Parigi, venerdì 13 novembre

A seguito dell’attentato terroristico che ha colpito la città di Parigi la sera di venerdì 13 novembre, non ho potuto che restare sconvolto più che dalla violenza in sè dell’atto ma dalle reazioni della rete. Odio, pietà, lacrime, razzismo e ignoranza si sono mescolate in un mix letale per la ragione e il buon senso. Così, anche io mi sono lasciato coinvolgere dall’onda dei messaggi lasciandone due, in contro tendenza rispetto alla massa. Eccoli.

Se la proprie relazioni internazionali si risolvono in continui bombardamenti in casa d’altri non c’è da lamentarsi se questi altri ti restituiscono il favore. Chi di bomba ferisce, di bomba perisce.
‪#‎apamdatfogazarendua‬

 

Ieri tutti charlie, oggi tutti parigini ma domani nessuno sarà libico, siriano, palestinese, colombiano, curdo, iracheno, afgano, eritreo, maliano, messicano, nigeriano, sudsudanese, congolese, rom, yemenita, ceceno, somalo, gay, lesbica, etero, nero, giallo, bianco, musulmano, cristiano, ebraico, animista, semplicemente domani nessuno sarà un essere umano. Domani saremo tutti, nuovamente, ipocriti.
‪#‎jesuishypocrite‬

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L’obbedienza non è più una virtù

Lettera ai cappelani Militari Toscani che hanno sottoscritto il comunicato dell’11 febbraio 1965

don Lorenzo Milani

Da tempo avrei voluto invitare uno di voi a parlare ai miei ragazzi della vostra vita. Una vita che i ragazzi e io non capiamo.

Avremmo però voluto fare uno sforzo per capire e soprattutto domandarvi come avete affrontato alcuni problemi pratici della vita militare. Non ho fatto in tempo a organizzare questo incontro tra voi e la mia scuola.

Io l’avrei voluto privato, ma ora che avete rotto il silenzio voi, e su un giornale, non posso fare a meno di farvi quelle stesse domande pubblicamente.

PRIMO perché avete insultato dei cittadini che noi e molti altri ammiriamo. E nessuno, ch’io sappia, vi aveva chiamati in causa. A meno di pensare che il solo esempio di quella loro eroica coerenza cristiana bruci dentro di voi una qualche vostra incertezza interiore.

SECONDO perché avete usato, con estrema leggerezza e senza chiarirne la portata, vocaboli che sono più grandi di voi.

Nel rispondermi badate che l’opinione pubblica è oggi più matura che in altri tempi e non si contenterà né d’un vostro silenzio, né d’una risposta generica che sfugga alle singole domande. Paroloni sentimentali o volgari insulti agli obiettori o a me non sono argomenti. Se avete argomenti sarò ben lieto di darvene atto e di ricredermi se nella fretta di scrivere mi fossero sfuggite cose non giuste.

Non discuterò qui l’idea di Patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni. Continua a leggere

#RECENSIONE // Ginzburg – Il formaggio e i vermi

Carlo Ginzburg
Il formaggio e i vermi.
Il cosmo di un mugnaio del ‘500
 Il formaggio e i vermi

Il testo si presenta subito con un titolo ad effetto e di poco aiuto nel capirne il contenuto (Il formaggio e i vermi), visto che poi si tratta di un saggio storico. Nemmeno il sottotitolo, Il cosmo di un mugnaio del ‘500, viene incontro al povero lettore.
Di primo acchito sembra quasi una di quelle tante pubblicazioni new age che trattano di astri (il cosmo), misteri e misticismi del passato (‘500). Ma, mettendo ben a fuoco la copertina e spostando lo sguardo dal titolo, ci si accorge che è un libro Einaudi, roba seria insomma: non può trattarsi di un libro – spazzatura (con tutto il rispetto che si può avere per il new age e la sua letteratura). 
A dispetto del fantasioso titolo l’opera è diventata ben presto un best-seller tra i lavori storiografici; stampato e ristampato, pubblicato in più lingue. Carlo Ginzburg, l’autore, ha dato internazionale attenzione ad una nuova corrente di studi storici che nasceva in quel periodo in Italia, corrente che prese il nome di Microstoria. Uno dei punti cardine di questa nuova scuola è lo studio di un caso particolare per comprendere fenomeni di più lunga portata, trasformando gli storici in cercatori di tartufi, secondo la fortunata espressione di Le Roy Ladurie. Come disse ancora lo storico francese, studiare l’oceano attraverso una goccia d’acqua; non va quindi confusa la microstoria con gli studi e le ricerche limitate alla storia locale.

#RECENSIONE // Falqui Massidda – Germania, perdono

 Guido Falqui Massidda 
GERMANIA, PERDONO
Brevissimo libricino, sole 53 pagine, ma intenso.
Ignorando volutamente le colpe tedesche perpetrate durante il regime nazista sia contro gli ebrei sia contro le popolazioni dei Paesi occupati, l’autore riflette su quello che i tedeschi hanno subito, sopratutto la popolazione civile, dall’inoltrato ’44 al primo triennio dopo la fine del secondo conflitto mondiale. Violenze fisiche alle quali si somma la violenza sociale, psicologica di uno Stato diviso in due per quarant’anni.
Falqui Massidda chiede dunque perdono, un perdono per le donne stuprate, i bambini uccisi, gli uomini mutilati, violenze che dovettero essere ingoiate e dimenticate per realpolitik alla fine della guerra mondiale. Chiede così perdono, un perdono dai toni cristiani, quello del porgere l’altra guancia. Milioni di persone, civili inermi, hanno subito atroci violenze senza che mai queste venissero riconosciute pubblicamente o che ne iniziasse un dibattito pubblico. Tutto, come accennato prima, per motivi di politica: poteva forse la Germania dell’Est rinfacciare qualcosa all’alleato polacco o sovietico? Impossibile. Potevano forse i tedeschi dell’ovest chiedere giustizia per i bombardamenti a tappeto, per la distruzione di Dresda?
Anche la ricerca storica ha tardato ad affrontare questi temi, lasciati così in balia degli estremisti o dell’oblio del tempo, creando lacerazioni e divisioni latenti tra popolazioni e nelle stesse persone coinvolte. La ricerca storica però affronta il problema da un altro punto di vista rispetto al Massidda. Lo sguardo storico riconosce enormi patimenti alle popolazioni tedesche ma queste subirono solo ciò che provocarono: chi semina vento raccoglie tempesta, dice la Bibbia ( a tal proposito invito chi fosse interessato a guardare su youtube la lezione del prof. Corni sugli spostamenti forzati di popolazioni nel periodo affrontato dal Massidda sopratutto per la riflessione sul mondo tedesco, oppure la lettura del suo libro “Popoli in movimento” – da me qui recensito).
Falqui Massidda come accennavo all’inizio chiede un perdono cristiano, quello del porgere l’altra guancia, indifferente ai torti o alle offese subite. Una donna violentata è una donna violentata, così come un bambino ucciso è un bambino ucciso a prescindere dall’etnica, dalla nazionalità, dalle colpe dei padri o dei governanti.
 
GIUDIZIO:

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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Guido Falqui Massidda
TITOLO:  Germania, perdono
CASA EDITRICE: Nicolodi
N° PAGINE: 53
ANNO DI EDIZIONE: 2007

#RECENSIONE // Luther Blissett – Q

Luther Blissett

Q


Trama –  La storia narrata nel romanzo è quella dell’Europa travagliata e insanguinata dalle guerre di religione e scossa dai violenti tremiti di nuove idee e nuove dottrine. Seguire le vicissitudini di un protagonista senza nome (di cui si sapranno solo i vari pseudonimi utilizzati), e del suo antagonista Q (abbreviazione di Qoelet o Ecclesiaste, uno dei libri che compongono la Torah e l’Antico Testamento) è il pretesto per seguire dall’interno gli sviluppi del Cinquecento europeo.  Notevole è infatti l’ambientazione europea del romanzo, che riesce a mostrare l’intreccio degli avvenimenti sparsi in giro per il Vecchio mondo.
L’arco di tempo in cui si svolgono i fatti di Q sono quelli che vanno dalla pubblicazione tesi di Lutero fino alla sostanziale sconfitta delle idee riformatrici in seno alla Chiesa cattolica. Nel mezzo si passa per Tomas Münzter e la Guerra dei Contadini, i deliri degli anabattisti di Münster, l’Olanda e il mondo mercantile, il ritorno degli anabattisti e il contagio italiano, il circolo del cardinale Pole e la diffusione del programmatico Beneficio di Christo (qui un compendio dell’opera).
Dal punto di vista storico, visto che narra fatti storici, è un libro ben curato; eventi, date, personaggi, situazioni, nulla è lasciato al caso. Anche il protagonista, che si inserisce  bene nel contesto storico, è ben curato. Quasi stesso discorso anche per l’antagonista; quasi perché in alcuni punti mi sembrava di ritrovarmi in una spy-story forse troppo anacronistica per un romanzo ambientato nel ’500.
Questo rigore nel descrivere e raccontare sembra però scemare con l’avanzare del racconto stesso. Più scorrono le pagine, più sembra che il protagonista e i suoi compagni compiono “azioni rivoluzionarie” più per il piacere di farle, per creare confusione o quasi per un qualche sentimento rivoluzionario alla “novecento” che per un vero e proprio sentimento religioso.
Si può certamente comprendere la disillusione di un fervente riformista che vede spegnersi sul più bello i propri sogni di rinnovamento spirituale e quindi sociale, ma trasformare questo personaggio in un rivoluzionario che ambisce solo al rinnovamento sociale, un rinnovamento quasi ateo, mi pare azzardato e anacronistico.

Autore – Una cosa estremamente interessante e che mi è piaciuta, è che il libro è stato scritto da un collettivo di autori. All’epoca dell’uscita del romanzo questo gruppo aveva il nome di Luther Blissett (che trae origine dal mitico pippone comprato dal Milan nel 1985), mantenuto fino al 200 per essere cambiato in Wu Ming ( “Senza nome” in cinese mandarino), nome che il collettivo conserva tutt’ora. Inoltre, sotto questa dicitura è uscito, nel 2009,  Altai, il seguito di Q.

Distribuzione – Già la distribuzione, cioè la politica dei diritti che gli autori hanno voluto adottare con questa pubblicazione e tutte le altre. La scelta del collettivo è di rendere libero i loro libri. Anche se acquistabili come qualsiasi altro lavoro letterario ( l’edizione di Q dell’Einaudi è tutto sommato buona, a livello di presentazione), i libri sono scaricabili gratuitamente dal loro sito internet  in più formati e in più lingue. Insomma, come recita la frase nelle prime pagine dei libri e sul loro sito, “se ne consente la riproduzione, diffusione, esposizione al pubblico e rappresentazione, purché non a fini commerciali o di lucro, e a condizione che siano citati l’autore e il contesto di provenienza. E’ consentito trarre opere derivate, per le quali varranno le condizioni di cui sopra”.

Conclusione – Tirando le somme, Q è un libro che invito caldamente a leggere, per lo stile ma sopratutto per i contenuti. E’ un libro che può far appassionare a un periodo storico controverso ma ricco di stimoli, curiosità e di fascino. Lutero, le lotte dei contadini, lo sviluppo di nuove concezioni della religiosità, la diffusione dei concetti moderni come la tolleranza, l’incontro con gli altri uomini, gli indios americani. Questo romanzo può far crescere il desiderio di saperne di più e di avvicinare l’utenza a indagare maggiormente quel periodo storico, scoprendo il piacere del passato. Cosa non da poco, in un epoca dove la storia non è che un semplice gettone politico da spendere per elezioni o accumulare consenso veicolando messaggi totalmente errati creando miti e narrazioni collettive che mettono in rischio intere fasce della società ( per esempio l’idea della Padania o ancora lo sdoganamento di alcune – in realtà, e purtroppo,  molte – idee revisioniste, ma anche, in Trentino, i continui richiami ad una mitica età dell’oro austriaca-tirolese).

GIUDIZIO:
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DATI TECNICI DEL TESTO RECENSITO
AUTORE: Luther Blisset
TITOLO:  Q
CASA EDITRICE: Einaudi
N° PAGINE: 677
ANNO DI EDIZIONE: 2008

Sentenza della condanna di Michele Serveto

Michele Serveto

“La sentenza pronunciata contro Michel Servet de Villeneufve, del Regno d’Aragona in Spagna, il quale circa ventitré o ventiquattro anni fa fece stampare un libro a Hagenau in Germania contro la Santa Trinità, contenente molte e grandi bestemmie per lo scandalo di quelle chiese di Germania; libro che egli spontaneamente confessa di aver fatto stampare, nonostante le rimostranze fattegli dai sapienti ed evangelici dottori tedeschi. A causa di ciò egli è fuggito dalla Germania. Tuttavia ha perseverato nei suoi errori e, per meglio spandere il veleno della sua eresia, ha fatto stampare di nascosto un libro a Vienne, nel Delfinato, pieno di queste eresie e di orribili ed esecrabili bestemmie contro la Santa Trinità, contro il Figlio di Dio, contro il battesimo dei bambini e contro i fondamenti della religione cristiana. Egli confessa che in questo libro ha chiamato coloro che credono nella Trinità Trinitari e atei. Egli chiama la Trinità un mostro diabolico a tre teste. Egli bestemmia in modo detestabile contro il Figlio di Dio, dicendo che Gesù Cristo non è il Figlio di Dio dall’eternità. Egli dice che il battesimo infantile è un’invenzione del diavolo e una stregoneria.

Le sue esecrabili bestemmie sono uno scandalo contro la maestà di Dio, del Figlio di Dio e dello Spirito Santo. Questo comporta la morte e la rovina di molte anime. Inoltre ha scritto una lettera a uno dei nostri pastori nella quale, insieme con altre numerose bestemmie, ha dichiarato che la nostra santa religione evangelica è senza fede e senza Dio e che al posto di Dio abbiamo un Cerbero a tre teste. Egli confessa che a causa di quest’abominevole libro fu imprigionato a Vienne ma riuscì a fuggire con l’inganno. Egli è stato colà bruciato in effigie assieme a cinque balle di suoi libri. Nonostante sia stato imprigionato nella nostra città, egli persiste con malizia nei suoi detestabili errori e calunnia i veri cristiani e i seguaci fedeli dell’immacolata tradizione cristiana.

Per questi motivi noi Sindaci e magistrati delle cause penali di questa città, avendo assistito al processo fatto dinanzi a noi su istanza del nostro luogotenente contro di voi, “Míchel Servet de Villeneufve” del Regno di Aragona in Spagna, avendo assistito alle vostre volontarie e ripetute confessioni e visto i vostri libri, giudichiamo che voi, Serveto, abbiate per lungo tempo diffuso dottrine false e completamente eretiche, ignorando ogni rimostranza e correzione, e che abbiate con maliziosa e perversa ostinazione seminato e divulgato, persino con libri stampati, opinioni contro Dio il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, in una parola, contro i fondamenti della religione cristiana, e che abbiate cercato di provocare uno scisma e turbato la Chiesa di Dio, per la qual cosa molte anime potrebbero essersi rovinate e perdute, cosa orribile, sconvolgente, scandalosa e contaminante. E non avete provato né vergogna né orrore nel mettervi contro la Divina Maestà e la Santa Trinità e così avete cercato con ostinazione di corrompere il mondo con il vostro fetido veleno ereticale […]. Per queste e altre ragioni, desiderando purgare la Chiesa di Dio da tale corruzione e tagliar via l’arto guasto, essendoci consigliati con i nostri cittadini e avendo invocato ii nome di Dio per emettere un giusto verdetto [,..] avendo Dio e le Sacre Scritture davanti ai nostri occhi, parlando nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, noi pronunciamo ora per iscritto la sentenza definitiva e condanniamo voi, Michele Serveto, a essere legato e condotto a Champel e là attaccato a un palo e bruciato con il vostro libro fino a che non siate ridotto in cenere. Così finirete i vostri giorni e sarete d’esempio a chi volesse commettere simili reati. (E diamo ordine al nostro luogotenente che la presente sentenza sopra di voi sia eseguita).”

tratta da Roland Bainton, Vita e Morte di Michele Serveto, Fazi, 2012, pp. 163-164