alle altre, per ricevere fino in fondo il messaggio che questi bambini vogliono mandarci; di certo questi pochi stralci richiamo i temi fondamentali: speranza in un futuro migliore, il richiamo della libertà, della Terra d’origine, della rabbiosa persecuzione dell’esercito israeliano.
  • “Cadono le foglie dagli alberi sulla terra e da lontano viene il vento per raccoglierle, ma il loro grido di aiuto cade nel vuoto, perché sono rinchiuse dentro queste mura che si chiamano campo profughi.” (Marah, 9 anni; p. 92);
  • “Alcuni fratelli sono stati privati dell’istruzione per permetterci di affrontare le spese necessarie.” (Suheir, 12 anni; p. 98);
  • “Un giorno Ahmad si siede a pensare a quello che vede tutti i giorni all’interno del campo: quando i soldati fanno incursione nelle case rompendo alcune cose, porte e oggetti e qualche volta prendono i giovani e i bambini e li mettono in prigione.” (Ahmad, 12 anni; p. 130);
  • “I soldati impediscono agli studenti di andare a Sheikh Jarrah. Ci vogliono tre ore per far passare una sola auto dal check point.” (Mohammad, 12 anni; p. 86);
  • “Vorrei che la Palestina fosse libera.” (Sarah, 11 anni; p. 83);
  • “Dopo il nonno è diventato profugo, prima è stato a Gaza, poi in Giordania e alla fine a Qalandia. Prima invece viaggiava per lavorare, in Egitto e in India, faceva anche la guida turistica.” (Ahmad 13 anni; p. 121);
  • “Ma qual è l’utilità per noi bambini della presenza di questi giornalisti che continuano a fotografare la sofferenza? E’ possibile che possano fare qualcosa per aiutarci?” (Marah, 9 anni; p. 92);
  • “Vorrei essere una pietra nel muro del ritorno, che è un muro più alto del Muro della discriminazione razziale. Il muro sul quale, in una mattina lucente, passeremo.” (Iman, 12 anni; p. 115);
  • “L’istruzione è l’arma della libertà, un’arma per battere l’ignoranza.” (Rasha, 11 anni; p. 99);
  • “I bambini giocano, studiano e ricevono cure, finché non arriva l’occupante ed entra nel campo, allora i bambini resistono e lottano.” (Nur, 11 anni; p. 129);
  • “Io non godo di niente, mi è stata rubata la dignità, la libertà.” (Suheir, 12 anni; p. 98);
  • “Per sfortuna ci sono dei problemi a casa dove vivo: le case sono attaccate l’una all’altra e questo rende difficile l’ingresso dei raggi del sole e dell’aria nelle case; il Muro mi impedisce di muovermi liberamente e l’inquinamento dell’ambiente e i fumi che si sprigionano dall’incenerimento dei rifiuti provocano malattie per l’uomo.” (Rasha 11 anni; p. 99);
  • “Vorrei essere anche un ingegnere per ricostruire le case demolite” (Samah, 12 anni; p. 82);
  • “Io ho un sogno, è lo stesso dei miei nonni, che è il ritorno al nostro bellissimo villaggio che è stato occupato da Israele” (Mahmud, 12 anni; p. 87);
  • “Sogno un cielo azzurro, sogno il canto di pace di un uccellino, alberi verdi e strade senza check point e senza filo spinato, per vivere in pace e riprenderci la nostra infanzia, per come deve essere” (Marah, 12 anni; p. 88).
GIUDIZIO:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Stefano Apuzzo, Serena Baldini, Barbara Archetti
TITOLO: Lettere al di là del muro dai bambini palestinesi dei campi profughi
CASA EDITRICE: Ecoalfabeto. I libri di Gaia
N° PAGINE: 165
ANNO DI EDIZIONE: 2008

#RECENSIONE // Graziosi – L’Urss in 209 citazioni

Andrea Graziosi  
L’Unione sovietica in 209 citazioni

Vuoi saperne di più sulla storia dell’Unione sovietica? Vuoi informarti di storia senza dover prendere per mano un “mattone”? Vuoi affrontare un periodo complesso, politicamente intrigante e contraddittorio, senza dover leggere i soliti “polpettoni” storiografici?
 
Beh, questo libro fa per te! 
Semplice, veloce e completo.
Questo volume raccoglie una selezione delle più pregnanti e significative citazioni (frasi, dialoghi…) fatte da personaggi sovietici (politici, scrittori, studiosi, militari…) e non, tutte con al centro il “sistema Urss”.
Ogni citazione è poi commentata in nota, con spiegazione dell’autore e del contenuto, in relazione al periodo storico in cui venne pronunciata o al periodo storico alla quale si riferisce.
Così il libro può essere letto su almeno due livelli: il dedicarsi alla singola citazione di per sé stessa oppure l’approfondire sfruttando le varie note ben chiarificatrici. Oltre a questo, l’essere sia un libro di storia ma anche una raccolta di frasi, permette un’ulteriore scelta nella modalità di lettura: o una lettura integrale, seguendo l’ordine cronologico degli eventi o sbirciando qua e la, sfogliando le pagine cercando la voce più interessante.Il libro quindi è sia un utile strumento di ricerca storica ma anche un’interessante raccolta per gli appassionati del passato, e nello specifico, del Novecento sovietico.
Un’obiezione al testo può essere fatta sul piano della scelta delle citazioni proposte. 209 sono un numero indicativo, scelte soggettivamente dall’autore; ma appunto questa soggettività pone il problema dell’obbiettività storica delle frasi proposte ai lettori. Argomenti come quelli presentati nel libro sono tra i più inflazionati nelle letterature partitiche e faziose da decenni, chi mi assicura dell’obbiettività delle scelte fatte da Graziosi? Dal canto mio non posso che spezzare una lancia in favore dell’autore. L’Unione Sovietica in 209 citazioni è realizzato mentre Graziosi stava realizzando la sua monumentale Storia dell’Unione Sovietica ( due volumi per circa 1300 pagine, di cui almeno 250 di bibliografia); le citazioni sono così parte di una enorme lavorio storico e di ricerca e, proprio per questo enorme lavorio, non possono che rappresentare meglio di altre la vita dell’Unione Sovietica. Oltretutto le note sono ben corpose e ricche di rimandi a molti testi dedicati all’argomento della citazione, fornendo tutte le basi per una corretta ricerca storica. Per quanto la mia sia una difesa debole, non penso si possa accusare Graziosi di parzialità (questo poi è estremamente evidente nella Storia dell’Unione Sovietica, dove anche la statistica più curiosa – magari superficiale – viene riportata con tanto di commenti e bibliografia specifica).
 
Tirando le somme, questo libro si presenta come l’ideale per chi voglia affrontare un problema storico complesso come il sistema comunista senza avventurarsi in testi difficili, con gli evidenti problemi di natura politica che incorrono in molte riflessioni su questo argomento. In questo libro parlano, in sostanza, solo le parole; bastano ed avanzano.

GIUDIZIO:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Andrea Graziosi
TITOLO: L’Unione Sovietica in 209 citazioni
CASA EDITRICE: il Mulino
N° PAGINE: 201
ANNO DI EDIZIONE:2006