#RECENSIONE // Baigent&Leigh – Origini e storia della Massoneria

 Michael Baigent e Richard Leigh

Origini e storia della Massoneria. Il Tempio e la Loggia

Mi hanno regalato questo libro al mio ultimo compleanno, poco più di un mese fa. Appena l’ho scartato, mi son detto: “Oddio! Cos’è questa cosa?!”. La parola massoneria ha infatti esercitato fin da subito quell’infausta influenza tendente al complottismo

Baigent e Leigh, Origini e storia della massoneria. Il tempio e la loggia

di cui è stata riempita nel corso dei decenni. Questa mia impressione si è rafforzata quando, girando il libro, ho letto la quarta di copertina con i punti salienti del libro: “Robert Bruce erede della Scozia celtica” (mi son detto, che c’entrano i celti con i massoni? E Robert Bruce non era solo quello di William Wallace?), “Monaci militari: i cavalieri templari” (te pareva se non tiravano in mezzo i  templari), “La guardia scozzese”, “L’enigmatica Cappella di Rosslyn” (ah, i richiami al Codice da Vinci!), “I primi massoni” (finalmente leggo massoni in un libro di massoni!), “Il visconte Dundee”, “Lo sviluppo della grande Loggia”, “La massoneria e l’indipendenza americana” (certo una dose di complottismo mancava!).
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#RECENSIONE // Canfora – “È l’Europa che ce lo chiede!” (Falso!)

 LUCIANO CANFORA
“È L’EUROPA CHE CE LO CHIEDE!” (FALSO!)è l'europa che ce lo chiede

“È l’Europa che ce lo chiede!” (Falso!) si presenta come un veloce – appena 78 le pagine – e interessante dipinto alla Pollock della società e della politica – intesa come classe – ai tempi della crisi economica in Europa.

L’autore, il filologo e storico Luciano Canfora, punta l’attenzione sullo smantellamento dei diritti dei cittadini e, sopratutto, dei lavoratori (per l’autore, essere lavoratori qualifica in positivo i cittadini) in nome di un qualcosa che non si capisce bene cosa sia ma che riduce in maniera pregnante con profitto.

Certo, leggere uno storico che si occupa, in modo breve, di tutt’altro che la storia come possono essere l’economia o la politica, può disorientare ma in realtà l’esperienza di storico e di filologo di Canfora risalta e torna utile nel vedere e nel descrivere con altri occhi alcune delle situazioni createsi negli ultimi mesi in Europa. Canfora non è poi nuovo alla pubblicazione di testi con una valenza civica.

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#RECENSIONE // Ginzburg – Il formaggio e i vermi

Carlo Ginzburg
Il formaggio e i vermi.
Il cosmo di un mugnaio del ‘500
 Il formaggio e i vermi

Il testo si presenta subito con un titolo ad effetto e di poco aiuto nel capirne il contenuto (Il formaggio e i vermi), visto che poi si tratta di un saggio storico. Nemmeno il sottotitolo, Il cosmo di un mugnaio del ‘500, viene incontro al povero lettore.
Di primo acchito sembra quasi una di quelle tante pubblicazioni new age che trattano di astri (il cosmo), misteri e misticismi del passato (‘500). Ma, mettendo ben a fuoco la copertina e spostando lo sguardo dal titolo, ci si accorge che è un libro Einaudi, roba seria insomma: non può trattarsi di un libro – spazzatura (con tutto il rispetto che si può avere per il new age e la sua letteratura). 
A dispetto del fantasioso titolo l’opera è diventata ben presto un best-seller tra i lavori storiografici; stampato e ristampato, pubblicato in più lingue. Carlo Ginzburg, l’autore, ha dato internazionale attenzione ad una nuova corrente di studi storici che nasceva in quel periodo in Italia, corrente che prese il nome di Microstoria. Uno dei punti cardine di questa nuova scuola è lo studio di un caso particolare per comprendere fenomeni di più lunga portata, trasformando gli storici in cercatori di tartufi, secondo la fortunata espressione di Le Roy Ladurie. Come disse ancora lo storico francese, studiare l’oceano attraverso una goccia d’acqua; non va quindi confusa la microstoria con gli studi e le ricerche limitate alla storia locale.

#RECENSIONE // Falqui Massidda – Germania, perdono

 Guido Falqui Massidda 
GERMANIA, PERDONO
Brevissimo libricino, sole 53 pagine, ma intenso.
Ignorando volutamente le colpe tedesche perpetrate durante il regime nazista sia contro gli ebrei sia contro le popolazioni dei Paesi occupati, l’autore riflette su quello che i tedeschi hanno subito, sopratutto la popolazione civile, dall’inoltrato ’44 al primo triennio dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Violenze fisiche alle quali si somma la violenza sociale, psicologica di uno Stato diviso in due per quarant’anni.
Falqui Massidda chiede dunque perdono, un perdono per le donne stuprate, i bambini uccisi, gli uomini mutilati, violenze che dovettero essere ingoiate e dimenticate per realpolitik alla fine della guerra mondiale. Chiede così perdono, un perdono dai toni cristiani, quello del porgere l’altra guancia. Milioni di persone, civili inermi, hanno subito atroci violenze senza che mai queste venissero riconosciute pubblicamente o che ne iniziasse un dibattito pubblico. Tutto, come accennato prima, per motivi di politica: poteva forse la Germania dell’Est rinfacciare qualcosa all’alleato polacco o sovietico? Impossibile. Potevano forse i tedeschi dell’ovest chiedere giustizia per i bombardamenti a tappeto, per la distruzione di Dresda?
Anche la ricerca storica ha tardato ad affrontare questi temi, lasciati così in balia degli estremisti o dell’oblio del tempo, creando lacerazioni e divisioni latenti tra popolazioni e nelle stesse persone coinvolte. La ricerca storica però affronta il problema da un altro punto di vista rispetto al Massidda. Lo sguardo storico riconosce enormi patimenti alle popolazioni tedesche ma queste subirono solo ciò che provocarono: chi semina vento raccoglie tempesta, dice la Bibbia ( a tal proposito invito chi fosse interessato a guardare su youtube la lezione del prof. Corni sugli spostamenti forzati di popolazioni nel periodo affrontato dal Massidda sopratutto per la riflessione sul mondo tedesco, oppure la lettura del suo libro “Popoli in movimento” – da me qui recensito).
Falqui Massidda come accennavo all’inizio chiede un perdono cristiano, quello del porgere l’altra guancia, indifferente ai torti o alle offese subite. Una donna violentata è una donna violentata, così come un bambino ucciso è un bambino ucciso a prescindere dall’etnica, dalla nazionalità, dalle colpe dei padri o dei governanti.
 
GIUDIZIO:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Guido Falqui Massidda
TITOLO:  Germania, perdono
CASA EDITRICE: Nicolodi
N° PAGINE: 53
ANNO DI EDIZIONE: 2007

#RECENSIONE // Corni – Popoli in movimento

Gustavo Corni

POPOLI IN MOVIMENTO


Questo interessante saggio ripercorre sinteticamente alcuni dei più drammatici e traumatici spostamenti e migrazioni forzate durante i martoriati, e maledetti, quarant’anni che vanno dalla prima guerra mondiale alla fine della seconda (1914 – 1950 ca); il tutto però, senza dimenticarsi di dare un occhio alle migrazioni odierne, anche queste col loro carico enorme di sofferenze, anche loro col loro triste carico di violenze etnico-razziali ( come non ricordare i massacri fra Hutu e Tutsi in Ruanda nel 1994).
I primi capitoli sono dedicati alla situazione del Mediterraneo orientale, cioè ai rapporti tra l’Impero ottomano e le minoranze non turche al proprio interno e ai rapporti con la Grecia. Corni si sofferma su una delle prime pagine nere del Novecento, quello che parrebbe il genocidio del popolo armeno perpetrato dai Turchi ottomani all’indomani dell’entrata, a fianco degli Imperi centrali, nella Prima guerra mondiale. Con quelle che saranno poi le “solite scuse” i Turchi mettono in atto un vero e proprio programma di annientamento etnico contro una popolazione colpevole sostanzialmente di non essere turca e di aiutare il nemico esterno o chissà che altro. Subito dopo rimane sempre in quella zona geografica per guardare al conflitto greco-turco scoppiato immediatamente dopo la fine della Grande guerra: questo e tanti altri furono gli strascichi alla fine del primo conflitto globale.
La guerra greco – turca scoppiò per l’ardente desiderio greco di riunire in un unico stato tutti i territori abitati da una popolazione di lingua greca, per cui anche le antichissime città dell’Asia Minore dovevano, in quest’idea, unirsi alla madre patria. La guerra ebbe fasi alterne e terminò con la sconfitta greca. Si attuò così un enorme spostamento di popolazioni con i greci che abitavano in territori turchi che si trasferirono in Grecia e viceversa per i turchi che abitavano in territori greci. Persone che avevano abitato per secoli in quelle zone dovettero da un giorno all’altro spostarsi velocemente tra le violenze del gruppo etnico opposto e la più totale diffidenza di quello che doveva essere il gruppo etnico affine.
Una piccola riflessione viene poi svolta riguardo le politiche verso le minoranza in Unione sovietica attuate da Stalin. Egli mal vedeva le minoranze situate ai confini del grande impero sovietico e con la scusa della lotta di classe ( operai contro contadini) fiaccò le popolazioni prima ucraine poi cecene e tatare deportandole quasi interamente; solo decenni dopo, con la morte del feroce dittatore, queste poterono tornare nei loro luoghi d’origine ormai “occupati” da altri, creando così nuovi e tragici conflitti psicologici e fisici.
Sullo sfondo di questa prima parte Corni lascia comparire le parole sull’autodeterminazione dei popoli di Woodrow Wilson, il presidente statunitense idealista e pragmatico, espresse nei suoi famosi 14 punti all’alba dell’ingresso degli Stati Uniti nel primo conflitto, ma mai pienamente applicate. La pragmaticità ebbe la meglio sull’idealità e sulla giustizia: tanto per far due esempi italiani, per poter compensare l’affidamento dell’Istria e di Fiume al neonato Regno degli Slavi del Sud, si diede all’Italia l’Alto Adige-Sud Tirolo; così mentre popolazioni italiane finivano sotto gli slavi, persone tedescofone finivano sotto l’Italia. Cosa questo ha poi portato è bene noto, con la famosa propaganda legata alla vittoria mutilata, l’impresa fiumana di D’Annunzio e infine le politiche fasciste.
Ma è con la corposa seconda parte che Corni analizza a fondo il problema degli spostamenti forzati come metodo per realizzare il desiderio di creare una nazione omogenea dal punto di vista etnico. È appunto con l’avvento di Hitler che in Germania abbiamo un più lucido (anche se forse non così lucido, come poi avrà modo di spiegare Corni) e sistematico progetto di colonizzazione; l’idea dello “spazio vitale” del Lebensraum, la razza tedesca da ricercare nei territori limitrofi. Questa ricerca del sangue tedesco avrà alla fine quasi aspetti grotteschi con la creazione di classi di persone basate sulla percentuale di “arianità” nel sangue e su quanto hanno vissuto in ambienti “sporchi” a contatto con popolazioni viste come “inferiori”, quali polacchi e slavi dell’est.
Il libro è interessante perché analizza sistematicamente un aspetto relativamente nuovo della ricerca storica, poco letto e conosciuto dal pubblico dei fruitori della storia, ma anche dal grande pubblico. Non per nulla studi di questo genere per decenni, purtroppo, son rimasti in mano a estremisti, con il risultato di una memoria ricostruita parzialmente e male. E questo è un grave peccato, perché i tremendi traumi che hanno subito milioni di persone a causa di queste politiche deliranti hanno bisogno di essere ricordati e trasmessi ai posteri ma anche ai contemporanei, in modo da poter comprendere meglio quali traumi subiscono le migliaia di persone che quasi quotidianamente sbarcano sulle coste europee in cerca di speranza e un futuro migliore, ma anche per evitare di cadere in rovinose politiche nazionalistiche sul sangue degli altri e, finalmente, rendere una giusta opera di memoria a tutti quelli che hanno sofferto.
GIUDIZIO:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Gustavo Corni
TITOLO:  Popoli in movimento
CASA EDITRICE: Sellerio
N° PAGINE: 196
ANNO DI EDIZIONE: 2009

#RECENSIONE // Brandt – L’epoca tardoantica

Hartwin Brandt
L’epoca tardoantica
La vulgata storica vuole che con il crollo della dinastia dei Severi (191 – 235) e l’arrivo sul trono imperiale di Diocleziano (284), passando per la cosiddetta anarchia militare, ci sia una cesura netta tra l’impero romano che veniva e quello che da li sarebbe venuto, una cesura che produrrà quelle debolezze che porteranno alla crisi e alla definitiva caduta dell’impero fondato da Roma.

Ora non è più così. Negli ultimi decenni nuovi studi storiografici hanno dato una dignità propria a quel periodo storico che, appunto, va da indicativamente da Diocleziano al tentativo di ripristinare l’impero nella sua interezza di Giustiniano. Questo periodo assume il nome di “tardo antichità”, laddove “tardo” non ha più il significato di qualcosa che va a scomparire, ma è invece un periodo di transizione, di passaggio dal mondo antico a un mondo che verrà dopo, e che sarà quello medievale. E proprio in questo periodo che si svilupperanno gli usi, i costumi, le leggi e le forme statuali che si definiranno meglio nel medioevo più maturo. “La continuità si affianca alle fratture: la fine dell’antichità è dunque anche un inizio.” (p. 8)
Il saggio di Brandt ripercorre sinteticamente le tracce lasciate da questo periodo analizzandone i mutamenti, non solo politici ma anche sociali – culturali e non disdegnando un attento sguardo al fattore religioso. Perché è proprio nell’incontro – scontro tra i romani e i “barbari”, sempre vituperato dalla vulgata, che trae origini l’Europa che oggi conosciamo. Ed è importante questo, non vi è stata una distruzione del mondo romano, anzi “senza l’antichità l’Europa non sarebbe quello che è diventata” (p. 97). Infatti i semi dell’antichità erano ben piantati e diedero continui frutti anche nel medioevo e li danno ancor oggi.

GIUDIZIO:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Hartwin Brandt
TITOLO:  L’epoca tardoantica
CASA EDITRICE: il Mulino
N° PAGINE: 115
ANNO DI EDIZIONE: 2010

#RECENSIONE // Graziosi – Storia dell’Unione Sovietica

Andrea Graziosi
L’Urss dal trionfo al degrado.
Storia dell’Unione sovietica. 1945 – 1991

E’ una monumentale storia dell’Unione sovietica dalla fine della seconda guerra mondiale alla sua caduta, frutti di anni di lavoro di ricerca (vi è persino un saggio bibliografico alla conclusione del libro con alcune delle opere usate per la stesura del manuale e i link alla pagine internet con bibliografie ancora più estese!)

Nulla quindi è lasciato al caso: nomi, date, luoghi, citazioni, dati in abbondanza. Forse sulla cartine si poteva fare qualcosa in più, e pure qualche immagine per raccapezzarsi tra gli innumerevoli personaggi avrebbe fatto comodo. Ma, in ogni caso, il corposo indice dei nomi finale è più che sufficiente per orientarsi in tale sovrabbondanza di persona e informazioni.
Per chi volesse avventurarsi nello studio dell’Unione sovietica post-seconda guerra mondiale, questo manuale di Graziosi corrisponde ad un validissimo punto di partenza per i suoi spunti, stimoli e per la sua completezza.Proprio la completezza e la puntualità, però, a volte fa risultare la lettura difficile e lenta: i capitoli ricchi di statistiche (anche le più minuziose) risultano ostici da digerire, come la già detta sovrabbondanza di nomi.L’attenzione ai fatti è puramente incentrata sul colosso statuale sovietico: l’occhio dello storico non si sposta da e anche eventi importanti che accadano nel vicino “impero esterno” (le repubbliche socialiste dell’Europa dell’est) vengono tratteggiati secondo ciò che il Politburo del Pcus decide; clamoroso in questo senso, mi è parso, è come viene analizzata la Primavera di Praga.Questo però permette di “risparmiare” pagine per dedicarle all’analisi della vita quotidiana dei sovietici, le condizioni di vita, gli sviluppi, le speranza. Pagine estremamente interessanti e pregnanti, sopratutto in contesto statuale dove il cittadino-proletario doveva trovare una sorta di Paese della cuccagna.

GIUDIZIO:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Andrea Graziosi
TITOLO: L’Urss dal trionfo al degrado. Storia dell’Unione sovietica. 1945 – 1991
CASA EDITRICE: il Mulino
N° PAGINE: 740
ANNO DI EDIZIONE: 2008