Riflessione sul Trentino e l’Autonomia

L’autonomia. In Trentino è un dogma, una verità di fede e come tale non ragionabile. E’ li, fissa, ferma, immobile, incarnata dal “retto e giusto” governo tridentino; quello che compie il governo, scelte, politiche sono per definizione giuste sia a priori sia a posteriori; chiunque dica “ma…” è un deviazionista. E’ un clima da anni ’20 sovietici, solo che mancano, per fortuna, i processi e le pene di morte non ci sono, ma ci sono i giudizi e i commenti sprezzanti.
Così, chiunque provi a parlare in termini critici o costruttivi dell’autonomia, provando visioni al passo con i tempi, oppure fare un’analisi dell’autonomia nel contesto nazionale o addirittura, prova a contrastare l’operato di Trento (del tipo: le Comunità di Valle sono inutili, hanno solo moltiplicato le poltrone, si potevano fare altre riforme) viene additato come nazionalista (o  fascista, se va male), italiano o “taliam” ( che in dialetto è un dispregiativo). Tutto questo perché i simpatici e allegri paesani, spalleggiati da un partito inutile, non vogliono perdere i propri privilegi (leggi soldi e poltrone), ma, anzi, vogliono solo aumentarli! Non facendo altro che quello che tanto contestano a Roma, ipocriti!

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